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A chi toc? (due casi di psicosi infantile)

Informazioni tesi

  Autore: Annalisa Piergallini
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Psicoterapia ad orientamento lacaniano
Anno: 2003
Docente/Relatore: Virginio Baio
Istituito da: Istituto Freudiano, Roma
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 56

E' il racconto di due percorsi clinici e terapeutici di psicosi infantile. Il primo è un giovanissimo schizofrenico di undici anni, Sebastiano, conosciuto nell'ambito del lavoro come educatrice presso una comunità terapeutica per minori cosiddetti psicotici. La difficile storia di questo ragazzino così folle e incontenibile da non riuscire a stare nelle istituzioni per più di due mesi. Così ogni volta era costretto a tornare dal padre che lo sfruttava, campando solo della pensione d'invalidità del figlio, e lo picchiava; come testimoniavano svariate denunce.
Sebastiano è posseduto dalla follia del padre, parla con la sua voce, ha allucinazioni e fenomeni gravi di autolesionismo. Ma questa è la storia della sua nascita come soggetto della parola e del discorso.
Il secondo caso è un bambino autistico di quattro anni, visto privatamente, che esce progressivamente dal suo quasi totale mutismo per smentire ogni dichiarazione di impossibilità cognitiva e terapeutica. Dadà smentisce tutti, ma sgretolandosi la sua monade autistica incontra anche la sofferenza, le contraddizioni e l'assurda giostra folle del linguaggio.
Entrambi i casi sono raccontati con una linearità e chiarezza, da poter dare anche ai non tecnici un'idea della schizofrenia e dell'autismo infantili; e, per agli addetti ai lavori, è una guida concreta per il lavoro come educatori in comunità e il trattamento privato di minori in posizione psicotica, tramite l'applicazione della psicoanalisi lacaniana.

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1 4. SAN SEBASTIANO E IL LEONE Apri gli occhi ora. Lo farò. Un momento. E’ tutto scomparso da allora? Se li riaprissi e rimanessi per sempre nel nero diafano. Basta! Voglio vedere se posso vedere. Adesso vedo. (J. Joyce, Ulisse, Mondadori, 1998, p. 38) Sebastiano aveva quasi 12 anni ed era arrivato da due giorni quando ho iniziato a lavorare all’Antenna 112 di Marghera. Passava gran parte del tempo a tirarsi la sabbia in faccia, a buttarsi a terra, rompeva vetri e oggetti vari, andava in giro nudo, si toccava il pisello, si picchiava, dava calci e testate. Il primo contatto con lui è andato più o meno così. Lui gridava, si disperava steso a terra tirando calci a chi si avvicinava, poi si è alzato e mi è venuto vicino chiedendomi dolcemente: - Quando viene il mio papà? Mi ha messo le braccia intorno al collo, ha accennato una carezza e… zac! Una testata fortissima! Sebastiano ripeteva continuamente la stessa domanda: “Quando viene il mio papà?” La ripeteva come una cantilena, oppure parlava con voce grave e tonalità decisa: - Sebastiano ti ammazzo! Non devi scappare più! Dov’è la stampella? Sebastiano sei proprio pazzo! Sebastiano sembrava ripetere le frasi che deve avergli gridato contro il padre. Prima di arrivare a Marghera, Sebastiano viveva con suo padre che lo picchiava, anche quotidianamente, come veniva confermato da diverse denunce, tra cui quella per avere picchiato il figlio in un supermercato, per averlo tenuto chiuso in automobile per 8-10 ore durante una corsa di ciclismo, per averlo buttato dal secondo piano… La madre, immagine della donna oggetto, sexy e fragile, aveva avuto da un altro matrimonio una figlia, si era poi separata e aveva avuto una relazione e una convivenza burrascose con l’uomo con cui aveva concepito Sebastiano. La loro unione era stata costellata di liti, scenate anche tra l’uomo e sua madre, rigida e religiosa. I servizi si erano occupati piuttosto presto della famiglia, Sebastiano era stato istituzionalizzato (con diagnosi di schizofrenia grave) più volte e

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