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Laughs in ads. Lo humour nella pubblicità britannica

Il presente lavoro inizia con una trattazione introduttiva sulla pubblicità, che ha l’intento di evidenziare i mutamenti che essa ha subito e continua a subire nel passaggio dalla modernità alla post-modernità. In particolare, sono stati affrontati il rapporto di scambio reciproco che essa sta avendo con la società attuale e l’evoluzione del suo linguaggio e delle sue tecniche in funzione dei cambiamenti sociali e culturali in corso, ripercorrendo anche le tappe principali della sua storia. Con il secondo capitolo si entra, invece, nel vivo dell’argomento oggetto di questo lavoro e, cioè, lo humour. Se ne individuano i meccanismi di funzionamento, con riferimento alle principali discipline che se ne sono interessate (filosofia, linguistica, antropologia, sociologia, psicologia ecc.), se ne ripercorre a grandi linee la storia, per arrivare a trattare del suo utilizzo in pubblicità, proprio nell’ottica di quel passaggio evolutivo che la pubblicità sta conoscendo, mettendo anche in risalto i vantaggi e gli svantaggi di una tecnica pubblicitaria che allo humour si affida.
La parte finale di questo lavoro è costituita dall’analisi di due campagne pubblicitarie, la prima realizzata dalla John Smith’s e la seconda dalla Goodyear, che utilizzano, con strumenti e modalità differenti, lo humour quale principale tecnica pubblicitaria e comunicativa.

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INTRODUZIONE Chi non ride mai non è una persona seria F. Chopin L’omologazione dei prodotti e dei servizi dal punto di vista dei contenuti ha stimolato i creativi a ricercare una loro differenziazione nella comunicazione. In un mercato ormai saturo in molti suoi comparti, i bisogni lasciano gradatamente il passo ai desideri e, nelle pubblicità, le strategie emotive stanno assumendo un ruolo prioritario. L’interesse della pubblicità si è progressivamente spostato, quindi, dal plus del prodotto al benefit per il consumatore, per cui la USP (Unique Selling Proposition) si è trasformata in IBP (Individual Buying Proposition) o in ESP (Emotional Selling Proposition). Da qui la convinzione che si possa convincere con lo humour, l’emozione e la sorpresa. Occorre, infatti, far ridere per attirare e mantenere elevata l’attenzione di un utente spesso distratto e per riverberare entertainement sul bene reclamizzato. Il discorso umoristico è collegabile alla Star Strategy, nella quale si valorizzano i momenti di consumo e le ambientazioni, e si pongono in risalto le conseguenze sociali del consumo sottolineandone la funzione aggregatrice, euforica; aspetti che ritroviamo nelle motivazioni e nella pratica d’uso dell’umorismo in pubblicità. Lo humour, infatti, richiama l’attenzione, crea un clima rilassato e positivo che aumenta l’apprezzamento del prodotto e della marca. La pubblicità sfugge così alle accuse di manipolazione e, esplicitando il suo codice giocoso (e paradossale), istituisce una relazione di complicità. Lo humour, inoltre, ha una funzione socialmente positiva perché rafforza la coesione di gruppo: condividendo momenti di gaiezza, chi ride afferma (o conferma) di avere la stessa visione della vita. Lo humour, infine, stimola l’intelligenza dello spettatore richiedendo uno sforzo di comprensione, di risoluzione dell’incongruenza, e genera una sensazione di soddisfazione data dall’interpretazione di un’insolita disposizione 2

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Angela Di Marco Contatta »

Composta da 95 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.