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Danni cardiaci da antineoplastici di sintesi e biologici

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Mondrone
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Scienze Ambientali
  Corso: Biotecnologie farmaceutiche
  Relatore: Liberato Berrino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 32

In questo progetto ci siamo interessati alla cardiotossicita' da antitumorali come Imatinib, Bortezomib, Trastuzumab ed in particolare la Doxorubicina. Parte importante del progetto è l'apoptosi, argomento molto sviluppato nella tesi .A chi è interessato posso fornire anche la presentazione della tesi.

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2 1 Introduzione La ricerca scientifica di base ha prodotto nell'ultimo decennio, dettagliate informazioni sui meccanismi patogenetici, molecolari e biochimici responsabili della proliferazione, del differenziamento e dei processi di riparazione del DNA delle cellule. Alterazioni di tali meccanismi a vari livelli sono responsabili dell'insorgenza e della progressione dei tumori maligni. Nonostante queste conoscenze, la cura delle neoplasie maligne è ancora basata sull'impiego di farmaci chemioterapici citotossici, la cui azione mira direttamente a danneggiare il DNA o ad inibire la duplicazione cellulare provocando la morte in maniera aspecifica sia delle cellule tumorali sia delle cellule normali in fase di replicazione. La mancanza di specificità d'azione dei chemioterapici è alla base della considerevole tossicità che fa seguito alla loro somministrazione e si manifesta generalmente con mielosoppressione, mucosite, alopecia, astenia, alterazioni delle funzioni cardiache, neurologiche, renali e gastroenteriche. Questo bagaglio di effetti indesiderati non è sempre controbilanciato da una soddisfacente remissione delle neoplasie, soprattutto dei tumori solidi in fase avanzata, che ancora costituiscono malattie incurabili con limitate possibilità di sopravvivenza a lungo termine (Rossi F. e coll., 2005). Le antracicline, da questo punto di vista, rappresentano un gruppi di chemioterapici che, da soli o in associazione, sono ampiamente utilizzati per il trattamento di tumori solidi ed ematopoietici, ma presentano un elevato grado di cardiotossicità dose-dipendente. La cardiotossicità, infatti, rappresenta uno dei fattori che maggiormente limitano l’uso delle antracicline, con un forte impatto sulla qualità di vita e sulla sopravvivenza del paziente, indipendentemente dal problema oncologico di base. Più della metà dei pazienti trattati con antracicline (AC), infatti, valutati anche dopo 10-20 anni dalla diagnosi oncologica iniziale, presentano alterazioni cardiache di diversa entità quali scompenso cardiaco conclamato nel 5% dei casi e aritmie nel 40% dei casi (Silber JH, Canaan A, 2004). Sebbene la cardiotossicità da antineoplastici sia stata studiata prevalentemente nelle antracicline, recentemente l'interesse è stato rivolto anche a farmaci che hanno come bersaglio le tirosin chinasi quali trastuzumab e imatinib (Floyd JD e coll., 2005).

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