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Analisi fenologica di anatidi e ardeidi ed effetti dello stress idrico in un'area umida costiera

Il presente lavoro è stato svolto in un’area umida costiera del litorale tirrenico, nel periodo compreso tra il 6 febbraio 2008 e il 23 luglio 2008. Utilizzando il metodo dei punti d’avvistamento (metodo I.P.A) e dei percorsi standardizzati, sono state stimate le abbondanze di un set di specie appartenenti a due famiglie di uccelli acquatici (water-obligated species): anatidi e ardeidi. Sono stati effettuati tre campionamenti al mese (in totale 18). In ogni campionamento, gli individui sono stati rilevati seguendo un percorso comprendente 10 stazioni, durante il quale è stato registrato il numero massimo di individui di ogni specie osservati contemporaneamente, allo scopo di conoscere i pattern di abbondanza. Tali dati sono stati comparati con dati raccolti nei precedenti anni (2003-2007) da altri rilevatori, al fine di valutare in base ai valori di profondità dell’acqua, gli effetti dello stress idrico sulle specie target. Tale valutazione è stata eseguita correlando l’abbondanza delle specie con i valori di profondità dell’acqua relativi agli anni 2004 e 2007, dove rispettivamente è stato osservato il livello minimo e massimo dell’acqua. Il calo del livello idrico nel 2004 è dovuto all’attività di piscicoltura; il livello massimo del 2007 è dovuto a piogge estive.
Le analisi condotte hanno permesso di capire che gli ardeidi, tranne Ardea cinerea, utilizzano l’area come sito di stop over migratorio nei periodo di passo primaverile e autunnale; gli anatidi invece sono prevalentemente specie svernanti e di passo, con l’eccezione di Anas plathyrynchos. La comparazione tra i due anni con livelli idrici estremi evidenzia come il livello delle acque sia una variabile importante, tale da influenzare la presenza e l’abbondanza delle specie di alcuni anatidi e ardeidi e che le differenze osservate si concentrano nel periodo aprile-maggio, quando il calo repentino del livelli idrico influenza fortemente la diversità specifica.

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1 INTRODUZIONE 1.1 LE ZONE UMIDE: RUOLO E FUNZIONI ECOLOGICHE Con il termine zone umide ci si riferisce a situazioni ambientali estremamente diversificate, caratterizzate dalla presenza di una fase acquatica in interazione più o meno stretta con una fase terrestre. Si tratta quindi di ambienti aventi la triplice natura di zone d’acqua, zone di terra e zone di transizione acqua-terra. Tali caratteristiche implicano conseguenze fondamentali dal punto di vista biologico: elevata produttività di biomassa, cicli biologici estremamente veloci e grande numero di specie animali e vegetali che condividono i medesimi spazi (elevata biodiversità) (Leibowitz, 2003). Le zone umide sono tra gli ecosistemi a più alta produttività primaria a seguito dell’instaurarsi di condizioni ottimali per la crescita, dovute alla disponibilità di nutrienti e di luce in cui viene a trovarsi la vegetazione soprattutto macrofitica e negli adattamenti che le piante hanno sviluppato per colonizzare sedimenti anossici saturi di acqua (Wetzel, 1990). Il carbonio fissato dai produttori primari sostiene una diversificata catena alimentare; la sostanza organica morta è veicolata alla catena di detrito, costituita da una comunità microbica altamente specializzata (Brinson et al., 1981). La condizione di ecotono, ovvero di ambiente interfaccia tra terra ed acqua, fa sì che nelle zone umide coesistano caratteristiche degli ambienti di terra assieme a caratteristiche degli ambienti di acqua, oltre a caratteristiche peculiari degli ambienti di interfaccia; tutto ciò è alla base della loro elevata biodiversità. La transizione tra terra ed acqua determina un continuum di condizioni chimico-fisiche a livello del substrato che permettono alla flora di adattarsi alle differenti condizioni ambientali ed alla fauna di occupare un gran numero di nicchie ecologiche disponibili. Nelle aree dove le zone umide occupano grandi superfici, queste hanno un ruolo importante nella regolazione del microclima riducendo l’escursione termica giornaliera e stagionale e mitigando i periodi siccitosi a scala di paesaggio/regionale (Mitsch e Gosselink, 1993). Infine le aree umide, per la loro posizione di interfaccia, intercettano grandi quantità di nutrienti e inquinanti dilavati dai terreni e sono in grado di trattenerli e metabolizzarli efficientemente proteggendo i corpi idrici principali. Questo avviene grazie a una serie di 1

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze matematiche fisiche e naturali

Autore: Lara Redolfi De Zan Contatta »

Composta da 97 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.