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La libera scelta della professione all'interno dell'Unione Europea e nell'ordinamento italiano

Informazioni tesi

  Autore: Costantino Cordella
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Luca Mezzetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 161

Lo studio che qui si intende proporre vuole analizzare i meccanismi giuridici che stanno dietro al mercato del lavoro, in una prospettiva che rilascia particolare attenzione al contesto prima europeo e poi italiano.
Si sono presi in particolare come capostipiti per portare avanti l’analisi, i riferimenti normativi che si propongono da un lato di limitare le disuguaglianze sociali ed economiche tra i soggetti e dall’altro di promuovere un mercato del lavoro improntato sui principi di non discriminazione e di necessario coordinamento intercomunitario tra gli Stati membri dell’Unione europea. E’ sembrato opportuno, come in qualsiasi studio giuridico, fare riferimento alla successiva evoluzione che in sede giurisdizionale, a livello comunitario come a livello nazionale, tale riferimenti normativi abbiano avuto, correlandoli ai commenti, molto spesso critici che gli interpreti hanno proposto.
Lo studio si è mosso su due diversi piani: nel primo capitolo si è inteso analizzare in una prospettiva sincronica quelle che sono le discipline preposte dalle Carte fondamentali europee, dai Trattati, oltre che dalla legislazione derivata, volte ad affermare la libera circolazione dei lavoratori; ci si è soffermati sulle differenze sussistenti tra i regimi che regolano lo spostamento dei lavoratori subordinati rispetto ai lavoratori autonomi e alle imprese che svolgono la loro attività in uno paese differente da quello di origine, focalizzandosi, in particolare sulle modalità di accesso, sulle condizioni di lavoro e sui limiti che a tali situazioni vengono imposte; in modo diacronico, poi, su alcuni punti di rilievo, si è tentato di descrivere l’evoluzione che la giurisprudenza ha avuto in seguito anche alle prospettive, non più solo economiche che l’Unione sta cercando di promuovere, riprendendo, perciò, gli accenti critici e le problematiche che un diritto sociale comunitario può, inevitabilmente, richiamare. Nel secondo capitolo si è tentato inizialmente di creare un filo conduttore tra le diverse istanze, culturali, religiose, politiche oltre che economiche, che hanno promosso, a livello prima europeo e poi italiano, il diritto al lavoro, come valorizzazione della persona sociale, catalizzando poi l’attenzione su come oramai i diritti sociali debbono essere interpretati alla pari degli altri diritti fondamentali.

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Lo studio che qui si intende proporre è mosso dalla volontà di analizzare i meccanismi giuridici che stanno dietro al mercato del lavoro, in una prospettiva che rilasci particolare attenzione al contesto prima europeo e poi italiano. Si sono presi in particolare come capostipiti per portare avanti l’analisi, i riferimenti normativi che intendono da un lato limitare le disuguaglianze sociali ed economiche tra i soggetti e dall’altro promuovere un mercato del lavoro improntato sui principi di non discriminazione e di necessario coordinamento intercomunitario tra gli Stati membri dell’Unione europea. E’ sembrato opportuno, come in qualsiasi studio giuridico, fare riferimento alla successiva evoluzione che in sede giurisdizionale, a livello comunitario come a livello nazionale, tali riferimenti normativi abbiano avuto, correlandoli ai commenti, molto spesso critici che gli interpreti hanno proposto. Lo studio si è mosso su due diversi piani: nel primo capitolo si è inteso analizzare in una prospettiva sincronica quelle che sono le discipline preposte dalle Carte fondamentali europee, dai Trattati, oltre che dalla legislazione derivata, volte ad affermare la libera circolazione dei lavoratori; ci si è soffermati sulle differenze sussistenti tra i regimi che regolano lo spostamento dei lavoratori subordinati rispetto ai lavoratori autonomi e alle imprese che svolgono la loro attività in uno paese differente da quello di origine, focalizzandosi, in particolare sulle modalità di accesso, sulle condizioni di lavoro e sui limiti che a tali situazioni vengono imposte; in modo diacronico, poi, su alcuni punti di rilievo, si è tentato di descrivere l’evoluzione che la giurisprudenza ha avuto in seguito anche alle prospettive, non più solo economiche che l’Unione sta cercando di incentivare, riprendendo, perciò, gli accenti critici e le problematiche che un diritto sociale comunitario può, inevitabilmente, richiamare. Nel secondo capitolo si è tentato inizialmente di creare un filo conduttore tra le diverse istanze, culturali, religiose, politiche oltre che economiche, che hanno promosso, a livello prima europeo e poi italiano, il diritto al lavoro, come valorizzazione della persona sociale, catalizzando poi l’attenzione su come oramai i diritti sociali debbano essere interpretati alla pari degli altri diritti fondamentali. Non è mancato, il necessario riferimento anche qui alla lettura, questa volta, tesa a suffragare le garanzie della libera scelta della professione, delle

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