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Il sostegno allo sviluppo economico della Calabria dall'intervento straordinario alla progettazione integrata

Questo lavoro nasce con l’intento di descrivere gli strumenti attraverso i quali si è cercato di ridurre il gap socio-economico tra il sud e il nord dell’Italia e l’efficacia di questi nel perseguire lo scopo.
In particolar modo l’attenzione verrà focalizzata sul periodo che va dal secondo dopoguerra fino ai primi anni del duemila, attraverso la rilettura dell’intervento straordinario e dell’operato della Cassa del Mezzogiorno, passando per l’esperienza dei patti territoriali e dei progetti integrati.
In questo quadro temporale assistiamo al passaggio da un’idea di sviluppo economico come industrializzazione “dall’alto”, legato alla grande impresa di tipo fordista, a quello di sviluppo dal basso, legato a specifici ambiti territoriali e basato sulla relazione e la concertazione.
Si passa dunque da politiche di sviluppo poste in essere dai governi centrali che cercavano di effettuare interventi di grossa portata (potenziamento infrastrutture e attività economiche) a prescindere dalle caratteristiche dei territori interessati, in cui il ruolo degli attori locali era quello di premere quanto più possibile per ottenere risorse dall’alto a ad una politica che mira a potenziare il contesto territoriale anche attraverso il rinnovo della pubblica amministrazione (ciò è stato possibile mediante il trasferimento delle competenze agli enti locali nella definizione dei programmi e nella realizzazione degli interventi) in un’ottica di governance.
La governance è un concetto che sottende ad una cooperazione tra attori pubblici e privati, in una ridefinizione di ruoli e responsabilità in cui i vari interessi particolari si mediano attraverso una strategia comune.

E proprio questa capacità di concertazione, di progettualità comune, di dialogo tra le varie parti sembra essere la variabile cruciale per lo sviluppo locale, ma affinché questa capacità si sviluppi attraverso buone pratiche, è necessario superare le resistenze che la politica delle clientele e dei particolarismi, negli anni ha sedimentato.
Nel primo capitolo esporremo i tratti del dibattito teorico intorno allo sviluppo economico. Nel secondo capitolo si farà una breve analisi dell’intervento straordinario, in quale misura abbia contribuito allo sviluppo del mezzogiorno e quali siano stati i suoi limiti. Nel terzo verranno analizzati gli strumenti della programmazione negoziata in Calabria e dell’esperienza di concertazione che ne è derivata. Nel quarto si individueranno continuità e differenze tra l’intervento straordinario e le pratiche di programmazione negoziata in Calabria. Il metodo utilizzato è quello della ricerca bibliografica.

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Introduzione Il divario esistente tra il sud e il nord dell’Italia emerse compiutamente già all’indomani dell’unità nazionale, attirando l’attenzione di studiosi liberali quali Sidney Sonnino, Giustino Fortunato e Pasquale Villari. Questi denunciarono l’origine sociale del problema e l’inadeguatezza degli strumenti approntati dal neonato stato unitario, che poco conosceva della struttura sociale meridionale ancora sostanzialmente ancorata agli antichi privilegi feudali, tanto meno diede risultati la mera repressione del fenomeno del “brigantaggio”. Sebbene tra il 1874 e 1876 la gran parte dei collegi elettorali meridionali furono conquistati dalla sinistra, che chiedeva un maggiore intervento dello stato nel meridione, l’inchiesta sui contadini meridionali, che Sidney Sonnino e Leopoldo Franchetti portarono a termine nel 1877, mostrò come quella classe politica una volta insediatasi nei posti di governo locale e nazionale, non discostandosi dai loro predecessori, attuarono una gestione particolaristica e clientelare della cosa pubblica. Solo attraverso la massiccia emigrazione e le conseguenti rimesse, le condizioni di miseria della popolazione meridionale si sollevarono in qualche misura. Lo storico socialista G. Salvemini denunciò invece la funzionalità dell'arretratezza del Mezzogiorno al tipo di decollo economico avviato nel nord soprattutto da Giolitti (da lui definito ministro della malavita per il cinismo con cui approfittava della stagnazione del sud per raccogliervi equivoci consensi). Nel secondo dopoguerra i governi a guida democristiana, non meno coinvolti di Giolitti e del fascismo in alleanze equivoche, da un lato repressero con la violenza i moti popolari e favorirono un'altra grande ondata emigratoria, dall'altro seguirono la strategia dei meridionalisti cattolici come P. Saraceno, A. Segni, G. De Rita, imperniata su una limitata e gracile riforma agraria (1950) e soprattutto sull'"intervento straordinario", primo strumento del quale fu la Cassa per il Mezzogiorno. 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Simone Isabello Contatta »

Composta da 92 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1394 click dal 08/09/2009.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.