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Le comunità come risposta alla criminalità minorile

Partendo dalla definizione di comunità, (dove per comunità s’intende quelle strutture sociali di convivenza volte alla riabilitazione e reinserimento dei soggetti che ospitano, in questo caso i minori), ho cercato di capire se questo tipo di struttura può essere considerata una risposta alla criminalità minorile ed in particolare quali sono gli aspetti che permettono di considerarla tale.
Per raggiungere questo, che è l’obiettivo della mia tesi, sono partita da una breve spiegazione delle principali teorie criminologiche per capire il comportamento delinquenziale. Sono poi passata a vedere ciò che prevede il Nuovo Codice di Procedura Penale in materia di reati compiuti dai minori, quindi le misure cautelari non detentive, in particolare il collocamento in comunità, di cui parla l’articolo 22 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 448 del 22 settembre 1988.
Per approfondire e capire meglio ho svolto un’intervista ad alcuni responsabili di comunità per minori, che in particolare sono “Opera Don Calabria” di Ferrara, “Casone della Barca” di Bologna, “Associazione Pinocchio” di Padova.

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1 INTRODUZIONE L’età adolescenziale costituisce una delle tappe dello sviluppo fra le più studiate, soprattutto a livello psicologico. Nell’analizzare proprio gli aspetti psicologici relativi ai mutamenti del corpo, e all’attivazione di spinte pulsionali dovute alla maturazione sessuale, Freud ha sottolineato come l’adolescente utilizzi, come meccanismo di difesa, la regressione all’infanzia, che costituisce inevitabilmente una fonte di conflitto, di ansia e di sensi di colpa. Tuttavia è un aspetto importante attraverso il quale l’adolescente entra in contatto con il protrarsi della dipendenza, dell’ansia e dei bisogni infantili, che vengono però ripercorsi con capacità più stabili ed organizzate. Questi meccanismi stanno spesso alla base della personalità dell’adolescente violento. Spesso si parla di devianza o criminalità usando i due termini indistintamente, in effetti il comportamento criminale può essere considerato una forma di devianza o meglio: per comportamento deviante s’intende un comportamento che devia rispetto alla norma cioè ad una serie di comportamenti considerati “normali” all’interno di una società; e per comportamento criminale intendiamo un comportamento deviante che comporta però la violazione delle leggi. L’obiettivo di questa tesi è quello di presentare le comunità educative per minori, portando anche degli esempi pratici grazie alle interviste, per cercare di capire se possono essere considerate come possibile risposta alla criminalità minorile (vedi conclusione); non per dare una risposta definitiva a questo quesito ancora senza risposta, ma per dare un contributo attraverso l’individuazione di aspetti positivi e negativi di questo intervento. In questo lavoro vengono presentate alcune teorie per cercare di spiegare le cause della criminalità (capitolo 1), partendo da quelle che focalizzano l’attenzione sull’individuo fino ad arrivare a quelle che considerano le cause della criminalità all’interno del sistema sociale. Il capitolo 2 cerca di dare un spiegazione del comportamento delinquenziale da un punto di vista psicologico, presentando diverse interpretazioni. Da qui capiamo che il lavoro che le comunità devono svolgere è doppio: non si tratta solo di far

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Cristina Pirri Contatta »

Composta da 130 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2721 click dal 24/09/2009.

 

Consultata integralmente 9 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.