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Quarto potere o prolungamento del potere?

Informazioni tesi

  Autore: Gianni Monaco
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Maria Eugenia Parito
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 139

Fu Edmund Burke, già nel 1787, a parlare per primo della stampa inglese come “quarto potere”. Un potere, cioè, indipendente da quelli esecutivo, legislativo, giudiziario, teorizzati, qualche decennio prima, da Montesquieu. Altre epoche. A noi oggi sembrerebbe riduttivo chiedersi se la stampa sia un potere altro rispetto a quelli di cui parlava il filosofo francese. Preferiamo, piuttosto, domandarci se esista o meno un’indipendenza rispetto al potere politico (quindi governo, parlamento, partiti, amministratori locali…), economico (banche, industrie, liberi professionisti…), istituzionale (Chiesa, sindacati, autorità militari, scuola, magistratura…). In questo modo l’espressione “quarto potere”, di cui per primo parlò Burke, può continuare ad avere un suo significato anche oggi.
I teorici della Scuola di Francoforte, ma anche un intellettuale contemporaneo come l’americano Noam Chomsky e tanti altri autori, hanno parlato del sistema mediale come di mezzo attraverso il quale chi già detiene il potere lo rafforza ulteriormente. I media sono visti come strumento tramite cui i governi e i gruppi di potere economico sottomettono i popoli, li distraggono dai loro reali bisogni, li riducono alla passività. Ovvero l’opposto di ciò che la stampa dovrebbe essere, secondo questi stessi pensatori.
Si tratta, come è evidente, di due tesi diametralmente opposte. In questo lavoro proveremo a capire quale, o quali ruoli, la stampa effettivamente svolga in Italia.
Quasi tutti i giornalisti, almeno a parole, sono concordi nel dire che la funzione principale del giornalismo debba essere quella di controllare il potere. La stampa, cioè, deve informare i cittadini sull’operato delle persone e delle istituzioni che prendono decisioni importanti per la nazione. Un governo mente? Un’azienda non è trasparente nei bilanci? La magistratura fa sì che un criminale possa non finire in galera? Un avvocato falsifica le prove di un processo? Un sindacalista, invece di difendere i diritti dei lavoratori, pensa a “sistemare” amici e parenti? E’ compito (anche) dei giornalisti scoprire e denunciare tutto questo, in modo che i cittadini possano farsi un’idea la più corretta possibile sulle persone che li governano o che quanto meno hanno un ruolo importante nella società. Il giornalismo si occupa non solo, o non tanto, di ciò che può essere penalmente rilevante (altrimenti diventerebbe un tribunale), ma anche di ciò che è moralmente e politicamente rilevante. Ovviamente, può anche accadere, ad esempio, che nonostante la stampa denunci la corruzione di un uomo politico, questo possa ugualmente essere votato in massa dalla gente. L’informazione ha sì un ruolo importante, anzi fondamentale, ma non è onnipotente. Non può, da sola, cambiare la realtà. Questo bisogna tenerlo sempre in mente, soprattutto quando si tende ad accusare i giornalisti di tutti i mali che affliggono la società.
Ovviamente, quella di controllo del potere, non è l’unica funzione che il giornalismo svolge. Un quotidiano sportivo, ad esempio, quasi nulla c’entra col controllo del potere (avendo come scopo principale la cronaca e il commento degli eventi sportivi, salvo poi incappare in “Moggiopoli”, nei casi di doping, dei falsi passaporti, ecc.), eppure è a tutti gli effetti un prodotto giornalistico. Lo stesso vale per un qualsiasi settimanale di moda, un mensile sulla salute, un sito internet che informa sugli ultimi videogame, ecc.
Il giornalismo assume tante forme e significati (non a caso alcuni studiosi preferiscono parlare di giornalismi). Che aumentano in modo esponenziale col diffondersi di sempre nuovi mezzi di comunicazione. Il giornalismo non può essere inteso in maniera rigida, ma dinamica, come ci spiegano tanti autorevoli teorici. Esso cambia: nel tempo e nello spazio. E’ importantissimo il quadro giuridico del paese dove i giornalisti operano (in Italia la libertà di stampa è tutelata dall’articolo 21 della Costituzione, che vieta espressamente la censura. Qualunque cittadino, recandosi nel tribunale di competenza, può, in brevissimo tempo, e anche con scarsissimi mezzi economici, registrare una testata giornalistica).
Il giornalismo può svolgere tante funzioni. Ma se abbiamo a cuore le sorti di una democrazia, il ruolo che maggiormente deve interessarci non può che essere quello dell’osservazione critica del potere (e non della spettacolarizzazione degli eventi, dell’elogio dell’effimero, del racconto dell’ovvio, ecc.).

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Introduzione Fu Edmund Burke, già nel 1787, a parlare per primo della stampa inglese come “quarto potere”. Un potere, cioè, indipendente da quelli esecutivo, legislativo, giudiziario, teorizzati, qualche decennio prima, da Montesquieu. Altre epoche. A noi oggi sembrerebbe riduttivo chiedersi se la stampa sia un potere altro rispetto a quelli di cui parlava il filosofo francese. Preferiamo, piuttosto, domandarci se esista o meno un’indipendenza rispetto al potere politico (quindi governo, parlamento, partiti, amministratori locali…), economico (banche, industrie, liberi professionisti…), istituzionale (Chiesa, sindacati, autorità militari, scuola, magistratura…). In questo modo l’espressione “quarto potere”, di cui per primo parlò Burke, può continuare ad avere un suo significato anche oggi. I teorici della Scuola di Francoforte, ma anche un intellettuale contemporaneo come l’americano Noam Chomsky e tanti altri autori, hanno parlato del sistema mediale come di mezzo attraverso il quale chi già detiene il potere lo rafforza ulteriormente. I media sono visti come strumento tramite cui i governi e i gruppi di potere economico sottomettono i popoli, li distraggono dai loro reali bisogni, li riducono alla passività. Ovvero l’opposto di ciò che la stampa dovrebbe essere, secondo questi stessi pensatori. Si tratta, come è evidente, di due tesi diametralmente opposte. In questo lavoro proveremo a capire quale, o quali ruoli, la stampa effettivamente svolga in Italia. Quasi tutti i giornalisti, almeno a parole, sono concordi nel dire che la funzione principale del giornalismo debba essere quella di controllare il potere. La stampa, cioè, deve informare i cittadini sull’operato delle persone e delle istituzioni che prendono decisioni importanti per la nazione. Un governo mente? Un’azienda non è trasparente nei bilanci? La magistratura fa sì che un criminale possa non finire in galera? Un avvocato falsifica le prove di un processo? Un sindacalista, invece di difendere i diritti dei lavoratori, pensa a “sistemare” amici e parenti? E’ compito (anche) dei giornalisti scoprire e denunciare tutto questo, in modo che i cittadini possano farsi un’idea la più corretta possibile sulle persone che li governano o che quanto meno hanno un ruolo importante nella società. Il giornalismo si occupa non solo, o non tanto, di ciò che può essere penalmente rilevante (altrimenti diventerebbe un tribunale), ma anche di ciò che è moralmente e politicamente rilevante. Ovviamente, può anche accadere, ad esempio, che nonostante la stampa denunci la 5

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Parole chiave

controllo media
edmund burke
giornalismo
quarto potere
stampa e politica
stampa quarto potere

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