Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il divorzio tra televisione e televisore - Web 2.0, user generated contents e la rivoluzione del mezzo televisivo

Una copertina con un monitor specchiato e una scritta inequivocabile: You. Così apre il Time del 2006 con il riconoscimento più importante dell’anno che va ai milioni di utenti che stanno cambiando il mondo attraverso il web 2.0. Finalmente i grandi media ne cominciano a parlare con toni e con prospettive adeguate a ciò che sta succedendo. Non solo grandi studiosi, saggisti e sociologi ma anche giornalisti e gente comune. Sta diffondendosi nel pubblico la consapevolezza di un grande momento storico.

Mostra/Nascondi contenuto.
1 Una copertina con un monitor specchiato e una scritta inequivocabile: You. Così apre il Time del 2006 con il riconoscimento più importante dell’anno che va ai milioni di utenti che stanno cambiando il mondo attraverso il web 2.0. Finalmente i grandi media ne cominciano a parlare con toni e con prospettive adeguate a ciò che sta succedendo. Non solo grandi studiosi, saggisti e sociologi ma anche giornalisti e gente comune. Sta diffondendosi nel pubblico la consapevolezza di un grande momento storico. Cosi motivava la scelta, la rivista Time nel lontano 2006: “Tu, utente, spettatore, lettore che hai ripreso il controllo dell’era dell’informazione. Al di la’ dei grandi uomini che, nel bene e nel male, hanno marchiato l’anno che sta finendo, del 2006 dobbiamo ricordare e raccontare un’altra storia” E’ una storia di community e collaborazioni su una scala mai vista prima. E’ la storia della conoscenza distribuita di Wikipedia, dei milioni di canali individuali su YouTube e della gigantesca metropoli MySpace. E’ la storia dei molti che riprendono il potere dalle mani dei pochi e che si aiutano senza chiedere nulla, cambiando non solo il mondo ma anche il modo in cui cambia il mondo. Lo strumento che ha reso possibile tutto questo è il world wide web. Non quello inventato da Tim Berners Lee circa quindici anni fa. E neanche quello drogato delle dotcom degli anni novanta. Il nuovo web è una cosa completamente differente. E’ diventato un modo per mettere insieme i contributi di milioni di gente e dare a tutto questo un valore, e un senso. I consulenti della Silicon Valley lo chiamano web 2.0 come se fosse una nuove versione di un vecchio software. Ma in realtà, è una rivoluzione. E noi siamo finalmente pronti. Siamo pronti a ribilanciare la nostra dieta di notizie precotte con i feed grezzi dei blog di Baghdad, Boston e Bejing. Si può conoscere molto di più dell’American Life guardando YouTube di quanto si possa dopo mille ore di televisione commerciale. E non guardiamo solamente. Lavoriamo anche. Da matti. Creiamo profili su Facebook, avatar su Second Life, pubblichiamo recensioni su Amazon e registriamo i nostri podcast. Blogghiamo sul nostro candidato alle elezioni e scriviamo canzoni sulla nostra vita. Registriamo attentati e costruiamo open software. L’America ama i suoi geni solitari, come Einstein e Edison, ma i nuovi sognatori

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Marco Caputo Contatta »

Composta da 107 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2070 click dal 26/11/2009.

 

Consultata integralmente 5 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.