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La sentenza non definitiva nel processo commerciale

Informazioni tesi

  Autore: Corrado Mattarelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Giuseppe Ruffini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 85

Il lavoro si propone di affrontare una problematica di non facile risoluzione insorta a causa di un'ambigua formulazione dell'articolo 11 del d. lgs n. 5 del 2003.
In particolare si affrontano temi quali rapporti tra sentenza non definitiva, ordinanza, e questioni preliminari e pregiudiziali.
L'attualità del lavoro, in vista della recente riforma del sistema processuale, è tuttaltro che da escludersi. Ciò in vista delle modifiche effettuate all'art. 279 c.p.c. che hanno visto imporre la nuova forma dell'ordinanza per le decisioni non ostative su questioni attinenti la competenza.
Inoltre le modalità con le quali il lavoro viene offerto gli permettono di costituire un'ottima palestra interpretativa.

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Premessa Il 17 gennaio del 2003 è stato introdotto, con il decreto legislativo numero 5, un nuovo modello di processo di cognizione, denominato rito “formale misto”. Noto anche come rito commerciale o societario, a causa del suo ambito di applicazione tipico, il nuovo modello si caratterizza per due importanti novità: la prima è costituita dall'introduzione di una fase sostanzialmente di “processo privato” con l'assenza totale del giudice; la seconda rappresentata dall'ambito di applicazione potenziale, poiché viene offerta alle parti la facoltà di preferirlo in alternativa al modello ordinario. Nell'ambito della disciplina di tale nuovo processo sono sorti notevoli problemi interpretativi, non ultimo quello relativo alla cittadinanza della sentenza non definitiva. L'ambigua formulazione dell'articolo 11, ed una serie di ulteriori elementi rinvenibili nel decreto, comportano fondati e legittimi dubbi circa la possibilità che, nel nuovo rito, continui a trovare applicazione la disciplina dettata dal codice in tema di decisioni non ostative su questioni pregiudiziali di rito e preliminari di merito. La risoluzione del problema ha comportato, inoltre, una spaccatura nella dottrina, la quale ha offerto due interpretazioni contrapposte: la prima, volta a negare la possibilità che nel rito commerciale possano essere emanate sentenze non definitive su questioni; la seconda, tesa alla affermazione della sopravvivenza della sentenza non definitiva. Il presente lavoro si propone di offrire una ricostruzione sistematica degli elementi rilevanti del dibattito. In primo luogo, si procederà ad una delimitazione del problema ed all'analisi dei singoli dati alla base delle contrapposte dottrine. In secondo luogo, una volta offerta una panoramica sui motivi che possono portare all'affermazione o alla negazione della cittadinanza della sentenza non definitiva, si tratterà delle conseguenze che possono derivare dall'accoglimento dell'una o dell'altra interpretazione. Un ultimo elemento, di forte attualità, deve essere fornito al lettore. I vari problemi che affliggono il rito commerciale sembrano oggi muovere

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Parole chiave

appello
articolo 11
civile
commerciale
d. lgs n. 5 2003
non definitiva
ordinanza
pregiudiziale
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procedura
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