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Cure palliative e terapia del dolore nel paziente oncologico

In Italia vengono diagnosticati 300 000 casi di neoplasie ogni anno, 940.000/anno i ricoveri riconducibili a patologie oncologiche; 150.000 i decessi che rappresentano circa il 30% delle cause di morte della popolazione. L’incremento esponenziale della popolazione anziana nei prossimi decenni potrebbe addirittura raddoppiare il numero dei casi con le immaginabili conseguenze economiche ed assistenziali. Le stime attuali, riferite ai bisogni assistenziali, considerano che circa il 90% dei pazienti oncologici in fase avanzata di malattia, necessitano di un livello di cure ambulatoriali (Ambulatorio di Terapia del dolore) e di una assistenza domiciliare di cure palliative nella ultima fase della malattia (con media di circa 50 giorni di assistenza). Di tali pazienti assistiti al domicilio, circa il 20-25% necessita, nella fase finale della malattia, di almeno un ricovero presso una struttura di ricovero con letti dedicati a programma hospice (con media di circa 15 giorni di ricovero).
In tutto il mondo e nel nostro Paese si è sviluppato un movimento di pensiero sulle cure palliative che ha letteralmente sconvolto e modificato tutti i piani sanitari nazionali, regionali e aziendali. La qualità della vita e il controllo del dolore in pazienti considerati “terminali” sono considerati oramai delle priorità e lo stesso Ministero della Salute considera obiettivo strategico la messa a punto di piani certificati di erogazione sanitaria in Cure Palliative.

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6 Introduzione Un tumore maligno può svilupparsi in ogni tessuto, in ogni organo e a qualunque età. La maggior parte delle neoplasie è potenzialmente curabile se diagnosticata precocemente. I pazienti stessi possono aiutare a riconoscere i segni precoci di alcune possibili neoplasie maligne. Gli esami diagnostici e la terapia adeguata sono essenziali per il raggiungimento di risultati ottimali. Il medico deve prendere in considerazione tutte le opzioni terapeutiche, se la guarigione o una ragionevole palliazione sono possibili. «La guerra globale contro il cancro - osserva David Khayat1 - non può essere vinta da un solo istituto, una sola azienda, una sola nazione o da una sola disciplina scientifica. La lotta richiede un´azione ampia e coerente a livello nazionale e internazionale, per superare i maggiori ostacoli alla vittoria, che sono la tendenza all´isolazionismo e all´autocompiacimento». I pazienti affetti da neoplasia che non hanno possibilità di guarigione, devono essere informati sul trattamento cui verranno probabilmente sottoposti e sui suoi possibili effetti collaterali. Possono essere necessarie terapie intensive per il trattamento delle complicanze correlate al trattamento. I malati oggi si mostrano più sensibili alla loro qualità di vita e i medici hanno la necessità di trovare il giusto equilibrio tra la tossicità dei trattamenti e il mantenimento di un´ottimale qualità di vita del paziente. È possibile affermare che in Italia vengono diagnosticati 300 000 casi di neoplasie ogni anno, 940.000/anno i ricoveri riconducibili a patologie oncologiche; 150.000 i decessi che rappresentano circa il 30% delle cause di morte della popolazione. L‟incremento esponenziale della popolazione anziana nei prossimi decenni potrebbe addirittura raddoppiare il numero dei casi con le immaginabili conseguenze economiche ed assistenziali 2. 1 David Khayat - oncologo francese, presidente del «World summit against cancer» 2 Discorso del Ministro Maurizio Sacconi, Giornata per la Ricerca sul Cancro, 7 novembre 2008, Palazzo del Quirinale.

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Felitsyia Tikhanovich Contatta »

Composta da 90 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.