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Baal: vitalismo e autodistruzione nell'opera giovanile di B. Brecht

Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Ferrari
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Design e Arti
  Corso: Scenografia
  Relatore: Gastone Mariani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

La tesi propone un'analisi approfondita e un'interpretazione personale, finalizzate alla messa in scena, del primo lavoro teatrale di B. Brecht, inserendolo nel contesto storico/sociale della Germania guglielmina e scandagliando la complessa e molteplice realtà culturale di quegli anni. Monaco e il cabarét, le avanguardie e le riviste satiriche, l'espressionismo letterario e teatrale... ma anche l'influsso precedente dei poeti romantici, Verlaine e Rimbaud, di Nietzsche e di Freud. Tutto veniva assorbito dal giovane Brecht, che osservava ogni cosa con curiosità, divorava qualsiasi tipo di lettura, perfino la Bibbia di Lutero, ed era insaziabile, proprio come Baal, l'anti-eroe protagonista dell'omonimo dramma.
L'opera in questione è proprio 'Baal': dramma 'a stazioni' e biografia drammatica dello stesso autore.
Il testo, poco conosciuto e poco rappresentato, mostra un Brecht diverso dall'intellettuale razionale e maturo noto per il suo 'teatro epico'. Mostra un uomo e un poeta (perché Brecht era prima di tutto un poeta) passionale e vitale, in lotta contro l'ipocrisia e il conformismo della società borghese, sessuofoba e repressiva. Ne nasce un'opera che, in questo senso, è anche tra i più belli e affascinanti scritti in difesa del corpo, della 'carne', contro il 'classico' dualismo che oppone il corpo alla mente, la materia allo spirito. Una linea di pensiero che Brecht non abbandonerà mai e che ritroveremo perfino nel massimo esempio di 'pensatore' a noi noto: il Galileo della sua opera matura.

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3.3.2. Baal: animale e superuomo Per duemila anni e più l’uomo è stato soggetto a un sistematico sforzo che lo voleva trasformare in animale ascetico; tuttavia egli rimane un animale che cerca il piacere. L’educazione dei genitori, la condanna del piacere fisico da parte della religione e l’esaltazione filosofica della vita razionale hanno reso l’uomo docile in superficie, ma nel segreto del suo inconscio non l’hanno convinto. 1 La regressione di Baal dalla sfera civile a quella animale e, quindi, la sua diretta adesione agli impulsi primari dell’esistenza, costituiscono una drastica rottura con i presupposti psicologici della morale occidentale, da sempre negatrice dei valori vitali dell’esistenza. L’ascesi, secondo Nietzsche, non è solo il comportamento di chi rifiuta la natura e la vita a livello individuale, ma è anche, e soprattutto, quello di chi impone questo stesso rifiuto agli altri. Si tratta, secondo il filosofo, di quel «complesso dispositivo messo in opera dall’Idealismo per distaccare l’umanità dal mondo, per svuotare, indebolire l’uomo togliendogli le energie natural-vitali» 2 . Tale “devitalizzazione” è la testimonianza più forte di quel “denaturamento” dell’uomo, che la morale auspicava, sostituendo agli appetiti fondamentali dell’uomo concetti e valori astratti e negandogli il suo “passato animale”. Brecht, attraverso un personaggio come Baal, intende reintegrare i valori negati, restituendo all’uomo la sua natura corporea e materiale e professando, in tal modo, la sua fede nella vita terrestre: «Vi scongiuro, o fratelli, siate fedeli alla terra, e non credete a coloro che vi parlano di speranze ultraterrene» 3 dice lo Zarathustra di Nietzsche, che Brecht menziona negli Appunti autobiografici. Anche il mondo di Brecht, del resto, come il mondo di Baal, è un mondo senza Dio. Nel 1918, in una poesia non a caso accolta nove anni dopo come capitolo finale del suo Libro di devozioni domestiche, egli taglia i ponti con la trascendenza e intona un beffardo canto Contro la seduzione: Non vi fate sedurre! Non esiste ritorno. Il giorno sta alle porte, già è qui vento di notte. Altro mattino non verrà. 4 1 In O. BROWN, N., La vita contro la morte, il significato psicoanalitico della storia, Adelphi Edizioni, Milano 1964, p. 48. 2 MORAVIA, S., Morale come dominio, in NIETZSCHE, F., Genealogia della morale, Newton Compton editori, Roma, 1977, p. 23. 3 In NIETZSCHE, F., Così parlò Zaratustra, Longanesi, Milano, 1979, p. 37 4 In BRECHT, B., op. cit. (12), p. 3.

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