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L'accusa e la difesa nel processo penale. L'esperienza romana repubblicana e i paesi moderni occidentali

Informazioni tesi

  Autore: Federica Frau
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Nicola Luisi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 167

L'accusa e la difesa sono venute ad assumere, nel processo penale romano, posizioni molto diverse in base alle diverse tipologie processuali susseguitesi durante tutto il periodo repubblicano. Seppur nell'incertezza derivante dalle notizie contrastanti delle fonti, nel processo penale del primo periodo repubblicano, il processo apud populum, vi era una netta disparità tra accusa e difesa poiché la pubblica accusa era rappresentata da un magistrato, che rivestiva la posizione di accusatore, si occupava dell'istruzione e della valutazione delle prove e infine emetteva una decisione che, qualora fosse di condanna capitale, per essere effettiva, doveva essere sottoposta al vaglio del popolo riunito in assemblea. Il giudizio del popolo serviva a limitare e controllare le decisioni discrezionali prese dal magistrato che godeva della più ampia libertà sia nella valutazione delle prove sia nella determinazione della decisione finale. La difesa si trovava in una posizione marginale e quasi irrilevante al punto che, nell'elaborazione della propria tattica difensiva, poteva essere aiutata da un oratore o da un avvocato soltanto qualora lo stesso magistrato acconsentisse a questo. In caso contrario doveva difendersi da sola. Tale situazione, anche se con alcune modifiche, si ritrova anche nelle quaestiones extraordinariae, nuovo modello processuale sviluppatosi a Roma a partire dal 186 a. C. per colmare l'inadeguatezza politica, sociale e tecnica in cui era incorso il processo comiziale. Il vero e proprio salto di qualità si è avuto con la creazione delle quaestiones perpetuae, tribunali creati con legge, con competenza specifica, nei quali l'accusa e la difesa si trovavano in una posizione di netta parità ed uguaglianza. Si era passati da un processo di stampo inquisitorio ad uno accusatorio i cui principi cardine sono il fatto che le prove si formano in giudizio, durante il dibattimento e che vi è una netta parità tra le parti. L'accusatore non è più lo stesso magistrato giudicante, ma è un semplice cittadino che il più delle volte è estraneo al fatto criminoso da lui denunciato. Il giudice è semplice controllore del rispetto di un regolare svolgimento del processo e la sentenza viene pronunciata da una giuria. Il modello processuale romano tardo repubblicano riesce a realizzare un sistema di giustizia accusatoria pura che non trova eguali nei sistemi di giustizia penale accusatori moderni quali il sistema del Galles, dell'Inghilterra e degli Stati Uniti d'America. In questi paesi non si riesce a garantire in modo completo nè il principio di parità delle parti né il fatto che le prove si formano solo in dibattimento e non al di fuori di questo. A lungo le dichiarazioni rese dagli accusati nella fase precedente al processo in assenza delle garanzie processuali, in entrambi i sistemi moderni in esame, sono state utilizzate dalla pubblica accusa come prove nel dibattimento. La pubblica accusa nella fase di acquisizione del materiale probatorio si trova in una posizione di netto vantaggio e può disporre sequestri, perquisizioni, ispezioni; in particolari situazioni può persino usare le prove illegittimamente acquisite; a lungo ha goduto della possibilità di tenere nascoste le prove acquisite nella sua attività d'indagine in modo tale che la difesa non avesse la minima idea di come strutturare la propria tattica difensiva. La difesa si trova in una posizione di svantaggio poiché non si può avvalere degli stessi mezzi di acquisizione probatoria dell'accusa, e soltanto nel caso in cui abbia la disponibilità economica potrà servirsi del valido aiuto di un investigatore privato. Nel processo delle quaestiones perpetuae non si presentavano tutti questi problemi. L'unico loro difetto, presente anche nei processi accusatori odierni, stava nel fatto che l'esito del processo spesso dipendeva dall'abilità e dalla destrezza dei difensori delle parti, quindi tanto più denaro si aveva, tanto maggiore era la possibilità di uscire vincitori dal processo a discapito della verità e della giustizia.

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Accusa e difesa nel processo penale 7 CAPITOLO PRIMO LE ORIGINI DELLA PROVOCATIO AD POPULUM 1.1 Qualche breve accenno storico. Nella Roma dei Re, in base alle notizie che ci derivano dalle fonti 1 completate da studi e da reperti archeologici, si ritiene che il popolo si occupasse solo sporadicamente della repressione dei crimini. Questa situazione trovava giustificazione nel fatto che si viveva in una civiltà ancora primitiva nella quale c’era un profondo attaccamento alla religione, alle divinità ed alla consuetudine. La repressione dei crimini era lasciata agli offesi che si facevano giustizia da sé 2 , oppure al sovrano che agiva in conformità a quanto previsto dalle leges regiae 3 . Il sovrano svolgeva funzioni tanto politiche, quanto religiose e militari e soprattutto era titolare del potere d’imperium. L’imperium quale il potere assoluto del quale era titolare il sovrano all’inizio poteva essere esercitato soltanto in ambito militare, in seguito fu esteso anche all’amministrazione della giustizia; ma riguardo a come questa era amministrata si hanno poche notizie e non del tutto attendibili. Forse il Re, nell’esercizio di questa funzione si serviva di ausiliari 4 , forse no: forse nella sua attività di giudice penale, come attesterebbero i risultati ricavati da studi archeologici 5 , si avvaleva dell’assistenza del popolo, prima saltuariamente e solo su gentile concessione regia, in seguito ogni qual volta fosse necessario, per la risoluzione di ogni giudizio nel quale si doveva decidere sulla vita di un cittadino. 1 B. SANTALUCIA, Diritto e processo penale nell’antica Roma, II ed., Milano 1998, p. 19ss. 2 Come si ricava da Cato, orig. 81 P. in Prisc. , gramm. , 6, 69. 3 La maggior parte della dottrina, ravvisa nelle leges regiae la fonte più antica del diritto criminale romano. Si ritiene che queste leggi fossero delle vere e proprie leggi scritte emanate da parte del sovrano, in quanto i comitia, le assemblee del popolo, non avevano ancora competenza legislativa. 4 Questo secondo quanto ritiene una parte degli storici. Tali ausiliari sarebbero stati i quaestores parricidii e i duumviri perduellionis. E questo in relazione a quanto attestato da Tac. , ann. , 11, 22, 4 e Ulp. , D. , 1, 13, 1 mentre da altri autori come Pomp., D., 1, 2, 2, 23 si ricaverebbe che la figura dei pretori trova la propria origine soltanto nel successivo periodo repubblicano. 5 Quali la creazione alla fine del VII secolo di un ‘area destinata alla riunione del popolo “il comitium” come sostiene COARELLI, Il Foro Romano, I (n. 3) , Roma 1983, p. 128 ss ed altri.

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Parole chiave

accusa nel processo penale
difesa nel processo penale
diritto penale
diritto romano
processo penale romano
quaestiones perpetuae

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