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Siena: Immagine e realtà nel secondo dopoguerra (1943-1963)

Informazioni tesi

  Autore: Massimo Granchi
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Istituzioni e società
Anno: 2008
Docente/Relatore: Stefano Maggi
Istituito da: Università degli Studi di Siena
Dipartimento: Scienze Storiche, Giuridiche, Politiche e Sociali
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 187

Un carattere distintivo del municipalismo italiano è l’insieme delle sue “Patrie locali” e le rispettive marginalità che si tramutano in caratteri specifici, quali elementi di forza della storia e dell’identità locale. Il fatto che tali specificità siano trasposte nelle pratiche sociali, nel cibo, negli usi e nei costumi di un popolo, è un effetto conseguente e naturale. In tal senso, il caso di Siena è piuttosto emblematico in quanto la città è dotata di un “linguaggio visivo” talmente esplicito da permette un’interpretazione unica, non univoca, della propria origine medievale. Essa si manifesta ancora oggi negli edifici pubblici, nei monumenti e palazzi cittadini, nei vicoli stretti, nelle contrade e nelle istituzioni, che assumono un significato molto particolare perché si riflettono sugli elementi umani e sociali che vi dimorano, negli spettacoli e nelle rappresentazioni che in essa si svolgono, nella festa di piazza più famosa al mondo: il Palio. Risulta possibile, a tale proposito, riconoscere una fitta rete di relazioni umane ed istituzionali, che contribuiscono a perpetuare nel tempo i caratteri distintivi di una lotta immemore tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione. Nella tesi di dottorato è stato utile, a tal fine, compiere un approfondimento preciso di natura temporale per cogliere aspetti e modalità con le quali la realtà senese ha vissuto il cambiamento storico e sociale nel corso del tempo. Durante lo studio è stato individuato un periodo circoscritto (1943-1963) in cui a Siena, dopo quattro secoli di apparente staticità, a partire dalla sconfitta a favore della rivale Firenze nel 1557, si ripropongono contraddizioni storiografiche a lungo taciute, le quali conducono verso un cambiamento strutturale sostanziale, culminato, come per molte altre aree urbane italiane, negli anni ‘60 del XX secolo; un lungo periodo di transizione in cui è stato possibile procedere con una nuova interpretazione del profilo sociale, economico ed infrastrutturale della città di Siena. Dalla perdita dell’indipendenza, avvenuta nel XVI secolo, fino agli inizi del XX, si deve, infatti, giungere al secondo dopoguerra per assistere al più eloquente periodo di rinnovamento strutturale e di ricomposizione sociale di tipo autonomistico e moderno mai compiutosi a Siena nel rispetto della tradizione.

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9 Introduzione. Lo studio della storia di Siena ha rappresentato in passato e rappresenta oggi un’opportunità affascinante per molti storici. Il concetto stesso di storia se associato a Siena apre, infatti, scenari che hanno molte implicazioni. Le occasioni di approfondimento e la ricchezza degli spunti fruibili sono molteplici: sociologici, economici, urbanistici, territoriali, ambientali, turistici, demografici, artistici, e l’elenco può risultare incompleto. Vi sono stati e vi sono, tuttavia, soprattutto numerosi studi e ampia letteratura su Siena, che insistono sulla storia medievale e rinascimentale, anche perché riconducibili al più noto ed evidente percorso che la città ha compiuto verso l’affermazione dei propri caratteri distintivi, della grandeur senese, ancora oggi visibile, apertasi alla fine del XII secolo con l’indipendenza sancita dall’Imperatore Enrico VI 1 e chiusasi per imprimere nel tempo un ricordo indelebile del suo passato, nella seconda metà del XVI, prima cioè della disfatta e la definitiva dominazione Medicea, ratificata da Filippo II di Spagna con il Trattato di Firenze del 1557. È infatti quella l’epoca che più di ogni altra ha lasciato impronte durevoli della città, che ha disegnato il tracciato urbanistico ancora esistente nelle sue grandi linee 2 , e che ne ha fatto nel suo complesso, per certi autori 3 (quali per esempio Odile Redon 4 ed Ernesto Sestan 5 ), il più grande monumento medievale supersite in Italia 6 . La prima importante chiave di lettura scelta nello studio della storia dell’immagine e della realtà di Siena nel secondo dopoguerra, parte da questa significativa premessa. Siena ha una forte carica identitaria e un’altrettanto efficace capacità comunicativa pubblica fuori dal comune che integrano compiutamente passato e futuro in un parallelismo storico ininterrotto. Il caso di Siena è ritenuto, a tale proposito, a doppia valenza: agevole, perché il simbolismo è evidente e non necessita di appesantimenti dottrinari e probatori particolari; difficoltoso, in quanto lo studio potrebbe dimostrarsi piuttosto ambizioso o inadeguato rispetto alle aspettative. In ogni modo, l’esperienza senese, anche se la più caratterizzante, non è certo l’unica tra le città italiane. Vi sono infatti numerose località pressoché note come brand value - volendo ricorrere ad un termine moderno che significa semplicemente “valore marca” oggi molto usato nelle politiche di marketing territoriale - cui sono riconducibili molteplici significati, rappresentazioni e prodotti d’esportazione dell’immagine del Made in Italy, risultato di una trasmissione di simbolismi inconfondibili come l’arte, la cultura, la storia, il paesaggio e la società, che sono divenuti “valore aggiunto”. Un carattere distintivo del municipalismo italiano è proprio l’insieme delle sue “Patrie locali” 7 e le rispettive marginalità che si tramutano in caratteri specifici, quali elementi 1 P. Misciattelli, Mistici senesi, Siena, Libreria Editrice Giuntini Bentivoglio, 1913, p. 5. 2 G. Cantucci, Considerazioni sulle trasformazioni urbanistiche nel centro di Siena, “Bullettino senese di storia patria”, Anno LXVIII – (Terza serie anno XX), Siena, Accademia senese degli Intronati, 1961, p. 251. 3 C. Nepi, «Siena – fermo immagine», “Bullettino senese di storia patria”, Siena, Accademia senese degli Intronati, 2004, p. 329. 4 Per un approfondimento si veda O. Redon, Lo spazio di una città, Siena e la Toscana Meridionale (secoli XIII e XIV), Siena, Nuova immagine editrice, 1999. 5 Per un approfondimento si veda E. Sestan, Scritti Vari II, Italia comunale e signorile, Introduzione di Marino Berengo, Firenze, Casa editrice Le Lettere, 1989, pp. 127-142, e E. Sestan, Italia medievale, Napoli, Ed. Scientifiche italiane, 1966, pp. 151-192. 6 R. Bianchi Bandinelli, L’Italia storica ed artistica allo sbaraglio, Bari, De Donato, 1974, p. 38. 7 M. Boldrini, Terre di Siena: la storia, l’arte e la cultura di una provincia unica, Protagon Editori Toscani, Siena, 1998, p. 11.

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