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La corruzione, una consuetudine "contra legem"

La corruzione al giorno d'oggi si presenta come un dato costantemente in crescita, dilagante nella pubblica amministrazione, e la cui percezione è talmente diffusa da indurre i consociati ad un atteggiamento di tollerabilità nei confronti di atteggiamenti platealmente delittuosi. Il presente lavoro si incarica di evidenziare gli aspetti sociologici derivanti dall'incrocio di dati Istat con dati del Casellario giudiziario. Ciò che viene fuori è l'incapacità del sistema penale di far fronte al suo precipuo compito: la deterrenza.
Di fatto i consociati non percepiscono più il disvalore penale dei reati di corruzione.
Ciò che si è evidenziato è che l'analisi economica applicata al diritto dimostra come il progressivo aumento dei delitti in discorso sono il frutto di cattive politiche criminali.
Non si è disdegnato di evidenziare come i processi selettivi operati in sede giudiziaria facciano da filtro all'applicazione delle norme penali. Queste ultime sono state analizzate nei loro aspetti soggettivistici e oggettivistici. Non tralasciando di marcare le differenze tra i delitti in esame e il delitto di "concussione", specie alla luce della sentenza n. 5116 del 1997 della Cassazione che pone un nesso dogmatico tra le due fattispecie.
Da ultimo, ma non meno importante, ci si è preoccupati di prospettare delle proposte di riforma non solo in tema penale ma anche, e soprattutto, in sede amministrativa, dove i controlli sono venuti meno per una congerie di recenti interventi normativi che ne hanno scardinato le fondamenta.

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3 INTRODUZIONE L’esigenza dello studio del fenomeno corruttivo nasce da molteplici fattori, soprattutto di ordine ermeneutico, ma anche, sotto un certo aspetto, sociologico. Corre già in molti settori del tessuto sociale il sospetto che la corruzione stia diventando un tratto caratterizzante del nostro modo di vivere 1 . Un elemento col quale fare i conti come con una rata del mutuo o con una qualunque altra attività che voglia definirsi quotidiana e perciò stesso abituale. Il rischio, quello vero, è che la società, e con essa i suoi rappresentanti, che poi sono anche coloro i quali scelgono le politiche criminali, si assuefaccia allo stato delle cose e finisca per non cogliere più il disvalore insito in uno dei comportamenti più disdicevoli per uno stato democratico. A prescindere dalle teorie sul bene giuridico tutelato, di cui si dirà più avanti, l’idea che un funzionario pubblico mercanteggi gli atti della pubblica amministrazione, e lo faccia con una certa sistematicità, o meglio ancora, l’idea che un vero e proprio sistema di corruttela si sia costruito intorno a certe aree della gestione pubblica, non fa che 1 Si veda, per tutti, “Quotidiano di Sicilia” del 3 febbraio 2009, pag. 3

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Giuseppe Ambrogio Contatta »

Composta da 204 pagine.

 

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