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Aspetti psicologici della sterilità e della procreazione medicalmente assistita: utilità di un’integrazione medico-psicologo

Il lavoro qui presentato parte dalla volontà di indagare quei casi di sterilità che non trovano una spiegazione di ordine medico, ed è stato alimentato dall’interesse ad approfondire gli aspetti psicologici della sterilità e della procreazione medicalmente assistita. Prima di descrivere i vissuti psicologici connessi alla condizione di sterilità e al trattamento di procreazione medicalmente assistita, abbiamo ritenuto opportuno presentare nel primo capitolo gli elementi fisiopatologici maggiormente responsabili della sterilità maschile e femminile e nel terzo capitolo le diverse tecniche di procreazione medicalmente assistita poiché pensiamo che uno psicologo che si occupi di questo campo debba possedere tali conoscenze.
Nel secondo capitolo vengono prese in considerazione due ipotesi: da un lato si esamina la possibilità che i fattori psicologici possano influenzare l’eziologia della sterilità e, dall’altro, l’impatto psicologico della sterilità sulla coppia e sull’individuo.
Dalla metà degli anni ’90 del secolo scorso, la ricerca empirica ha spostato lentamente l’attenzione sui fattori psicologici associati alle diverse procedure di riproduzione assistita, abbandonando in parte l’investigazione della sterilità e gli aspetti psicologici; di questo aspetto ci siamo occupati nel terzo capitolo affrontando nell’ultima parte anche le conseguenze che un trattamento di procreazione medicalmente assistita può avere sullo sviluppo psicosociale dei bambini concepiti con queste tecniche e sulla relazione genitori-figli. Ritenendo infine, che la sterilità non sia soltanto un problema organico, bensì un problema con dei risvolti importanti anche sulla psiche degli individui coinvolti, sulla vita di relazione, sulla vita sessuale, sul benessere e la salute della coppia, nel terzo capitolo abbiamo trattato l’importanza e l’utilità di un’integrazione medico psicologo nel trattamento della sterilità.

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1 Introduzione Se  la  gravidanza e  il parto  sono  considerati da  sempre eventi  favorevoli,  identificati  con  l’abbondanza  e  la  fecondità  dei  raccolti,  la  sterilità  e  quindi  la  mancata capacità di riprodursi è stata invece sempre vissuta con paura, disgrazia  e castigo divino presso quasi tutti i popoli.  In molte  società  l’individuo  e  la  coppia  senza  figli  non  raggiunge mai  la  piena  dignità  all’interno  del  gruppo  (Lévi  Strauss,  1967).  A  tal  proposito  significativo  ci  sembra  un  aneddoto  di  Froggio  (2000)  dove  viene  riferito  l’incontro,  fra  i  Bororo  abitanti  del  Brasile  centrale,  ed  un  uomo  di  circa  trent’anni, sporco denutrito, triste e solitario. Alla domanda se quell’uomo fosse  seriamente malato,  la  risposta degli  indigeni  fu  semplicemente che  l’uomo era  celibe e senza figli. Fin  da  quando  l’uomo  ha  abbandonato  la  vita  solitaria  e  nomade  per  riunirsi  in  tribù,  la prole ha  rappresentato  la continuità del sangue ed  il potere  delle braccia per  coltivare e per  combattere: avere  figli è  stata una  inevitabile  necessità.  Il  fatto  che  tra  le  tribù  primitive  non  esistessero  scapoli  si  può  ricondurre all’impossibilità di sopravvivere al di  fuori di una rigida divisione dei  compiti.  Nella  società  attuale  anche  se  i  figli  non  hanno  più  “un  valore  economico,”  la  sterilità  è  comunque  vissuta  come  una  crisi  di  vita  (Menning,  1984).  Per molte  coppie,  infatti,  la  capacità  di  concepire  e  diventare  genitori  rappresenta qualcosa di profondamente radicato nella definizione di femminilità  e  mascolinità,  nell’identificazione  della  propria  identità,  anche  sessuale,  che  spesso determina  il significato dell’esistenza stessa. Se una coppia senza  figli si  considera  incompleta può sentire di aver perso significato di  fronte al contesto  sociale e culturale in cui vive e pertanto, mettendo da parte attività ed interessi,  dedicherà  la  maggior  parte  delle  energie  al  compito  di  diventare  genitori  (Meyers, 1996). Un compito che,  in alcuni casi, diventa una ricerca ossessiva ed  estenuante  che  induce  la  coppia  a  ricercare  situazioni  sempre  più  gravose 

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Marialetizia Del Carratore Contatta »

Composta da 170 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.