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Le misure e le sanzioni interdittive a carico degli enti collettivi nel decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231

Nell'applicazione giurisprudenziale delle interdizioni abbiamo trovato alcune utili interpretazioni sui punti più controversi della disciplina, ma accanto alle soluzioni esegetiche sono arrivati nuovi interrogativi, non previsti dal legislatore nel 2001.
Mentre si attende un nuovo intervento generale sul decreto 231, dato che finora tutte le novelle hanno arricchito la sola parte speciale (artt. 24-25) di ulteriori fattispecie incriminatrici, dobbiamo guardare all'attuale efficacia delle sanzioni interdittive nei confronti degli enti collettivi. Sta dando risultati il nuovo approccio collaborativo con i destinatari delle misure incapacitanti?
Gli scarni dati empirici impediscano di soppesare l'efficacia dissuasiva delle condanne incapacitanti, specialmente nel lungo periodo; per converso, essi dicono molto sull'immediata capacità lato sensu rieducativa delle sanzioni interdittive negli enti.
Allora, le sanzioni e le misure interdittive del decreto sono molto più incisive di quanto risultino nelle statistiche; non è il numero delle condanne a indicarne il grado di effettività, ma il novero delle imprese tornate spontaneamente al rispetto della legalità, a seguito di un provvedimento cautelare o a prescindere da esso.

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Capitolo Primo LE PENE ACCESSORIE INTERDITTIVE NEL CODICE PENALE. PREMESSA INTRODUTTIVA “On a fait d'observer d'abord que ces interdictions, qui dérivent d'institutions très anciennes, apparaissent à bien des égards comme des survivances historiques. […] On allègue également que le législateur révèle une tendance naturelle à abuser de ces interdictions, dès qu'elles font partie de l'arsenal répressif. Elles se multiplient bientôt dans les lois spéciales au point de devenir incohérentes.” ANCEL M., Rapport de synthèse, in Les interdictions professionnelles et les interdictions d’exercer certaines activités, Paris, 1969, p. 280. SOMMARIO : Introduzione - 1. L’assetto generale delle interdizioni: definizione, struttura, contenuti e funzione. - 2. La traduzione normativa come pene accessorie nel codice penale: a) i presupposti dipendenti dalla condanna principale; b) estensione oggettiva e soggettiva delle interdizioni di parte generale. - 3. I principali profili critici delle pene interdittive a carico delle persone fisiche. L'opportunità di un radicale cambiamento. § Introduzione L'interdizione si può definire, in generale, come una sanzione implicante la restrizione della capacità giuridica del condannato. Questa nozione ha un contenuto piuttosto ampio, tuttavia non possiamo specificarla con maggior esattezza, data l'estrema varietà di pene incapacitanti esistite in passato oppure vigenti adesso in Italia e negli ordinamenti stranieri. Il paradigma archetipico della sanzione interdittiva risiede nell'antica pena del “bando”, che allontanava il reo dalla comunità, impedendogli totalmente di esercitare le attività e le funzioni ricoperte fino ad allora. Inoltre, nel diritto romano e in età medievale erano frequenti, come conseguenza automatica di certe pene afflittive o infamanti, le previsioni di incapacità giuridiche totali, ovvero della cd. morte civile, in base alla base il condannato continuava a vivere ma non era più considerato esistente per l'ordinamento1. Queste antiche figure interdittive comportavano la perdita definitiva dei diritti civili e patrimoniali, a danno non solo del reo ma anche dei suoi familiari e creditori. 1 ANCEL M., Rapport de synthèse, in Les interdictions professionnelles et les interdictions d’exercer certaines activités, Parigi, 1969, p. 280; 3

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Valeria Spinosa Contatta »

Composta da 190 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.