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Svetlana Alpers: critica e teoria artistica

Questa tesi di laurea specialistica è pensata come una continuazione della tesi triennale in un progetto di presentazione delle figure di spicco nel campo della storia dell’arte del tardo ventesimo secolo. Il precedente lavoro aveva come soggetto Michael Baxandall, questo la collega storica d’arte americana Svetlana Alpers.
Nata nel 1936 a Cambridge, in Massachusetts, figlia di un emigrato russo, Svetlana Alpers ha studiato a Radcliffe (1957 BA) e Harvard (1965 PhD) ed ha insegnato in parecchie istituzioni, in particolare alla University of California, Barkeley (1962-94), di cui ora è professoressa emerita di storia dell’arte. Ha collaborato con diverse riviste, su cui ha pubblicato numerosi articoli, ed ha partecipato a vari dibattiti.
Anche se la Alpers non è stata una scrittrice prolifica, i suoi libri hanno provocato una sproporzionata quantità di interesse e controversie a causa del loro inusuale carattere nell’affrontare difficili e complicate questioni.
Ha scritto su Rembrandt, Tiepolo, Rubens e Velázquez, ma la sua specialità è stata l’arte olandese del diciassettesimo secolo. È conosciuta per i suoi innovativi approcci ai problemi teoretici della narrazione e della descrizione nelle arti visuali.
I capitoli di questo lavoro sintetizzano, con abbondanti citazioni, i contenuti dei suoi scritti più significativi, con una puntuale corrispondenza tra paragrafi e capitoli dell’autrice, ma anche con aperture ad altri luoghi in cui affronta gli stessi argomenti e alla ricezione dei medesimi.
Come guardare alle arti visuali è un po’ il motivo generatore di tutto il lavoro della Alpers. Nella sua visione la storiografia artistica, incluso l’insegnamento e la scrittura della storia dell’arte oggi, rimane legata a schemi di lettura e strumenti ermeneutici creati per accostare l’arte del Rinascimento italiano. Per questo come scrittrice tenta di demolire un particolare discorso storico-artistico istituzionalizzato, le cui categorie e procedure introdussero una inconscia preferenza in favore dell’arte italiana e come docente di storia dell’arte tenta di educare i suoi studenti ad affrontare le peculiarità specifiche degli oggetti artistici.
Nelle Conclusioni, dopo un’imprescindibile anche se scarna premessa sulla storia dell’arte e i suoi metodi, si tenta di inquadrare la personalità critica della Alpers attraverso la ricezione –non sempre positiva- del suoi lavori, il riferimento ad alcune etichette che le sono frequentemente associate, quali “new art history” e “visual culture” e le sue stesse affermazioni a riguardo di alcuni temi particolarmente significativi per la disciplina, quali finestra e superficie, descrizione e narrazione, stile, museo, studio, concetto di influenza.

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Introduzione Questa tesi di laurea specialistica è pensata come una continuazione della tesi triennale in un progetto di presentazione delle figure di spicco nel campo della storia dell’arte del tardo ventesimo secolo. Il precedente lavoro aveva come soggetto Michael Baxandall, questo la collega storica d’arte americana Svetlana Alpers. Nata nel 1936 a Cambridge, in Massachusetts, figlia di un emigrato russo, Wassily Leontif, la Alpers ha studiato a Radcliffe (1957 BA) e Harvard (1965 PhD) ed ha insegnato in parecchie istituzioni, in particolare alla University of California, Barkeley (1962­94), di cui ora è professoressa emerita di storia dell’arte. Ha collaborato con diverse riviste, su cui ha pubblicato numerosi articoli, ed ha partecipato a vari dibattiti. Anche se la Alpers non è stata una scrittrice prolifica, i suoi libri hanno provocato una sproporzionata quantità di interesse e controversie a causa del loro inusuale carattere nell’affrontare difficili e complicate questioni. Ha scritto su Rembrandt, Tiepolo, Rubens e Velázquez, ma la sua specialità è stata l’arte olandese del diciassettesimo secolo. È conosciuta per i suoi innovativi approcci ai problemi teoretici della narrazione e della descrizione nelle arti visuali. I capitoli di questo lavoro sintetizzano, con abbondanti citazioni, i contenuti dei suoi scritti più significativi, con una puntuale corrispondenza tra paragrafi e capitoli dell’autrice, ma anche con aperture ad altri luoghi in cui affronta gli stessi argomenti e alla ricezione dei medesimi. Ripercorriamo brevemente, inquadrandole cronologicamente, le pubblicazioni più significative della nostra autrice. Nel 1960 ha pubblicato un articolo sulle ekphraseis di Vasari 1 , che ha annunciato il suo innovativo approccio alla storia dell’arte sul piano critico e metodologico. La Alpers sottolinea l’importanza che nelle Vite hanno le descrizioni in quanto evocazioni verbali di pitture reali, cioè un revival e una continuazione della tradizionale figura retorica dell’ekphrasis. L’innovazione di Vasari non fu quella di riprendere questa antica tradizione, ma di usarla in un contesto estetico e storico. Nel sistema che adotta per compendiare la storia dell’arte, come successione di artisti che contribuiscono via via a risolvere il problema di rappresentare il mondo in pittura, le abilità imitative sono i mezzi gradualmente perfezionabili, la narrazione è il fine che rimane costante. Nel 1967 è apparso un articolo che investiga i problemi iconografici e le peculiarità stilistiche in una serie di pitture di soggetto mitologico realizzate da Rubens tra il 1611 e il 1617. In particolare la Alpers analizza la relazione tra azione drammatica e significati allegorici. 2 Nel 1970 ha pubblicato il nono volume nell’esteso catalogue raisonné di Rubens, The Corpus Rubenianum Ludwig Burchard, 3 che riguarda la decorazione della Torre 1 SVETLANA ALPERS, Ekphrasis and aesthetic attitudes in Vasari’s Lives, in “Journal of the Warburg and Courtauld Institutes”, XXIII, 1960, pp. 190­215 2 SVETLANA ALPERS, Manner and meaning in some Rubens mythologies, in “Journal of the Warburg and Courtauld Institutes”, XXX, 1960, pp. 272­295 3 SVETLANA ALPERS, The Decoration of the Torre de la Parada, Corpus Rubenianum Ludwig Burchard; part IX, Phaidon, New York, 1970

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Beni culturali

Autore: Ariana De Luca Contatta »

Composta da 124 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.