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Valutazione di un know-how con applicazioni nel settore biomedicale

Informazioni tesi

  Autore: Federico Chiodaroli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Brescia
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Ottorino Ferrata
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 90

La valutazione di un'azienda e delle sue tecnologie richiede spesso attenzioni specifiche, che non possono essere rispettate applicando metodologie di calcolo tradizionali. Nel caso particolare dei know-how tecnologici con applicazioni nel settore biomedicale gli aspetti che più condizionano l'affidabilità della valutazione sono legati al fatto che si tratta di beni intangibili. Questo comporta la necessaria soluzione di alcuni problemi valutativi tra i quali l'identificabilità dell'oggetto da stimare, l'orizzonte temporale di riferimento che garantisce quasi rendite alla società ed i collegamenti con il mercato di riferimento. Una volta trovate le soluzioni più idonee a queste problematiche verrà dunque presentato un algoritmo di valutazione ad hoc per le tecnologie del settore biomedicale in questione e determinato infine il valore del bevetto.

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I Per iniziare bisogna subito fare una determinante classificazione sui processi di valutazione dei beni immateriali. Infatti bisogna distinguere tra valutazione una tantum e valutazione periodica. La prima ha delle caratteristiche tali da renderla ottimale per operazioni volte alla spiegazione del valore economico del capitale attraverso la disarticolazione delle componenti patrimoniali da quelle connesse all’avviamento in senso lato oppure alla costruzione del valore per operazioni che riguardino beni immateriali quali ad esempio fusioni, cessioni, accordi di joint venture finalizzati allo sfruttamento di determinate risorse. Il secondo tipo di valutazione è realizzata per apprezzare il grado di creazione o distruzione di valore dei beni immateriali per categorie omogenee, e quindi in un’ottica di reporting economico-finanziario, da effettuarsi periodicamente in orizzonti temporali più o meno ravvicinati. Il mio approccio valutativo si può ricondurre alla prima categoria infatti mi focalizzo su una specifica sezione o parte di tutto il patrimonio tecnologico a disposizione dell’impresa e non si tratta di un’operazione con le caratteristiche della periodicità in quanto non sto controllando se dei beni immateriali hanno acquistato o perso valore rispetto al periodo precedente. Quindi per quanto riguarda l’aspetto temporale non mi sto basando su un momento convenzionale prefissato all’interno di un continuum temporale come può essere la vita aziendale ma su un momento caratterizzato da straordinarietà senza nessuna certezza che esso possa ripetersi in futuro. Ma la distinzione tra valutazione una tantum e periodica non può essere ricondotta solamente alla discriminante temporale ma anche ad altri elementi come per esempio la natura stessa della valutazione. Infatti la prima tipologia è assoluta, espressa in termini unicamente monetari; non a caso ho stimato un margine di contribuzione unitario. Mentre il secondo approccio ha una natura comparativa cioè può essere sviluppato anche per numeri indici, misure fisiche e/o variazioni incrementali. Inoltre un’altra caratteristica fondamentale dei processi di valutazione è la caratteristica dei beni immateriali. Un’impresa che opera sul mercato detiene numerosi know-how che combina secondo schemi diversi a seconda delle connotazioni che caratterizzano il singolo prodotto: in alcuni casi il numero delle conoscenze impiegate è elevato, mentre in altri servono solo alcuni, pochi know-how. Proprio per questa abbondanza ed eterogeneità di competenze che spesso sono presenti nelle imprese si parla solitamente di sistema tecnologico o patrimonio tecnologico. Con questi termini si intende un mix equilibrato di conoscenze, necessario e sufficiente a soddisfare un determinato mercato attraverso la produzione di uno specifico bene o servizio. Possono esserci rari casi in cui il sistema tecnologico necessario per servire un mercato è molto scarno, fino a ridursi ad un unico

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