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Le difficoltà nel calcolo del fair value e nell’esecuzione dell’impairment test all’interno dei Bilanci 2008

Informazioni tesi

  Autore: Angelo Fiorella
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Antonio Staffa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 94

Il presente lavoro si occupa, in particolare da un punto di vista tecnico, di un problema che, con l’avvento della crisi, ha interessato la vita professionale dei dottori commercialisti, nonché di tutti quegli organi preposti alla redazione e alla approvazione del bilancio d’esercizio.
La crisi economica, oggetto sia del settore reale che di quello finanziario, ha inciso sui bilanci dell’esercizio 2008; la redazione del bilancio, poi, attraverso l’utilizzo dei principi contabili internazionali, non ha portato ad una rappresentazione veritiera e corretta dei fatti provenienti dalla gestione aziendale del suddetto periodo, infatti si parla nel particolare delle difficoltà che si sono manifestate nell’utilizzo del fair value, per la valutazione delle attività finanziarie, nell’esecuzione dell’impairment test, per la rilevazione di perdite di valore.

Una delle particolarità dei principi contabili internazionali consiste proprio nel valutare determinate attività finanziarie al fair value, ossia ad un valore di mercato che può essere dedotto dalle quotazioni presenti in mercati attivi, stabili ed efficienti. In questo modo, apparirà chiaro che, nel momento in cui il mercato si trovi in una situazione di elevata volatilità e incertezza, il valore in questione sarà difficile da determinare, evidenziando un valore delle attività finanziarie non esattamente corrispondente a quello che si riscontrerebbe nella realtà.
Il meccanismo appena descritto è quello che si è manifestato durante l’anno 2008, alimentando quindi un acceso dibattito riguardante la convenienza o meno di utilizzare il principio del fair value, nonostante il mercato non sia più in grado di apprezzare in maniera congrua le attività finanziarie, dato lo scoppio di numerose bolle speculative e il fallimento di altrettante banche, come la prestigiosa banca d’affari Lehman Brothers.
Di fronte a questo scenario, gli organismi sia internazionali che nazionali, si sono messi a lavoro per rimediare all’impatto negativo che la situazione di congiuntura economica avrebbe potuto riversare sui conti delle imprese. A livello internazionale basti ricordare il Regolamento Ce 1004/2008, il quale analizza ogni categoria di classificazione delle attività finanziarie previste dallo IAS 39, prevedendo a seconda di queste, la possibilità di una deroga al principio del fair value, attraverso una riclassificazione in categorie che vengono valutate ad un criterio diverso, ossia a quella del costo. Il regolamento in questione, segna un’ ulteriore svolta all’interno dell’impianto contabile europeo, ossia circa la volontà dell’allineamento dei principi contabili europei con i principi contabili statunitensi, in modo tale da eliminare incertezze interpretative, arbitraggi normativi e di rendere omogenea la concorrenza, evitando l’ingiusto vantaggio di imprese che utilizzano principi contabili diversi. Ciò renderebbe chiari i conti delle imprese, le quali, verrebbero esonerate della “questione crisi”. Concretamente, tale allineamento tra i due impianti di norme contabili, è avvenuto attraverso l’importazione del concetto di flessibilità dagli SFAS Americani, ossia di quella possibilità di poter riclassificare le attività in portafogli differenti da quelli originari, solo in presenza di rare circostanze e, derogando, in questo modo, alla valutazione attraverso l’utilizzo del fair value.
Una restrizione nostrana al principio del fair value è presente nel decreto legge anti-crisi , che tenendo in considerazione la condizione di turbolenza dei mercati, sancisce la possibilità di valutare al costo tutte le attività dell’attivo circolante, solo per quei soggetti che non applicano i principi contabili internazionali. Alla luce di quanto detto però, giova ricordare che il ruolo del fair value, ha una valenza diversa all’interno dei principi contabili nazionali, in quanto viene utilizzato per la misurazione delle perdite e per la stima del valore recuperabile di attività o passività finanziarie.
Con l’utilizzo dei principi contabili internazionali bisogna fare i conti anche con un altro problema, accentuato per via della situazione instabile dei mercati, ossia la prociclicità. Questa peculiarità ha segnato in maniera prevalente i bilanci degli intermediari finanziari, colpendo gli strumenti finanziari e portando di conseguenza ad una spirale del tipo “prezzi decrescenti – perdite di bilancio – vendite sul mercato – ulteriore spinta verso il basso dei prezzi”, la quale costituisce un pericolo non solo alla stabilità degli intermediari finanziari, bensì alla loro capacità di offrire credito alle imprese bisognose, poiché l’effetto spirale sopraenunciato, porta inevitabilmente ad una diminuzione dei patrimoni bancari e dei coefficienti di vigilanza.

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Introduzione INTRODUZIONE  Il presente lavoro si occupa, in particolare da un punto di vista tecnico, di un problema che, con l’avvento della crisi, ha interessato la vita professionale dei dottori commercialisti, nonché di tutti quegli organi preposti alla redazione e alla approvazione del bilancio d’esercizio. La crisi economica, oggetto sia del settore reale che di quello finanziario, ha inciso sui bilanci dell’esercizio 2008; la redazione del bilancio, poi, attraverso l’utilizzo dei principi contabili internazionali, non ha portato ad una rappresentazione veritiera e corretta dei fatti provenienti dalla gestione aziendale del suddetto periodo, infatti si parla nel particolare delle difficoltà che si sono manifestate nell’utilizzo del fair value, per la valutazione delle attività finanziarie, nell’esecuzione dell’impairment test, per la rilevazione di perdite di valore. Una delle particolarità dei principi contabili internazionali consiste proprio nel valutare determinate attività finanziarie al fair value, ossia ad un valore di mercato che può essere dedotto dalle quotazioni presenti in mercati attivi, stabili ed efficienti. In questo modo, apparirà chiaro che, nel momento in cui il mercato si trovi in una situazione di elevata volatilità e incertezza, il valore in questione sarà difficile da determinare, evidenziando un valore delle attività finanziarie non esattamente corrispondente a quello che si riscontrerebbe nella realtà. Il meccanismo appena descritto è quello che si è manifestato durante l’anno 2008, alimentando quindi un acceso dibattito riguardante la convenienza o meno di utilizzare il principio del fair value, nonostante il mercato non sia più in grado di apprezzare in maniera congrua le attività finanziarie, dato lo scoppio di numerose bolle speculative e il fallimento di altrettante banche, come la prestigiosa banca d’affari Lehman Brothers. Di fronte a questo scenario, gli organismi sia internazionali che nazionali, si sono messi a lavoro per rimediare all’impatto negativo che la situazione di congiuntura economica avrebbe potuto riversare sui conti delle imprese. A livello internazionale basti ricordare il Regolamento Ce 1004/2008, il quale analizza ogni categoria di classificazione delle attività finanziarie previste dallo IAS 39, 1

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