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La narrazione come pratica di mediazione culturale

Informazioni tesi

  Autore: Laura Lanzarotti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Interfacoltà Scienze Politiche e Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue culture e comunicazione internazionale
  Relatore: Angela Biscaldi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 131

In questa tesi si è cercato di analizzare in che modo la narrazione venga utilizzata come pratica di mediazione culturale. Lo scopo era quello di dimostrare che la narrazione ha subito una serie di cambiamenti e trasformazioni che hanno permesso al racconto di diventare un aiuto chiave all’interno della scuola, e non solo. Ho quindi ripercorso l’approccio strutturalista di Vladimir Propp alla narrazione e quello interpretativo di Tedlock.
Non posso negare che inizialmente sia stato facile pensare che l’uomo non narri più, che non sappia raccontare, ma scavando oltre la superficie mi sono resa conto che la realtà è un’altra: l’uomo continua a raccontare, quelle che cambiano sono le modalità con cui racconta. Mi sono poi chiesta quali fossero i motivi che spingono l’uomo a narrare, e anche in questo caso la risposta è stata a tratti sorprendente.
Attraverso l'analisi della fiaba Cenerentola (presente in molte culture lontane tra loro) ho potuto dimostrare come la narrazione serva a costruire un'identità sociale forte. Le fiabe ad esempio hanno un linguaggio molto semplice, facile da capire anche per i più piccoli, ma contengono concetti molto complessi, che sono alla base dell’esistenza dell’uomo. La solidarietà, la paura dell’ignoto, il rispetto per i genitori, la fedeltà, l’amicizia possono essere valori molto complicati per un uomo adulto, ma tramite le fiabe sono di immediata percezione anche per i bambini, che hanno un’elevatissima capacità di comprensione e di adattamento.Questa componente della narrazione che, dà appunto all’uomo la possibilità di plasmare l’identità dei bambini acquista una valenza molto forte nel contesto scolastico.
Attraverso la mia ricerca, e soprattutto attraverso le interviste che ho condotto ho potuto notare come la narrazione all’interno della scuola sia uno degli strumenti più utilizzati per costruire l’identità dei bambini; un’identità che nasce e si concretizza attraverso il rapporto con la diversità.

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Capitolo I Il racconto:prospettiva strutturalista e prospettiva interpretativa 14 2. L’etnografia e il problema della traduzione e della trascrizione Nel capitolo precedente abbiamo visto come le fiabe e i racconti siano un patrimonio irrinunciabile di ogni popolo e per questo motivo siano stati tramandati oralmente per secoli. Quello che però stupisce è il fatto che essi arrivino alla cultura ufficiale e si diffondano solo grazie alla trascrizione. Le raccolte di fiabe permettono così di conoscere la “tradizione narrativa orale qual era in epoche lontane dalla nostra, quando ancora il folclore non era stato scoperto come forma culturalmente autonoma.” 18 C’è stato dunque un momento nella storia in cui l’interesse verso i racconti tramandati oralmente ha generato due percorsi differenti nella raccolta di narrazioni, uno con un fine puramente letterario, l’altro con un fine antropologico. Nel primo caso, grandi scrittori come Italo Calvino (Italia), Aleksander Nikolaevic (Russia), Edwin Sidney Hartland (Inghilterra) hanno destinato parte del loro interesse nella raccolta e nella stesura di quelle fiabe e quei racconti che fino a quel momento erano stati patrimonio del popolo e dell’oralità, dando vita alle prime raccolte di fiabe, che in breve tempo iniziarono a riscuotere un interesse sempre crescente, tanto da portare alla nascita di un vero e proprio genere letterario. Dall’altro lato invece l’interesse sempre più crescente verso comunità lontane dalla propria ha reso l’etnografia e il lavoro dell’antropologo in generale un elemento chiave nell’avvicinamento a quelle realtà così distanti e, allo stesso tempo, nell’opera di trascrizione di quelle che erano le tradizioni, i racconti e le storie di queste popolazioni. È stato solo grazie all’operato degli antropologi che i racconti e le storie, inizialmente affidati al mondo dell’oralità, hanno raggiunto il livello di opere letterarie. La prima fase di questo lungo processo che avrà come conclusione la pubblicazione di una raccolta di fiabe o racconti legati a una certa comunità, consiste nella trascrizione da parte dell’etnografo di quanto ha potuto ascoltare durante una delle tante performance tenute da un cantastorie. 18 C. Marazzini 2004: 35

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