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Significato e valore della risorsa umana in una società instabile: il concetto di precariato

Informazioni tesi

  Autore: Daniele De Salvo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Scienze Manageriali
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Antonio Zappi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 84

Negli ultimi trent’anni anni i mercati del lavoro dei paesi Europei hanno risentito del fenomeno della “flessibilizzazione”, concepita inizialmente come la strada percorribile per superare lo stallo economico ed occupazionale dei diversi Paesi. Con questo elaborato voglio tentare di fornire un contributo alla comprensione dei cambiamenti che hanno investito il mondo del lavoro partendo dalle esperienze del recente passato, e delle relative teorizzazioni, per poi approfondirne le dinamiche all’interno di una realtà particolarmente rappresentativa, quella dei Call-Center.
Mi sono soffermato sulle trasformazioni avvenute nel modo di produrre su scala industriale che ha ricevuto grande attenzione da studiosi di varia provenienza. Rappresentante tipico fu Taylor, teorico “dell’organizzazione scientifica del lavoro” che analizza con un approccio scientifico i tempi di lavoro, i movimenti degli operai e gli strumenti usati indispensabili per una organizzazione del lavoro efficace. Al modello taylorista, viene associato quello fordista caratterizzato da un’offerta che mirava a standardizzare i prodotti per poterli realizzare in lotti di ampie dimensioni, creando i presupposti affinché i mercati fossero sempre più estesi. Tuttavia, è già nei primi anni ‘60, che cominciano a delinearsi i primi indizi di un mutamento della realtà sociale che induce a parlare di epoca del Post-Fordismo. In seguito ai cambiamenti che hanno interessato la società degli ultimi 30 anni, all’interno dell’azienda ci si rende conto che bisogna attuare rinnovamenti radicali sia strutturali che organizzativi attraverso una produzione flessibile: le trasformazioni che iniziano a delinearsi all’interno della società richiedono una crescente flessibilità. “Occupabilità” per il lavoratore e“Prestazioni” per le imprese sono le nuove ragioni di scambio: si chiede al lavoratore maggiore autonomia e mobilità ma in cambio si offrono minori garanzie.
Poi ho postol’attenzione ai molteplici aspetti della“flessibilizzazione” e sui tentativi di vari autori di darne una definizione , riflettendo in particolar modo sul rischio del precariato, cui sconfina la flessibilità, quando non accompagnata da un adeguato sistema di ammortizzatori sociali del lavoratore. crisi del tradizionale modello del rapporto subordinato a tempo indeterminato e la nascita di contratti atipici. L’atipicità ha effettivamente favorito alcune forme di flessibilità che, come conseguenza, ha aumentato la probabilità nel trovare un nuovo impiego, riducendo la durata della disoccupazione. Tuttavia se da un lato si aprono ampie occasioni per valorizzare le potenzialità professionali del lavoratore, dall’altro la flessibilizzazione del lavoro comporta l’indebolimento delle garanzie e delle tutele, l’affermarsi di disuguaglianze tra gruppi di lavoratori, il rischio di perdita del posto, l’incertezza del futuro, prospettive di inferiorità e di esclusione sul piano economico e sociale, in una parola il rischio dello sconfinamento nel precariato.
Infine ho cercato di analizzare in modo esaustivo la realtà dei Call Center, sotto ogni punto di vista, individuando i motivi che han portato alla loro nascita per proseguire successivamente attraverso la loro evoluzione, parlando del tipo di servizio che erogano, delle professionalità che vi operano, e come il livello delle capacità di intuizione e di comunicazione richieste all’operatore aumentino a dismisura. Si metteranno in luce elementi fondamentali per un Call Center come la dimensione tecnica-umana e il massiccio ricorso a tipologie contrattuali atipiche che generano maggiore incertezza circa la stabilità del posto di lavoro con un conseguente senso di precarietà e instabilità vissuto da molti giovani.

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1    INTRODUZIONE Negli ultimi trent’anni anni i mercati del lavoro dei paesi Europei hanno risentito del fenomeno della “flessibilizzazione”, concepita inizialmente come la strada percorribile per superare lo stallo economico ed occupazionale dei diversi Paesi. Con questo elaborato voglio tentare di fornire un contributo alla comprensione dei cambiamenti che hanno investito il mondo del lavoro partendo dalle esperienze del recente passato, e delle relative teorizzazioni, per poi approfondirne le dinamiche all’interno di una realtà particolarmente rappresentativa, quella dei Call-Center. Nel primo capitolo mi soffermerò sulle trasformazioni avvenute nel modo di produrre su scala industriale che ha ricevuto grande attenzione da studiosi di varia provenienza. Rappresentante tipico fu Taylor, teorico “dell’organizzazione scientifica del lavoro” che analizza con un approccio scientifico i tempi di lavoro, i movimenti degli operai e gli strumenti usati indispensabili per una organizzazione del lavoro efficace. La modalità più efficiente per svolgere una operazione è quella meccanica e l’uomo che lavora è una parte di questo meccanismo e come tale, esecutore dei compiti assegnati. Al modello taylorista,

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