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L'immagine degli anziani nella pubblicità: periodici e TV a confronto

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio De Lellis
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze e Tecnologie della Comunicazione
  Relatore: Giovanna Leone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 127

L’obiettivo di questa ricerca è di indagare sul modo in cui le pubblicità rappresentano le persone della terza età. La motivazione è scaturita dall’odierna tendenza dei media a privilegiare immagini di giovinezza, bellezza, efficienza e produttività, fino a renderle quasi un culto.
D’altro canto, la figura dell’anziano sta diventando sempre meno un punto di riferimento, come era nelle società del passato, e, spesso, tale categoria sociale sembra essere relegata ai margini della società. Quando si pensa all’anzianità o alla vecchiaia, l’immagine che sovviene alla mente è generalmente quella di un uomo o di una donna non più tanto impegnati a livello sociale, tristi, spesso soli, per lo più a casa e poco attivi, a causa di problemi fisici dovuti allo scorrere degli anni.
Si è deciso, dunque, di verificare se le pubblicità di due mezzi di comunicazione, come la TV e i periodici, trasmettano effettivamente tale rappresentazione sociale.
Il campione d’indagine selezionato è costituito da inserzioni pubblicitarie di Rai 1, Rete 4 e La 7, per il mezzo televisivo, e L’Espresso, Panorama e Famiglia Cristiana, per quello a stampa.
Il periodo d’indagine ha riguardato il mese di maggio per la TV e quello di settembre per i periodici, entrambi dell’anno 2007.
Attraverso l’analisi del contenuto sono stati stilati i profili dell’anziano rappresentati nei due media in questione e, infine, messi a confronto. Dai risultati è emerso che, nel complesso, l’anziano è rappresentato in modo più positivo nelle pubblicità televisive e un po’ più stereotipato in quelle presenti nei giornali; nonostante ciò, anche in quest’ultimo supporto sono state rilevate molte caratteristiche favorevoli. In entrambi i mezzi di comunicazione, infatti, la classe dei senior è attiva e connotata da emozioni positive e l’immagine generale che ne deriva potrebbe essere indice del fatto che, in realtà, l’atteggiamento della società stia mutando nei confronti dell’anzianità. Nonostante ciò, gli stereotipi e i pregiudizi riguardo all’invecchiamento permangono, anche se più tenui. Diventa però rilevante che, vedere un over 65 condurre una vita attiva non costituisce più motivo di profondo stupore, come succedeva fino a qualche anno fa, ma inizia ad entrare di diritto nella rappresentazione sociale dell’anziano.

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Introduzione Che fine hanno fatto gli anziani? Perché media e pubblicità continuano a proporre, per lo più, immagini giovanili, quando il nostro mondo sta invecchiando a vista d’occhio? Il silenzio sul fenomeno dell’invecchiamento della popolazione, del quale non ci siamo ancora resi pienamente conto. Le previsioni statistiche della “World Health Organization” indicano una crescita esponenziale del numero degli ultrasessantenni, principalmente nei paesi occidentali, e più in generale, nel mondo fino a rappresentare, nel 2025, il 70% della popolazione mondiale. (WHO, 2000). Coloro che nel 2050 rientreranno nella fascia degli anziani sono già nati. Quella che ci aspetta in un futuro molto vicino è una trasformazione radicale, un vero terremoto anagrafico- così definito dalle Nazioni Unite- destinato a sconvolgere l’assetto sociale, politico ed economico di quasi tutto il mondo occidentale. Nonostante l’aumento di tale figura sociale, l’anziano sta divenendo sempre meno un punto di riferimento, come era nelle società del passato, e, sempre più spesso, è relegato ai margini della società. Oggi le rappresentazioni favorevoli alla gioventù sono così forti, che perfino gli anziani stessi, a volte, tendono a criticare impietosamente i loro coetanei, contribuendo a rafforzare i miti di una società che ha paura di invecchiare. A questo punto, viene spontaneo domandarsi se, in realtà, gli anziani sono considerati così negativamente nel nostro paese. Con la presente ricerca si è cercato di dare al riguardo una risposta, nonché un contributo, seppur minimi.

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