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Le fonti di energia rinnovabile e la politica agricola comunitaria: vincoli ed opportunità

Informazioni tesi

  Autore: Mario Capodaglio
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Giovanna Trevisan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 127

La tesi tratta l'analisi della politica agricola comunitaria analizzando le fasi di riforma, dalle origini agli stadi attuali, molto sensibili alla condizione ambientale attuale. Si sono potute conoscere le recenti modificazioni legislative propense ad un nuovo ruolo dell'imprenditore agricolo come soggetto primario per la produzione di energia da fonti di energia rinnovabile. Si sono inoltre considerate le opinioni degli imprenditori agricoli in merito alla nuova politica e al loro ruolo imprenditoriale nel contesto europeo.

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1 INTRODUZIONE L’agricoltura dei Paesi della Comunità Europea, come gli altri settori produttivi, ha subito negli ultimi decenni numerose modificazioni. Si è passati dalla politica incentivante la crescita di quantità a quella più orientata alle produzioni di qualità e alla tutela del territorio rurale. Nei primi anni, la Comunità Europea ha perseguito l’obiettivo della sicurezza alimentare, inteso in senso quantitativo, incentrato sulla sufficiente disponibilità di cibo per la popolazione, per arrivare successivamente ad un concetto qualitativo, inteso come soddisfacenti livelli nutrizionali ed igienico sanitari degli alimenti (A. Segrè, 2008). Con la Politica Agricola Comunitaria, infatti, la Comunità Europea ha cercato di raggiungere l’obiettivo dell’autosufficienza alimentare, attraverso strumenti di politica dei mercati 1 , modificatisi nel corso degli anni, pur sempre orientati alla garanzia di un reddito equo all’agricoltore: misure, queste, volte a garantire il raggiungimento della sicurezza degli approvvigionamenti alimentari e ad impedire che lo stesso imprenditore agricolo si allontanasse dalle attività rurali per ricercare maggiori redditi in altri settori produttivi. L’applicazione di una politica di sostegno alla produzione agricola, se integrata con idonei strumenti di aumento del reddito delle popolazioni rurali e di contenimento dei prezzi al consumo, può, infatti, innescare degli effetti positivi nell’accesso al cibo (A. Segrè, 2008). La PAC, durante la sua evoluzione, ha mantenuto l’obiettivo della garanzia di redditi equi all’agricoltore, trovandosi nel corso degli anni a dover modificare i propri incentivi e sostegni, soprattutto nei confronti delle richieste di alcune organizzazioni internazionali, come GATT, in seguito WTO, la cui politica è volta, come è noto, alla liberalizzazione dei commerci, e quindi, dei mercati. La PAC ha dovuto innovarsi nel corso degli anni, mirando ad offrire opportunità nuove alle aziende agricole, attraverso attività complementari. Ciò avviene nel documento programmatorio preparato alla fine degli anni ’90, chiamato Agenda 2000 che introdusse il concetto di multifunzionalità, con la quale l’imprenditore agricolo assunse funzioni sociali 2 e di servizio alla collettività. La Politica Agricola Comunitaria pur sottolineando la necessità di attuare delle politiche di ammodernamento strutturale, per molto tempo le ha trascurate a vantaggio di una politica di sostegno dei prezzi. Basti pensare che quest’ultima ha assorbito, dalla nascita della CEE, la maggior parte delle risorse del bilancio comunitario e tuttora la PAC ne assorbe circa il 40%. 1 Dazi fissi e variabili, contingenti, barriere non tariffarie, ammasso pubblico e privato, integrazione dei prezzi, set aside, sostegno dei prezzi, […] 2 Occupazione, adeguata distribuzione della popolazione sul territorio, mantenimento dell’identità della popolazione e delle tradizioni, garanzia di sicurezza alimentare e tutela dei cittadini, tutela ambientale, offerta di paesaggi, conservazione e miglioramento del paesaggio, attivazione del turismo. (A. Segrè- A. Frascarelli)

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