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Il giornalismo online

Questo lavoro si preoccupa di andare a vedere cosa sta accadendo alla stampa oggi, sottoponendo i vari elementi in via di cambiamento ad un’analisi della psicologia della comunicazione.
In primo luogo, viene proposto un percorso storico per analizzare come lo sviluppo dell’high technology è stato in grado di rivoluzionare il modo di fare informazione, i contenuti proposti dai media, le figure professionali e il rapporto con il pubblico.
Internet ha concesso ai media tradizionali un nuovo modello di comunicazione interattiva che in passato non era possibile. Già da prima dell’attacco al World Trade Center di New York, simbolo del commercio e della globalizzazione, il mondo del giornalismo aveva visto i primi tentativi di sperimentare il nuovo mezzo. È il caso del Mercury Center, versione elettronica del San Jose Mercury News, che, nel 1993, sfrutta i canali dell’America OnLine offrendo il quotidiano in digitale.
È la fine della monodirezionalità, della lettura passiva delle notizie e dell’inizio di un nuovo modo di fare informazione. Il picco massimo di questa evoluzione lo si ha nel 2001 con la New economy e i forti investimenti nel settore informatico.
Si diffondono il web 2.0, il citizen journalism (ovvero il giornalismo fatto dagli utenti che sfruttano strumenti interattivi, ipertestuali e multimediali messi a disposizione dalla Rete e che potrebbe configurarsi come il giornalismo del futuro) e i social network (MSN, Skype, Facebook, Twitter).
Successivamente, l’indagine si sposterà verso gli strumenti informatici offerti.
La caratteristica d’interattività concessa alle testate giornalistiche è efficace solo nel grado un cui queste riescono a sfruttare al meglio tutte le componenti sia dell’interfaccia grafica che dell’ipertesto.
L’interfaccia diventa quel biglietto da visita che un tempo era la prima pagina del giornale, mentre l’ipertesto, con le sue componenti testuali, video, audio e link, rende possibile la convergenza dei diversi media in un unico supporto.
Nel corso degli anni si è cercato si colmare i vuoti progettando un tipo di interfaccia che fosse in grado di riprodurre virtualmente tutti quegli aspetti garantiti, invece, dalla comunicazione in presenza.
Alla base di tutto era necessario organizzare le vie d’accesso ad ogni parte del sito secondo i criteri di accessibilità e usabilità di modo che anche un utente poco esperto o limitato da disabilità cognitive, percettive o motorie potesse interagire attraverso il pc. Per definizione, invece, l’ipertesto è un “sistema di organizzazione di informazioni testuali basato su una struttura non sequenziale in cui ogni unità informativa è collegata ad altre mediante uno o più link” Video, audio, foto e grafica di un testo si fondono con la dinamicità della rete, lasciando all’utente la possibilità di organizzare e costruire i contenuti. Infine, era inevitabile che l’insieme di tutte queste componenti porti alla personalizzazione del prodotto.
La terza parte di questo lavoro va ad individuare i soggetti coinvolti in questo meccanismo, le loro rispettive competenze e come queste devono essere formate per rispondere ai nuovi bisogni d’informazione.
Da un lato abbiamo il giornalista, professionista del settore che mette in campo tutta la sua conoscenza ed esperienza. Dall’altro lato, abbiamo un lettore che diventa utente, accede alle fonti delle notizie, diventa egli stesso fonte e ribalta il concetto di agenda setting.
Lo studio si chiude con la testimonianza di tre giornalisti esperti del settore informatico, Vittorio Zambardino, giornalista di Repubblica.it e autore del blog Scene Digitali, Frwncesca Folda, direttrice di Sky.it, il portale di Sky Italia, e Elena Ritondale community manager di Citizen Report.
Le tre interviste hanno lo scopo di indagare dal “di dentro” il problema della competizione nata tra old e new media, individuare gli strumenti necessari per superla e capire come Internet possa essere sfruttata in base alle mission delle testate.

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1 INTRODUZIONE Nel 1993 lo scrittore Michael Crichton sostenne che entro dieci anni i giornali cartacei, i “mediasauri” come sono stati definiti, sarebbero scomparsi. I dieci anni sono passati, e anche da molto, e le edicole continuano a distribuire quotidiani, ma mai, come negli ultimi 15 anni, le redazioni dei giornali, quelle torri d’avorio entro cui i veterani del mestiere si occupano di gestire le informazioni, si sono dovute rimboccare seriamente le maniche e affrontare un nuovo tipo di concorrenza, quella digitale. Niente di nuovo sotto il sole, hanno affermato a primo acchito quei giornalisti che avevano già visto “due guerre” e a cui erano magnificamente sopravvissuti. Prima la radio e poi la televisione, infatti, avevano già attentato alla sacralità della carta stampata, ma questa era riuscita degnamente a tenere duro, soprattutto grazie alla prontezza di spirito di alcuni che avevano visto lungo e si erano preoccupati di studiare il “nemico”. Ora, a minare le sorti del vecchio mondo, è Internet. Questo potente mezzo ha fatto vedere di cosa è capace in occasione dell’11 settembre, quando milioni di persone in preda al panico chiedevano a gran voce di sapere cosa stava succedendo e solo la grande Rete fu in grado di

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Carmela Mariano Contatta »

Composta da 225 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5289 click dal 29/07/2009.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.