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Economie senza denaro. Una tipologia semiotica di Banche del Tempo

Informazioni tesi

  Autore: Bernardo Marucci
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Teoria della comunicazione
  Relatore: Giovanna Cosenza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 418

I meccanismi sociali di circolazione degli oggetti di valore, e le radici della loro valorizzazione, hanno costituito per la semiotica narrativa greimasiana un iniziale punto di favore da cui studiare il funzionamento di senso dei fenomeni sociali, ben prima che si aprisse la distinzione di un orizzonte socio-semiotico.

Fin dai suoi albori, la semiotica generativa si era infatti posta anche come studio della società, e aveva condiviso con altri discorsi scientifici l'interesse rispetto a temi come la produzione, il consumo e il dono degli oggetti di valore. Già i contributi antropologici più vicini all'episteme semiotica avevano formalizzato una grammatica dei rapporti sociali costruita intorno agli equilibri della reciprocità e degli scambi delle ricchezze (cfr. Mauss 1924). E proprio dall'antropologia culturale di Mauss, Greimas aveva tratto ispirazione per elaborare una sintassi della circolazione dei valori.

Non c'era dunque bisogno del richiamo pressante della contemporaneità, e delle contingenze di una crisi, per riscoprire una vocazione economica della semiotica, o una sua attitudine a parlare di valore economico, di scambio o di dono. Se, tuttavia, una spinta arriva dalla contemporaneità rispetto alla trattazione in chiave semiotica di problemi economici, può esser colta in certi propositi palingenetici originati nel discorso pubblico dalla forza d'urto con cui la crisi si è manifestata.

Il campo della "economia senza denaro", e al suo interno le Banche del Tempo come oggetto principale di questa trattazione, sono così il risultato della ricognizione degli esperimenti economici più critici rispetto al discorso monetario classico e più inclini a una riformulazione radicale dei suoi istituti.

Le Banche del Tempo (circuiti locali di scambio e sistemi non monetari fondati sul principio della reciprocità indiretta come meccanismo di circolazione degli oggetti di valore) emergono dunque come fenomeno economico di interesse semiotico, oltreché per la loro appetibilità in tempi di crisi, e dunque per l'aggancio con l'attualità, anche perché enunciano praticamente una contestazione profonda delle regole del denaro.
In questi cantieri di "altra economia", il potenziale di critica rispetto allo strumento monetario classico attinge infatti la profondità della matrice originaria da cui discende la variabilità dei comportamenti economici di superficie. Dai tassi di interesse alla bilateralità dello scambio, dallo stimolo alla tesaurizzazione all'imperativo della crescita, dall'aspettualizzazione puntuale delle transazioni alle tecniche di misurazione del valore, è contro la potenza generativa delle regole del denaro che si dispiega l'azione di questi esperimenti di economia alternativa e senza denaro.

Una prima parte del lavoro è dunque volta a descrivere le potenzialità delle Banche del Tempo, e del più vasto campo della "economia senza denaro", nei termini di una formazione discorsiva foucaultiana, originata da una matrice normativa distinta da quella dell'economia monetaria. A partire da tale nuova matrice, e all'interno del campo di dispersione costituito dall'ordine discorsivo dell'economia senza denaro, è dunque possibile rintracciare le linee di fuga lungo le quali il nuovo discorso economico potrà dipanarsi.

Il cuore del presente lavoro sarà però costituito dal racconto di quattro casi concreti di Banca del Tempo, esperienze storiche (tuttora in vita o già terminate) di economia senza denaro che meritano un resoconto dettagliato per la loro capacità di illustrare nella pratica le potenzialità del campo discorsivo a cui pertengono.
L'analisi semiotica di ciascuna delle quattro Banche analizzate (di Firenze, Bologna, Reggio Emilia e Lecce) mette in risalto come esse abbiano saputo incrociare e arricchire, con la loro attività, i fronti di riflessione aperti nel primo capitolo, e come – insistendo su una particolare variabile semiotica – abbiano saputo percorrere o prolungare quei tracciati non ancora battuti di semio-economia.

Il settimo, e ultimo capitolo, potrà così raccogliere il portato delle quattro analisi, e ordinarlo in una tipologia semiotica, organizzata come un mapping, all'interno del quale le Banche studiate si dispongono sulla base della loro etichetta (“sociale”, “politica”, “economica”, “filosofica”), e del punto di attacco della loro attività (la variabile semiotica del soggetto, quella delle relazioni intersoggettive, quella dell'oggetto di valore, e quella della valenza o delle teorie del valore).

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