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Luoghi del movimento nel pensiero di Martin Heidegger

Informazioni tesi

  Autore: Draga Rocchi
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Dottorato di Ricerca in Filosofia
Anno: 2008
Docente/Relatore: Pietro D'Oriano
Correlatore: EdoardoFerrarioPaoloVinci
Istituito da: Università degli Studi di Roma La Sapienza
Dipartimento: Dipartimento di Studi Filosofici ed Epistemologici
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 260

Obiettivo della tesi è mettere in luce l’importanza radicale della nozione di Bewegung all’interno di alcuni “luoghi” del cammino di pensiero heideggeriano.
La Bewegung viene riletta dall’interno delle sue gesta, a partire dal suo esser portata alla luce, attraverso il suo specificarsi e trasfigurarsi graduale, fino all’esasperato esaurirsi dell’intera portata della sua carica evocativa: un cammino – questo appena delineato – che si muove nel solco della tradizione filosofica, in particolare aristotelica, sempre viva in Heidegger, ma anche all’insegna di alcuni degli aspetti più innovativi, aperti dalla scienza fisica nel dibattito culturale del Novecento. La tesi risponde all’intento di offrire, il più possibile un quadro chiaro del percorso, dei “luoghi” e delle trasformazioni del movimento nel pensiero di Heidegger, strutturandosi come analisi del primo sorgere della questione della Bewegung a partire dagli anni Venti, fino al trasfigurarsi di questo tema nel prender corpo dell’Ereignis, già dalla fine degli anni Trenta.
Dal primo al quarto capitolo, il movimento è indagato alla luce di una considerazione di fondo: il superamento del conoscere tradizionale, prospettato da Heidegger origina, con il venir meno della distinzione tra soggetto e oggetto, una radicale trasformazione del movimento non più riducibile al paradigma cinetico della traslazione locale, ovvero non più rappresentabile solo come un passaggio da un luogo ad un altro, tendenza quest’ultima, invece, imperante, nella fisica moderna. Sulla base di questo presupposto il lavoro di ricerca mette in rilievo l’emergere del problema del movimento, nel primo Heidegger, come questione centrale legata, inizialmente, al carattere precipuo della κίνησις del vivere effettivo. Nel suo “stabilizzarsi” come Bewegtheit, ovvero nel suo prender forma entro una modalità d’attuazione determinata, la vita, come κίνησις autodiretta, può essere accostata ad una alteratio perfectiva, ovvero a quel modello cinetico che Aristotele, nella Fisica, classifica come movimento secondo la qualità. Il passaggio dalla centralità del vivere effettivo all’esistere, inteso come Dasein, radicalizza la questione del movimento, mediante l’approfondirsi della tematica del «come» (Wie), aperta dal “poter morire”, la quale, prima ancora di essere inquadrata entro la cornice del problema della temporalità, sembra porre l’accento sul persistere di una irrisolta questione formale, scaturita dalla stessa tendenza della Bewegung ad autoarticolarsi, interpretandosi secondo un sistema di categorie esistenziali. Il rapporto tra la forma e il movimento, è approfondito mediante l’analisi del problema del Dasein, come trascendenza. Il trascendere è inteso come capacità ontologica di «formazione» (Bildung) di un mondo, messa a fuoco da Heidegger attraverso il riquestionamento dell’«immaginazione» (Einbildungskraft) kantiana. L’emergere di tale potere di formazione lega, in Heidegger, le sorti della Bewegung ad una nuova interrogazione dell’idea di δύναμις. Dal confronto tra Kant e Leibniz, Heidegger ricava la possibilità di radicalizzare il movimento come trascendenza, ossia come apertura per un render possibile che non ha più a che fare né con una possibilità assoluta (Möglichkeit), né con una realtà ottenuta attraverso il passaggio dal possibile al reale (Vermögen), quanto, piuttosto, con l’accadimento del loro stesso differire. Tale accadimento non è più rappresentabile entro un modello del pensiero: la trascendenza, attestata dal Dasein, in quanto andare oltre l’atto, può offrirsi come l’accadere stesso della possibilità. Liberata, in questo modo, nel passaggio vita-Dasein, da ogni forma specifica di modalità d’attuazione, la Bewegung può essere restituita alla originarietà stessa del suo accadere, aprendo la strada a quella radicalizzazione del tema del movimento che si compie con l’Ereignis, nel quale la Bewegung è restituita all’evento dell’accadere della quadruplice possibilità del suo stesso prender forma. La tesi arriva a sostenere, passando, infine, attraverso un confronto tra l’opera d’arte e la Cosa, come l’Ereignis – appropriazione – venga a costituirsi, in quanto dissociarsi di forma e movimento, come una Bewegung inimmaginabile, non più riducibile alla singolarità del fenomeno. Nel passaggio dall’opera d’arte alla Cosa, la tesi rintraccia una piena maturazione del superamento heideggeriano dell’idea di atto e sottolinea, infine, come liberata dal giogo dell’essere, nell’interrogazione estrema dell’Ereignis, in quanto movimento dello squadrare, la Bewegung possa essere restituita, prima dell’atto, all’evento dell’accadere delle sue quattro forme possibili di determinazione, attestandosi, nelle riflessioni heideggeriane, come problema decisivo dalla radicalità inesauribile.

