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''Insieme verso l'isola che non c'è''. Alla scoperta del mondo autistico. Un'avventura indimenticabile.

Informazioni tesi

  Autore: Federica Barbaglia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Tomaso Elia Vecchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 42

L’autismo è un disordine inerente allo sviluppo complesso che compare nei primi tre anni di vita, benché sia talvolta diagnosticato più tardi. Influisce sul normale sviluppo delle abilità cerebrali di socializzazione e di comunicazione. Le caratteristiche comuni dell’autismo includono l’incapacità di intrattenere relazioni sociali, il danneggiamento della comunicazione verbale e non verbale, i problemi riguardanti il processamento dei messaggi sensoriali e una serie di comportamenti ripetitivi e ristretti.
I sintomi possono variare da moderati a gravi. Due condizioni più lievi collegate a questa patologia sono la sindrome di Asperger e il disturbo di Rett.
L’autismo è una condizione fisica collegata ad anomalie sia biologiche sia chimiche del cervello. Le cause esatte di questa anomalie rimangono sconosciute, ma questa è un’area di ricerca molto attiva. C’è probabilmente una combinazione di fattori che conducono all’autismo.
Molte cause possibili sono state ipotizzate, ma nessuna di esse è stata mia confermata.
Esse implicano cambiamenti del tratto digestivo, dieta, avvelenamento da mercurio, sensibilità ai vaccini e l’uso inefficiente del corpo di vitamine e minerali.
L’autismo colpisce i maschi da tre a quattro volte più spesso delle femmine. Il reddito della famiglia, l’istruzione e lo stile di vita non sembrano essere collegate con il rischio di autismo.

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5 Ci sono bambini "imprigionati" senza essere fisicamente dietro le sbarre. Avvinti, per ragioni ancora misteriose, a un'interiorità che tutto pervade e molto esclude, costretti all'interno della “fortezza vuota” al cui assedio, da decenni, psichiatri, psicologi e medici non riescono a porre una fine risolutiva. La storia di questa sindrome è la storia di un susseguirsi continuo di ipotesi e smentite: dalle attribuzioni di responsabilità alle madri, ai biologismi estremi in termini assolutori, dalle ardite teorizzazioni biochimiche (il mercurio dei vaccini, i pesticidi casalinghi) alle ipotesi di incompletezza dello sviluppo psicologico. Lo si attacca su tutti i fronti l'autismo e ancora non si è riusciti a comprenderlo. CHE COS’E’ L’AUTISMO? L’autismo è un handicap gravissimo, che coinvolge diverse funzioni cerebrali; si manifesta entro i primi 36 mesi di vita e perdura per tutta la vita. Colpisce 1 persona su 1000, mentre 2 su 1000 ne presentano alcuni sintomi potendo anch’esse essere incluse nella definizione di soggetti con “spettro autistico”. La percentuale di incidenza è a favore del sesso maschile con un rapporto di 4:1 rispetto alle femmine. La sua caratteristica principale è la difficoltà di contatto con la realtà, condizione che comporta una impossibilità o comunque una grande difficoltà a comunicare con gli altri e a mantenere un contatto funzionale con l’ambiente. COME FU INIZIALMENTE IDENTIFICATO L’AUTISMO? Cos’è questo disturbo straordinariamente enigmatico, allo stesso tempo così sottile e così maligno nei suoi effetti, che consente un progresso evolutivo e tuttavia non permette una completa integrazione nella comunità adulta? Sin da quando ci si rese conto di questi strani quadri evolutivi, si è tentato di rispondere a tale domanda. Qualsiasi trattazione sull’autismo infantile deve cominciare con i pionieri Leo Kanner e Hans Asperger che, indipendentemente uno dall’altro, pubblicarono per primi degli studi su questo disturbo. Tali pubblicazioni contenevano descrizioni dettagliate di casi e offrivano i primi tentativi teorici di spiegare l’autismo. Questi due autorevoli studiosi ritenevano che sin dalla nascita fosse presente un disturbo fondamentale che dava origine a problemi molto caratteristici. Può sembrare una coincidenza notevole il fatto che entrambi abbiano scelto la parola “autistico” per caratterizzare la natura del disturbo sottostante.In realtà, non si tratta di una coincidenza poiché questo termine era stato introdotto dal grande psichiatra Eugen Bleuler all’inizio del ventesimo secolo, ed era ben conosciuto in psichiatria. Originariamente si riferiva a un disturbo particolarmente evidente della schizofrenia, cioè un restringimento delle relazioni e con il mondo esterno talmente estremo da escludere qualsiasi cosa eccetto il proprio sé. Questo restringimento poteva essere descritto come un allontanamento dal mondo della vita sociale verso se stesso: di qui i termini “autistico” e “autismo”, dal greco authòs, che significa “sé”. Oggi questi termini sono applicati quasi elusivamente al disturbo dello sviluppo che attualmente chiamiamo autismo. Le etichette riferite all’ epoca, “autismo infantile precoce” o “autismo infantile”, sono cadute in disuso, poiché implicano un qualche contrasto con l’”autismo adulto” e danno l’errata impressione che crescendo si possa guarire. Sia Kanner, che lavorava a Baltimora, sia Asperger che lavorava a Vienna, osservarono casi di bambini strani, i quali avevano in comune alcune caratteristiche affascinanti. Sembrava soprattutto che non sapessero allacciare normali relazioni affettive con i loro coetanei. Contrariamente alla schizofrenia di Bleuler, sembrava che questo disturbo fosse presente fin dall’inizio. Inoltre, a differenza della schizofrenia, questo disturbo non era

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