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L'esperienza de "Il Politecnico" e il giornalismo liberale

Questo lavoro di tesi è diviso in due parti. La prima riguarda la descrizione del modello liberale, la sua evoluzione nel corso del XX secolo e il tentativo degli Stati Uniti di esportare tale modello in tutto il mondo. La seconda parte si propone di analizzare l'effetto della propaganda (del giornalismo liberale) sul "Politecnico", settimanale di Elio Vittorini.
La problematica sollevata nella prima parte è inerente al dubbio che gli Americani abbiano propagandato la libertà del flusso internazionale delle informazioni e il modello di stampa liberale, non per garantire la pace mondiale e porre i cittadini al riparo dai governi dittatoriali, ma per vincere la lotta ideologica contro l'Unione Sovietica, per aprire nuovi mercati e imporre il modello di vita statunitense, attraverso l'egemonia dei mezzi di comunicazione. Diversi autori, esaminati nel corso del presente lavoro, tra cui Margaret Blanchard, Armand Matterlart e Herbert Schiller, sostengono tale tesi. Un fatto sicuro, al di là dell'egemonia culturale e commerciale che gli Stati Uniti avrebbero imposto con la diffusione della teoria del libero flusso delle informazioni, è che giornali e giornalisti di tutto il mondo hanno aderito alla tesi del giornalismo liberale, considerandola l'unica corretta per un paese davvero democratico.
Il problema sorge quando si cerca di studiare i modelli giornalistici realmente vigenti e si scopre che molto raramente i canoni del modello liberale dei media vengono rispettati. Una possibile spiegazione è data dal fatto che essendo quello dei media un sistema sociale, venga necessariamente influenzato dalle norme culturali, dai trascorsi storici, dagli usi e dalle consuetudini che modellano ogni società, creando qualcosa di particolare difficilmente riproducibile in altri ambienti.
Sul "Politecnico", rivista diretta da Vittorini ed edita da Einaudi nel secondo dopoguerra, è dedicata la seconda parte del presente lavoro. Non è un caso che sia stato scelto "Il Politecnico": il periodico nasce proprio negli anni in cui la tensione internazionale e nazionale obbliga gli uomini a schierarsi, quando l'America diffonde il modello di stampa liberale, e il giornalismo italiano si trova finalmente libero dalle catene fasciste che l'obbligavano entro le logiche anguste del regime.
L'obiettivo della rivista era di rinnovare la cultura italiana e reinserirla nel contesto mondiale ed europeo dal quale, negli ultimi vent'anni, era stata tagliata fuori. Il giornale era interdisciplinare, si poteva leggere di politica e di economia, di storia, di letteratura, di scienze e filosofia. L'ambizione del direttore era di educare gli Italiani, rendendoli partecipi ai dibattiti politici e culturali.
E' proprio "Il Politecnico" a sollevare gli attualissimi problemi del giornalismo mondiale. Si trovano nel settimanale gli importanti articoli di Marco Cesarini "La scuola di giornalismo". In questi pezzi, seppure con qualche contraddizione, l'autore sposa la teoria di una stampa libera dai condizionamenti politici e dalla grande industria "assorbendo" la propaganda dei leaders statunitensi; Cesarini inoltre, prende come esempio di "buon giornalismo" le testate inglesi, come The Times, a cui i giornali italiani debbono ispirarsi per il necessario rinnovamento.
Dall'analisi fornitaci dal "Politecnico" dei giornali che si ritengono indipendenti, nel panorama delle testate italiane, emerge il dissenso verso quelle testate che segretamente finanziate dal grande capitale ingannano i lettori ammantando di obiettività comunicazioni ideologiche. Ma i quotidiani indipendenti italiani non sono gli unici ad essere accusati di legami occulti, che li rendono poco indipendenti e molto propagandistici, anche i più importanti giornali statunitensi sono accusati di proporsi come modello per una stampa obiettiva e indipendente quando in realtà dipendono dai magnati della grande industria e sostengono la politica del governo.
L'ultimo aspetto preso in esame è la pratica giornalistica della rivista. Occorre tenere conto che "Il Politecnico" nasce dal Partito Comunista, i redattori sono politicamente schierati dunque il giornale pratica un tipo di comunicazione politicamente orientata a sinistra.
Ma la novità della rivista è di porsi come un foglio aperto, non soltanto agli intellettuali dai diversi orientamenti, ma anche ai lettori, che hanno la possibilità di esprimersi e perfino di collaborare col giornale.
Proprio l'intento pluralista del direttore, Elio Vittorini e il metodo d'indagine non pregiudizievole adottato dalla redazione, crearono problemi con il Partito Comunista che desiderava un settimanale più rigidamente impostato sulla linea politica del partito.

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5 Introduzione Questo lavoro di tesi è diviso in due parti. La prima riguarda la descrizione del modello liberale, la sua evoluzione nel corso del XX secolo e il tentativo degli Stati Uniti di esportare tale modello in tutto il mondo. La seconda parte si propone di analizzare l'effetto della propaganda (del giornalismo liberale) sul "Politecnico", settimanale di Elio Vittorini. La problematica sollevata nella prima parte è inerente al dubbio che gli Americani abbiano propagandato la libertà del flusso internazionale delle informazioni e il modello di stampa liberale, non per garantire la pace mondiale e porre i cittadini al riparo dai governi dittatoriali, ma per vincere la lotta ideologica contro l'Unione Sovietica, per aprire nuovi mercati e imporre il modello di vita statunitense, attraverso l'egemonia dei mezzi di comunicazione. Diversi autori, esaminati nel corso del presente lavoro, tra cui Margaret Blanchard, Armand Matterlart e Herbert Schiller, sostengono tale tesi. Un fatto sicuro, al di là dell'egemonia culturale e commerciale che gli Stati Uniti avrebbero imposto con la diffusione della teoria del libero flusso delle informazioni, è che giornali e giornalisti di tutto il mondo

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Francesco Fama Contatta »

Composta da 160 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4385 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 7 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.