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L'impairment test nelle attività immateriali: la valutazione dell'avviamento

La globalizzazione dei mercati ha reso, ormai, necessaria l’utilizzazione a livello mondiale, di un unico complesso di principi contabili per la formazione dei bilanci di esercizio, al fine di pervenire ad un’informazione economico-finanziaria comparabile nel tempo e nello spazio.
Sulla base di questo, infatti, negli ultimi anni a livello internazionale ha avuto luogo un processo di omogeneizzazione e convergenza degli standard contabili.
Tale processo ha subito un significativo acceleramento a seguito della scelta da parte dell’Unione Europea di individuare, nei principi contabili - IAS/IFRS - statuiti dall’International Accounting Standard Board (IASB) , il linguaggio comune verso i mercati finanziari e gli operatori che in essi operano, primi fra tutti gli investitori.
In questa prima fase del processo di omogeneizzazione, a seguito del Regolamento Europeo n°1606/2002, tutte le società dell’Unione Europea quotate in un mercato regolamentato sono obbligate all’adozione dei principi contabili internazionali per redigere, a partire dal 2005, il bilancio consolidato.
A livello nazionale, sul modello del Regolamento Europeo è intervenuto il decreto legislativo (D.lgs.) n° 38 del febbraio 2005.
Quest’ultimo prevede l’adozione obbligatoria dei principi contabili internazionali per tutte le società quotate, sia per il bilancio consolidato (dal 2005) che per quello individuale (dal 2006).
Allo stesso tempo gli stessi possono essere utilizzati, in via facoltativa, dalle società che rientrano nell’area di consolidamento di società obbligate a redigere il bilancio consolidato in base agli standard internazionali, nonché dalle società non quotate che redigono il bilancio consolidato.
Le società non obbligate, né dal Regolamento Comunitario né dalla normativa nazionale, all’adozione degli IFRS e quelle che non eserciteranno le facoltà di cui al D.lgs n° 38 del 2005, continueranno a redigere i propri conti individuali e consolidati secondo quanto previsto dal codice civile (c.c.).
Senza alcun dubbio, l’introduzione di tali principi contabili internazionali, nel contesto italiano, rappresenta, per le imprese, un momento di forte cambiamento e di discontinuità con il passato.
La stessa adozione, infatti, ha suscitato intensi dibattiti, in ambito accademico ed operativo, relativi alle difficoltà di predisporre bilanci di esercizio conformi a criteri e logiche molto spesso divergenti rispetto alla prassi contabile nazionale.
Tra i diversi elementi degni di interesse, vengono ad assumere particolare rilievo le problematiche valutative e di rappresentazione in bilancio dello IAS 36 (Riduzione durevole di valore o Impairment test), dello IAS 38 (Attività Immateriali) e dello IFRS 3 (Aggregazioni Aziendali).
Lo studio di questi principi contabili internazionali costituisce l’oggetto del presente lavoro.
La scelta di trattare lo IAS 36 è legata al fatto che la difficile congiuntura che attualmente caratterizza le principali economie mondiali, accompagnata da una prolungata diminuzione dei corsi azionari e dall’innalzamento dei tassi di interesse, potrebbe generare rilevanti effetti sui bilanci redatti in base ai principi contabili internazionali.
Spiacevoli potrebbero essere, infatti, le sorprese incontrate dalle società tenute alla verifica annuale dei valori di attività intangibili a vita utile indefinita, in sede di effettuazione del test di impairment.
L’effetto rischia di essere una diffusa diminuzione dei fair value e dei value in use delle attività e, quindi, l’emergere di perdite di valore degli assets acquisiti nel recente passato.
Occorre rammentare che la scelta di trattare, accanto allo IAS 36, lo IAS 38 non è casuale, ma è spinta da specifiche ragioni, in primo luogo riscontrabili nella crescente importanza che le immobilizzazioni immateriali hanno acquistato, negli ultimi anni, in ambito economico, oltre che nell’introduzione, da parte dello IAS in parola di un’importante novità rappresentata dalla distinzione tra intangibile a vita utile finita e indefinita.
Quest’ultima classe di attività ricomprende, a seguito di diverse novità apportate dagli stessi principi contabili internazionali, anche l’avviamento.
Disciplinata dallo IAS/IFRS 3, la novità più importante introdotta in relazione a tale asset è data dall’abbandono del concetto di vita utile definita e conseguentemente della procedura dell’ammortamento sistematico.
L’avviamento, per le imprese che applicano gli IAS/IFRS, viene iscritto in bilancio come attività a vita utile indefinita, con conseguente verifica periodica delle perdite di valore (impairment test) a sostituzione della procedura dell’ammortamento.
Quanto, brevemente, sopra esposto sarà, approfonditamene, trattato nel corso del presente lavoro che si articola in tre capitoli, aventi rispettivamente, quale oggetto l’esame dello IAS 38 che disciplina le attività immateriali, dello IAS 36 che tratta dell’impairment test e dell’IFRS 3 in merito all’avviamento.

