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La maternità e la sua immagine nel cinema contemporaneo

Informazioni tesi

  Autore: Katiuscia Incarbone
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale
  Relatore: Gian Battista Canova
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 240

Ricordo ancora la prima volta che ho visto un parto. Le suggestioni vissute hanno stimolato in me l’esigenza di utilizzare l’esperienza e tradurla in oggetto di studio teorico e critico. Ho proposto così al professore Gianni Canova una tesi su La maternità e la sua immagine nel cinema contemporaneo. Il Professore ha trovato interessante l’argomento e mi ha accordato il suo assenso.
In seguito a queste sollecitazioni mi sono chiesta se sia possibile, a partire da come il cinema contemporaneo rappresenta la maternità, individuare dei segnali riguardo alle aspettative e alle problematiche in atto nella società odierna. Uno stimolo a continuare l’ho ricevuto dalle suggestioni scaturite in me dalla lettura del testo di Baudry J.L. L’effet cinéma e dalle analogie che egli opera tra il dispositivo cinematografico, la caverna platonica e il grembo materno. Anche gli studi di G.B. Canova sui cambiamenti in atto nel cinema postmoderno, le sue considerazioni sul dispositivo cinematografico, sul corpo e sui mutamenti della forma filmica, hanno rappresentato, per me, un punto di partenza imprescindibile.
Pertanto, mi propongo di analizzare i cambiamenti, che segnano il passaggio dal cinema moderno al cinema postmoderno, e di evidenziare come è possibile considerare il grembo materno metafora del dispositivo cinematografico e come nel contemporaneo il regime scopico si fonda a partire da un rapporto di contiguità e immersività tra il soggetto che guarda e l’oggetto guardato.
Anche per quanto riguarda il modo di intendere e rappresentare il corpo si assiste ad un mutamento. Il corpo come carne smette di essere il referente principale del cinema. L’uomo si misura con la macchina e sente il peso della propria inadeguatezza. Sulla base di queste considerazioni è opportuno chiedersi quale interesse il cinema riserva alla rappresentazione del corpo della madre.
Affronterò questa problematica tracciando una topografia e una fenomenologia della maternità nel cinema contemporaneo, selezionando momenti cinematografici e film in modo del tutto arbitrario, in base al gusto personale. Non intendo, però, parlare di come esclusivamente un certo tipo di cinema (italiano, internazionale o di genere) rappresenta la maternità nel contemporaneo, ma piuttosto cercherò di fare emergere una nuova lettura del cinema attraverso la lente della maternità, come luogo di mistero e di contraddizioni.
A questo proposito l’attenzione sarà focalizzata su due macro-argomenti: la maternità mostruosa e la maternità sacra.
Il tema della maternità mostruosa sarà oggetto di analisi nel secondo capitolo e quello della maternità sacra nel terzo capitolo.
Nel secondo capitolo si partirà dalle riflessioni su come il cinema ha rappresentato la donna, dalla diva e dalla femme fatale fino ai film di Marco Ferreri e ad alcuni di Abel Ferrara. Sarà analizzato quindi il modo in cui il cinema rappresenta il materno mostruoso. Si vedrà se sarà possibile individuare nell’immagine del feto presente in certi film (2001: Odissea nello Spazio, ExistenZ e Matrix) il topos che il cinema utilizza per parlare dei propri mutamenti, del modo in cui le dinamiche tra l’uomo e le nuove tecnologie vengono rappresentate nel concepire nuove forme di corporalità e di alterità.
Si cercherà di capire come il cinema affronta il problema della maternità mostruosa e come rappresenta i diversi tipi di generazione e di riproduzione: il topos della maternità per partenogenesi o extra-uterina in David Cronenberg, il topos della maternità satanica nel film Rosemary’s baby di Polanski e, infine, il materno mostruoso nella seria di Alien.
Sarà evidenziato come la madre, in quanto matrice generatrice della vita, è stata considerata dalla tradizione del pensiero occidentale il luogo del mostruoso, perché luogo del mistero e dell’ambiguità.
Nel terzo capitolo si vedrà se ancora il materno può essere inteso come il luogo dove il sacro si manifesta nel duplice aspetto di abietto e sacro, e, quindi, vedremo il rapporto che intercorre tra femminile e sacro, tra cinema e sacro. A tale proposito sarà analizzata la rappresentazione del materno sacro in alcuni film: la passione da parte della donna in Je vous salue, Marie di Godard; le analogie che intercorrono tra Je vous salue, Marie e Rosemary’s baby di Polanski; l’incarnazione del sacro in Mary di Abel Ferrara; il materno come ierofania in Respiro di Crialese, infine la morte e il sacro nel personaggio di Ripley della serie Alien. Si farà riferimento, nell’analizzare il concetto di abietto e di sacro nel rapporto che intercorre tra i due termini nel luogo del materno, al grande contributo che Julia Kristeva e Barbara Creed hanno dato con le loro opere.
Il differente modo in cui il cinema rappresenta il grembo materno come luogo di incarnazione del mostruoso e del sacro consentirà di fare emergere come il cinema, utilizzando questi due temi, è in grado di riflettere su se stesso e sul proprio linguaggio.

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Introduzione INTRODUZIONE Ricordo ancora la prima volta che ho visto un parto. Era un lunedì mattina, ore nove circa. Ero arrivata in ospedale in anticipo rispetto all’ora d’inizio del corso di preparazione al parto tenuto dalla psicologa Elisabetta Villa all’Ospedale Niguarda di Milano. Corso a cui dovevo partecipare per entrare in confidenza con le madri, le loro paure e aspettative, e potermi così preparare alla ripresa di un parto per la realizzazione di un video sulla maternità. Luci fredde, odore di alcool, il suono ritmico dei battiti del neonato. Le ostetriche chiedono alla partoriente e al marito se posso assistere, e repentinamente mi ritrovo seduta a neanche un metro dalla partoriente. La frontalità mi disarma. Incapace di credere che tutto ciò a cui sto assistendo sia vero, mi proietto davanti a uno schermo e, mentre assisto, immagino di guardare il parto da un programma televisivo e non dal vero, come in realtà sta avvenendo. Non so perché, che cosa mi stia accadendo, ma solo così riesco a guardare, ad assistere a questo evento misterioso. Devo in qualche modo proteggermi. La stessa emozione si ripete anche quando assisto ad un secondo parto, questa volta per riprenderlo. La telecamera come un filtro é lì a schermarmi da alcune informazioni, in alcuni casi, ed in altri a darmi la possibilità di vedere e capire meglio. Le suggestioni vissute hanno stimolato in me l’esigenza di utilizzare l’esperienza e tradurla in oggetto di studio teorico e critico. Ho proposto così al professore Gianni Canova una tesi su La maternità e la sua immagine nel cinema contemporaneo. Il Professore ha trovato interessante l’argomento e mi ha accordato il suo assenso. 3

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