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4 Introduzione Dei luoghi del movimento In questo mio lavoro di ricerca, intitolato Luoghi del movimento nel pensiero di Martin Heidegger, ho scelto di analizzare, ricostruendo i passi più significativi compiuti dal cammino heideggeriano, quei momenti nei quali il tema della Bewegung 1 appare con evidenza maggiore a costituire uno snodo ineludibile nel dispiegarsi del percorso di pensiero messo in atto da Heidegger. A tali momenti peculiari ho dato il nome di “luoghi”, con il preciso intento di voler sottolineare il loro carattere di occasioni privilegiate d’illuminazione del fenomeno del movimento, la cui eco d’apparizione sembra non aver abbandonato mai completamente le riflessioni heideggeriane, riverberandosi, con straordinaria continuità, sulle vie interrotte del progressivo indietreggiare del suo pensiero. Il “luogo”, in questo senso, non è mai semplicemente uno spazio di emanazione proiettiva di luce o un ricettacolo di essa, al pari di uno specchio, ma, perdendo i caratteri di qualcosa di fisso sempre a disposizione, diviene un farsi luogo ed un illuminarsi nell’illuminare. In particolare il sintagma “luogo del movimento” vorrebbe caricare il “del” di una forza tutta speciale: un’energia conservativa dell’intimo ed originariamente non scisso legame esistente tra la res de qua agitur, la cosa in questione, e l’ambito in cui essa appare. Di questo vincolo originario, il “movimento” risulta essere, contemporaneamente, soggetto, oggetto e attestazione. Per questo motivo l’idea di tentare, all’interno del pensiero heideggeriano, un percorso su un tema specifico, non mira tanto a voler ritagliare dei passi funzionali all’esplicazione di tale argomento, quanto – res est non parva – a preservare l’originario farsi luogo di quell’ambito, all’interno del quale, la cosa posta a tema prende corpo. In questo senso tra cammino e luogo non sembra esistere una vera e propria soluzione di continuità, dal momento che il cammino stesso che conduce in direzione del problema del movimento non è altro che il pensiero della sua stessa «localizzazione» (Erörterung). Con questo termine, Heidegger mette in luce la natura di un legame inscindibile tra luogo e movimento. Tale legame inibisce la possibilità di pensare a questi due concetti come se si trattasse di argomenti differenti o anche di momenti separabili di una stessa questione. Nell’idea, espressa dal termine «localizzazione» (Erörterung), infatti, è il luogo stesso a farsi luogo, chiamando in causa il movimento, dall’interno del suo stesso processo di attuazione, prima ancora di avere a che fare con esso, come se si trattasse di un semplice tema, oggetto d’analisi da parte del conoscere. 1 A proposito della famiglia di parole originata dal verbo bewegen, costituita da tutte le relative voci ad esso legate per affinità semantica ed etimologica, rinvio al Glossario Tedesco-Italiano, pp. 493-494, di Vincenzo CICERO, contenuto nell’edizione italiana degli Holzwege da lui curata per Bompiani: M. HEIDEGGER, Holzwege. Sentieri erranti nella selva, Bompiani, Milano 2002. Mi limito qui a suggerire il significato fondamentale di bewegen come «mettere qualcuno o qualcosa in movimento» e dunque muovere. Come causativo di biwegan, «indurre qualcuno a fare qualcosa». In particolare la forma be-wägen vuol dire «mettere sulla via, far muovere, avviare, mettere in moto», da essa etimologicamente deriva il termine Wagnis, «rischio». L’espressione sich be-wegen equivale a «muoversi av- viandosi e formando la via stessa». Vincenzo Cicero inoltre distingue due voci derivate: Bewegtheit, «motilità» e Beweglichkeit, «mobilità». Tale traduzione non coincide con quella offerta da Pietro Chiodi, il quale rende sempre Bewegtheit con «mobilità». Ricordando che tra le due voci derivate, senza dubbio, la più diffusa e rilevante nell’economia del pensiero heideggeriano è proprio la Bewegtheit, noto che, poiché mi servirò molte volte della traduzione di Pietro Chiodi, il termine Bewegtheit sarà nel mio testo sempre reso con «mobilità». Legate al termine Bewegung, «movimento», oltre alla voce Gegenbewegung, il «contromovimento» messo in atto dal nichilismo come pensiero antimetafisico, esistono diverse parole composte a testimonianza del rilievo fondamentale che questo concetto riveste nel Denkweg heideggeriano: Bewegungs-art =tipo di movimento; Bewegungs-charakter=carattere peculiare del movimento; Bewegungs-grösse=grandezza del movimento; Bewegungs-richtung=direzione del movimento; Bewegungs-zusammenhang=insieme connesso di movimenti. Inoltre la voce Bewegung è spesso occorrente in Heidegger in connessione a Ruhe, «riposo».

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