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PREVIEW La globalizzazione dei mercati ha reso, ormai, necessaria l’utilizzazione a livello mondiale, di un unico complesso di principi contabili per la formazione dei bilanci di esercizio, al fine di pervenire ad un’informazione economico-finanziaria comparabile nel tempo e nello spazio. Sulla base di questo, infatti, negli ultimi anni a livello internazionale ha avuto luogo un processo di omogeneizzazione e convergenza degli standard contabili. Tale processo ha subito un significativo acceleramento a seguito della scelta da parte dell’Unione Europea di individuare, nei principi contabili - IAS/IFRS 1 - statuiti dall’International Accounting Standard Board (IASB) 2 , il linguaggio comune verso i mercati finanziari e gli operatori che in essi operano, primi fra tutti gli investitori. In questa prima fase del processo di omogeneizzazione, a seguito del Regolamento Europeo n°1606/2002, tutte le società dell’Unione Europea quotate in un mercato regolamentato sono obbligate all’adozione dei principi contabili internazionali per redigere, a partire dal 2005, il bilancio consolidato. A livello nazionale, sul modello del Regolamento Europeo è intervenuto il decreto legislativo (D.lgs.) n° 38 del febbraio 2005. Quest’ultimo prevede l’adozione obbligatoria dei principi contabili internazionali per tutte le società quotate, sia per il bilancio consolidato (dal 2005) che per quello individuale (dal 2006). Allo stesso tempo gli stessi possono essere utilizzati, in via facoltativa, dalle società che rientrano nell’area di consolidamento di società obbligate a redigere il bilancio consolidato in base agli standard internazionali, nonché dalle società non quotate che redigono il bilancio consolidato. Le società non obbligate, né dal Regolamento Comunitario né dalla normativa nazionale, all’adozione degli IFRS e quelle che non eserciteranno le facoltà di cui al D.lgs n° 38 del 2005, continueranno a redigere i propri conti individuali e consolidati secondo quanto previsto dal codice civile (c.c.). Senza alcun dubbio, l’introduzione di tali principi contabili internazionali, nel contesto italiano, rappresenta, per le imprese, un momento di forte cambiamento e di discontinuità con il passato. La stessa adozione, infatti, ha suscitato intensi dibattiti, in ambito accademico ed operativo, relativi alle difficoltà di predisporre bilanci di esercizio conformi a criteri e logiche molto spesso divergenti rispetto alla prassi contabile nazionale.                                                             1 I documenti emanati dallo IASB denominati IAS assumono a partire dal 2003, la denominazione di IFRS (International Financial Reporting Standard). 2 L’International Accounting Standard Boards - IASB - è l’organismo che istituzionalmente ha il compito di definire ed approvare i principi contabili internazionali.   

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Vanessa Fracella Contatta »

Composta da 70 pagine.

 

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