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La contiguità tra mafia e impresa

Il presente elaborato non è un trattato sull’argomento criminalità organizzata, poiché su di esso esiste una vasta bibliografia, forse troppo vasta e approfondita perché si possano trarre conclusioni univoche, chiare e definitive.
L’analisi del tema risulta altresì complessa se si tiene conto delle varie sfaccettature di cui il fenomeno mafioso è caratterizzato: non a caso definito dal dott. Pietro Grasso “argomento da mille vite”. La mafia, infatti, è molto di più di un fenomeno criminale tout court ma, per dirla con le parole del Giudice Giovanni Falcone, è anche “qualcosa di assai diverso di un mostro o di un cancro impossibile da debellare”.
Sulla base di tali presupposti, ricercando la congruità delle misure politico-criminali di contrasto in rapporto a strutture che negano il diritto non riconoscendo il monopolio statuale della forza, è stato possibile procedere alla stesura di questo testo, nella duplice convinzione che il concetto di mafia - una volta depurato dagli stereotipi e dai paradigmi che su di esso si sono nel tempo affastellati - sia ancora oggi utilmente analizzabile e che le mafie siano tutt’altro che avviate alla dissoluzione.
Attraverso un percorso di osservazione dell’evoluzione della nozione giuridica di mafia, nonché l’approfondimento di tutti quegli aspetti che ne costituiscono i principali elementi, si valuta l’impianto normativo, soffermandosi sull’aspetto della gestione o controllo dell’attività economica, e le altre misure adottate dal legislatore per la predisposizione di una complessiva ed efficace politica criminale di contrasto.
La parte centrale dell’analisi si concentrerà su quella che appare essere la vera essenza del potere mafioso: un potere silente e non visibile, ma di certo non meno pericoloso delle manifestazioni eclatanti osservate a cavallo degli anni Novanta. Un potere, questo, che si sostanzia nella formazione di una cultura imprenditoriale, sempre meno illecita nella forma e sempre più illecita nella sostanza, che incide sul libero mercato con effetti devastanti per la concorrenza, il lavoro ed il credito. In questa direzione, sarà eseguita un’analisi attenta delle problematiche attinenti a certe “contiguità” che possono verificarsi tra un dato ambiente imprenditoriale e un determinato gruppo mafioso.
L’attenzione sarà spostata, nella parte finale del lavoro, sul modus operandi delle organizzazioni mafiose, con la disamina del riciclaggio dei capitali illecitamente accumulati, e le politiche di intervento per contrastare l’accumulazione dei patrimoni mafiosi, con la finalità di fornire una panoramica completa delle misure politiche di natura afflittiva adottate dal legislatore per la repressione dei fenomeni territoriali innanzi descritti.
Attraverso il riciclaggio, e sostanzialmente il “reinvestimento” dei capitali, le associazioni mafiose ottengono il duplice risultato di accumulare ricchezza, da reintrodurre e “ripulire” nei mercati legali e non, e di “miscelarsi” alle imprese “pulite”, ottenendo un’effettiva invisibilità e riuscendo, indirettamente, a condizionare i mercati in cui operano, ottenendone ulteriori vantaggi. In tale quadro sono stati delineati i peculiari aspetti normativi di riferimento, nonché evidenziate le più sperimentate metodologie di infiltrazione e di inquinamento dell’economia poste in essere dal crimine organizzato.

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- 6 - Premessa Il presente elaborato non è un trattato sull’argomento criminalità organizzata, poiché su di esso esiste una vasta bibliografia, forse troppo vasta e approfondita perché si possano trarre conclusioni univoche, chiare e definitive. L’analisi del tema risulta altresì complessa se si tiene conto delle varie sfaccettature di cui il fenomeno mafioso è caratterizzato: non a caso definito dal dott. Pietro Grasso “argomento da mille vite”. La mafia, infatti, è molto di più di un fenomeno criminale tout court ma, per dirla con le parole del Giudice Giovanni Falcone, è anche “qualcosa di assai diverso di un mostro o di un cancro impossibile da debellare”. Sulla base di tali presupposti, ricercando la congruità delle misure politico- criminali di contrasto in rapporto a strutture che negano il diritto non riconoscendo il monopolio statuale della forza, è stato possibile procedere alla stesura di questo testo, nella duplice convinzione che il concetto di mafia - una volta depurato dagli stereotipi e dai paradigmi che su di esso si sono nel tempo affastellati - sia ancora oggi utilmente analizzabile e che le mafie siano tutt’altro che avviate alla dissoluzione. Attraverso un percorso di osservazione dell’evoluzione della nozione giuridica di mafia, nonché l’approfondimento di tutti quegli aspetti che ne costituiscono i principali elementi, si valuta l’impianto normativo, soffermandosi sull’aspetto della gestione o controllo dell’attività economica, e le altre misure adottate dal legislatore per la predisposizione di una complessiva ed efficace politica criminale di contrasto. La parte centrale dell’analisi si concentrerà su quella che appare essere la vera essenza del potere mafioso: un potere silente e non visibile, ma di certo non meno pericoloso delle manifestazioni eclatanti osservate a cavallo degli anni Novanta. Un potere, questo, che si sostanzia nella formazione di una cultura imprenditoriale, sempre meno illecita nella forma e sempre più illecita nella sostanza, che incide sul libero mercato con effetti devastanti per la concorrenza, il lavoro ed il credito. In questa direzione, sarà eseguita un’analisi attenta delle problematiche attinenti a certe “contiguità” che possono verificarsi tra un dato ambiente imprenditoriale e un determinato gruppo mafioso.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Angelo Lerario Contatta »

Composta da 172 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.