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Alcuni aspetti della linguistica del Settecento e dell'Ottocento

Linguistica del Settecento e Ottocento. Condillac, Rousseau, Herder, Von Humboldt, Schleider

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  INTRODUZIONE Il Seicento ed il Settecento furono secoli in cui il corso della linguistica fu interessato da due influssi, uno proveniente dall’Europa, all’interno del quale continuarono a svilupparsi alcune tendenze già manifestatesi nel Rinascimento e nel periodo post- rinascimentale, e l’altro dal mondo esterno al vecchio continente, in particolare dall’India, che ebbe un impatto forte e immediato causando cambiamenti irreversibili nell’intera materia, in particolar modo nella linguistica storica. La linguistica settecentesca è caratterizzata inoltre dallo studio di rapporti tra vari temi, quali il legame tra linguaggio e teologia, linguaggio e conoscenza, linguaggio e educazione, linguaggio e società e gran parte di queste tematiche sono state ereditate da dibattiti e questioni nate nel secolo precedente. Il panorama delle discussioni che si raccolgono attorno al tema dei rapporti tra linguaggio e società è senz’altro il più complesso, problematico e articolato dei temi sopra citati. Lo spazio occupato dalle prime esercitazioni della nascente antropologia è la critica biblica, non potendo, un’antropologia che si propone come filosofia della storia, evidentemente partire dall’idea di un’umanità costituita ab initio. L’interesse teologico rappresenta una parte consistente della riflessione linguistica sei – settecentesca nell’approccio allo studio del linguaggio; nel Seicento in particolar modo era ancora molto diffusa la convinzione dell’origine divina del linguaggio. Quello che si svilupperà in seguito tra Settecento e Ottocento è il tema fondamentale nella questione del carattere arbitrario o naturale del linguaggio e dei segni. Il pensiero linguistico seicentesco ruota attorno al concetto cardine dell’intrinseca imperfezione del linguaggio umano rispetto ad un idioma originario, identificato a volte con la lingua di Adamo. Da qui prese le mosse un ampio dibattito sull’opportunità e il modo di riformare il linguaggio, riportandolo alla sua natura originaria, con la duplice finalità educativa e civile, come pure per migliorare la comunicazione scientifica e filosofica al fine di favorire la pace religiosa e politica tra gli uomini. In questo periodo in Europa la scienza si poneva all’interno di una interpretazione acritica della storia della creazione proposta dall’Antico Testamento, dove la collocazione dell’uomo3 e della sua conoscenza rivestivano un ruolo marginale. Furono infatti numerosi i tentativi di riconciliare la giustificazione del Diluvio di Noè con quanto si veniva a conoscere della storia primitiva dell’umanità e della diffusione delle popolazioni sulla superficie del globo, grazie a figure quali William Jones, famoso

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Gaia Valboni Contatta »

Composta da 52 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1470 click dal 01/10/2009.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.