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Le istituzioni italiche documentate dalle iscrizioni paleosabelliche

Questa tesi è uno studio delle testimonianze archeologiche ed epigrafico-linguistiche relative all’area adriatica e dell’ Appennino centrale in età arcaica (VI sec. a.C.) e successiva, fino alla conquista romana (III sec a.C.).
Sono state analizzate, in particolare, le sculture in pietra di grandi dimensioni, le iscrizioni presenti su di esse e sui cippi cd. “sudpiceni” e composte nell’omonimo alfabeto, le menzioni presenti –dirette o indirette- riguardo l’esistenza di figure sociali di rilievo, personaggi di rango, magistrature; inoltre è stata riservata attenzione all’evoluzione della società, dando forte sostegno all’ipotesi di un passaggio graduale da una società monarchica e verticistica ad una oligarchica, ma in cui i magistrati fossero espressione della volontà di tutto il popolo. Infine sono stati delineati i principali quesiti posti dal problema della “romanizzazione”.
Tale ricerca è stata svolta mettendo in risalto i legami tra dati epigrafici, storici e tutto ciò che è possibile conoscere attraverso i racconti degli storici antichi, di età romana, sull’argomento.

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4 Introduzione: i Safini 1. Storia degli studi A partire dall‟età protostorica, in un territorio che sarà poi compreso grosso modo nelle regioni VI, V e IV della ripartizione amministrativa augustea (Umbria, Picenum, Sabini et Samnium), popolazioni di stirpe umbro-sabellica e di lingua osco-umbra1 danno origine ad una cultura originale e dai tratti omogenei, sia pure con la presenza di numerose espressioni locali. Questa è stata definita, convenzionalmente, “cultura picena”, dal nome dei Piceni o Picentes2, e della Regio V Picenum3; o, ancora, “medioadriatica”4. La tradizione antica5 è confermata dall‟evidenza archeologica, che documenta come, dal X secolo a.C., l‟area medio-adriatica fosse abitata da genti italiche sabine ed affini agli Umbri6. Gli studi in proposito sono tutti di data recente: prima di Melchiorre Delfico (XVIII sec.) nessuno aveva osato proporre la tesi dell‟autoctonia dei popoli italici7. In seguito, Guidobaldi fornì una prima illustrazione delle epigrafi provenienti dal territorio abruzzese e segnalò la presenza di dischi-corazza8. Ma l‟impulso più consistente alle ricerche, a inizio Novecento, fu fornito da Antonio De Nino (1836-1902), con gli scavi di Alfedena e Corfinio e l‟attenzione all‟assetto territoriale e alla presenza di centri fortificati; da Innocenzo Dall‟Osso, che scavò le necropoli di Vasto e Villalfonsina (1910-14); e soprattutto da Giuseppe Moretti, che, oltre a dare una prima sistematizzazione al materiale proveniente da Villalfonsina9, 1 La sicurezza sull‟italicità della lingua è recentissima acquisizione: dopo la prima metà del secolo, in cui essa fu relegata ai margini dell‟interesse degli studiosi, fu Radke a proporla come una varietà di “protoumbro” (1962) e questa interpretazione ha trovato definitiva conferma con le scoperte di Adriano La Regina (1973). Cfr. MARINETTI 1981, pagg. 114-115. 2 È stata avanzata in passato la proposta di distinguere tra i primi, che sarebbero i protagonisti della cultura più antica e sono menzionati solo a partire da Tolomeo, e i Picentes originati dai Sabini tramite il ver sacrum. Cfr. GIACOMELLI 1960, pp. 415 sgg. 3 In realtà sappiamo, dagli studi più recenti, che parlare di “cultura picena” riferendosi a tutto il comprensorio nordabruzzese e marchigiano è una convenzione: i Romani diedero alle Marche il nome di Picenum perché Piceni si definivano gli abitanti della prima regione ad essere conquistata, quella di Ascoli Piceno. Cfr. ATA 1990. 4 CIANFARANI 1976. 5 PLINIO, Nat. Hist. III, 18, 110-112; ZENODOTO apud Dionisio di Alicarnasso II, 48-49. 6 ATA 1990, pagg. 121-122. 7 Ibidem, pag. 111. 8 Ibidem, pag. 111. 9 Ibidem, pagg. 114-116. Il materiale ha ricevuto recentemente una pubblicazione definitiva ad opera di Raffaella Papi: cfr. PAPI 1979.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Anna Dionisio Contatta »

Composta da 71 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 508 click dal 09/09/2009.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.