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L'utilizzo del video durante le rappresentazioni teatrali

Esaminare e catalogare in maniera esaustiva e soddisfacente la natura del teatro e le sue innumerevoli realizzazioni a partire dagli anni ’80 sarebbe un’impresa titanica, un tentativo che svilirebbe la molteplicità di prospettive alla base delle sperimentazioni artistiche che hanno fatto un uso massiccio del video nel corso di questo ultimo scorcio di secolo. Quello che mi propongo di fare in questa tesi è di restringere il terreno di indagine all’utilizzo della componente video nel corso delle rappresentazioni teatrali. È infatti questo un ambito che si presta a riflessioni estremamente stimolanti, sia per quel che riguarda il vasto numero di sperimentazioni effettuate e di conseguenza il materiale reperibile in termini di rappresentazioni proposte , sia per le molteplici funzioni che il video ha avuto entrando in rapporto dialettico con la rappresentazione teatrale di natura più tradizionalmente fisica e naturale del vissuto hic et nunc sul palcoscenico. Vengono in questo modo messi in discussione i concetti cardine del teatro convenzionale quali l’immediatezza, la naturalità, il carattere specificatamente fugace della rappresentazione, attraverso l’introduzione della registrazione di filmati nonché della proiezione in diretta di una realtà non presente sul palcoscenico. Oltre a destabilizzare il principio dell’hic et nunc teatrale, il video, lungi dall’essere un mero espediente scenografico, diventa ‘agente’ nella rappresentazione, nonché crocevia di riflessioni riguardanti la natura dialettica, estetica e sinestetica-sensoriale dell’opera d’arte. Prima di cimentarmi in questa descrizione più esemplificativa però, credo che sia fondamentale proporre una definizione il più possibile dettagliata del concetto di immagine, nonché descrivere brevemente, il clima sociale, ideologico, artistico ed economico nel quale questo nuovo modo di fare teatro affonda le sue radici e trova le sue motivazioni più profonde. Se infatti la pratica della contestualizzazione risulta utile nell’analisi di qualsiasi disciplina artistica, il teatro in quanto rappresentazione vivente della realtà sociale e delle conseguenze emotive che questa componente ha sull’individuo, sente come necessario questo riferimento storico-culturale. Ho ritenuto opportuno poi, fare qualche riflessione sullo “stato di salute” della ricerca teatrale, poiché è questo l’ambito che ha dato i natali a molte delle realizzazioni artistiche che hanno sfruttato il dispositivo video a teatro.
Per quanto siano numerose le compagnie che, attualmente, sfruttano il medium elettronico nel corso della messinscena dei loro spettacoli, poco è stato scritto riguardo al significato che il video riveste per il teatro. Proprio Paolo Rosa, uno dei collaboratori del laboratorio di ricerca artistica Studio Azzurro, ritorna sulla questione della difficoltà che si incontra nel volere analizzare e utilizzare la componente video all’interno di un impianto tipicamente teatrale . È dunque questo un terreno problematico non solo per chi vuole operare pragmaticamente in questo ambito, ma anche per chi desidera analizzare criticamente e teoricamente un aspetto così rivoluzionario del teatro contemporaneo. Nel corso di questo lavoro, mi sono più volte soffermata sul concetto di ‘contaminazione’ e di ‘ibridazione’ tra esperienze che, qualche decennio prima che accadessero, era assolutamente impensabile considerare compresenti nella costruzione di un discorso artistico unitario. Il video, un tempo ritenuto fredda espressione di una tecnologia sempre più innovativa, con il suo ingresso a teatro viene progressivamente umanizzato, fino ad attribuirgli lo statuto artistico di ‘agente’ sulla scena. Un riferimento a Antonin Artaud si è rivelato significativo poiché ha costituito la dimostrazione della tendenza, sempre più evidente, di attribuire il medesimo statuto artistico ai diversi elementi interagenti sulla scena, a scapito della spesso rivendicata superiorità attoriale . Se un tempo pensare al video su un palco costituiva una contraddizione, si aveva addirittura la sensazione di essere venuti meno ai presupposti di base di una disciplina artistica così “umana” come quella teatrale, ora la sua presenza viene accettata, a volte persino data per scontata. Pensare alla ricerca teatrale degli ultimi decenni ci porta a riflettere sullo scambio continuo tra questa arte e altre discipline che ha spesso condotto a risultati degni di lode. Il teatro è un’arte viva, attiva ed è proprio questa spinta alla ricerca ad avere stimolato sempre diverse combinazioni di mezzi, artistici e non.

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INTRODUZIONE “Ritorno ad Alphaville è per noi un punto di arrivo ma anche di partenza: il problema di forme di comunicazione diverse è quello che ci sta a cuore. In questo senso il viaggio verso Alphaville è il nostro viaggio verso una nuova fase di ricerca. E si viaggia per tornare dove siamo partiti ma trasformati”. Mario Martone (da un’intervista di Anna Bandettini, La Repubblica, 30 aprile 1987) Esaminare e catalogare in maniera esaustiva e soddisfacente la natura del teatro e le sue innumerevoli realizzazioni a partire dagli anni ’80 sarebbe un’impresa titanica, un tentativo che svilirebbe la molteplicità di prospettive alla base delle sperimentazioni artistiche che hanno fatto un uso massiccio del video nel corso di questo ultimo scorcio di secolo. Quello che mi propongo di fare in questa tesi è di restringere il terreno di indagine all’utilizzo della componente video nel corso delle rappresentazioni teatrali. È infatti questo un ambito che si presta a riflessioni estremamente stimolanti, sia per quel che riguarda il vasto numero di sperimentazioni effettuate e di conseguenza il materiale reperibile in termini di rappresentazioni proposte , sia per le molteplici funzioni che il video ha avuto entrando in rapporto dialettico con la rappresentazione teatrale di natura più tradizionalmente fisica e naturale del vissuto hic et nunc sul palcoscenico. Vengono in questo modo messi in discussione i concetti cardine del teatro convenzionale quali l’immediatezza, la naturalità, il carattere specificatamente fugace della rappresentazione, attraverso l’introduzione della registrazione di filmati nonché della proiezione in diretta di una realtà non presente sul palcoscenico. Oltre a destabilizzare il

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Federica Mariani Contatta »

Composta da 164 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.