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Jacques Cazotte: tra il meraviglioso orientale e le origini del fantastico

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Trasciatti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Francesco Orlando
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 306

Jacques Cazotte è certamente un minore del Settecento francese, ma uno di quei minori che non possono essere passati sotto silenzio. La sua opera più celebre, il Diavolo innamorato del 1772, ha avuto una costante, benchè non rumorosa, fortuna, tanto che la troviamo tradotta anche in italiano una decina di volte, l’ultima in tempi recenti nella collana einaudiana ''Scrittori tradotti da scrittori''. Si tratta di una novella di pregevolissima fattura, un piccolo colpo di genio narrativo che ancora oggi non ha perso niente del suo fascino leggero ed insinuante. E’ stato Tzvetan Todorov a riportare fortemente l’attenzione su questo testo, facendolo capostipite del cosiddetto ''fantastico''. Leggendo la novella di Cazotte, tuttavia, si ha l’impressione che considerarla come l’antesignana delle allucinanti atmosfere di un Hoffman, di un Poe o di un Maupassant, sia leggermente forzato. Il fatto è che nella novella agisce ancora una forte componente ludica e galante, tipicamente settecentesca, un poco sottovalutata da Todorov. Questi si sofferma sull’esitazione come momento fondante dell’opera: esitazione tra una spiegazione naturale ed una soprannaturale di un evento che sembra violare le leggi di natura. Todorov ha ragione nell’indicare il testo di Cazotte come il primo che introduce l’esitazione e, così facendo, inaugura un genere letterario nuovo, ma ha ragione solo in parte, perché il dubbio che il protagonista-narratore (e con lui il lettore) sperimenta non verte sulla realtà o irrealtà della presenza demoniaca nella storia, bensì sulla bontà o malvagità di tale presenza. Insomma, l’incertezza c’è, ma non è di tipo cognitivo, come nelle inquietanti opere degli autori che verranno, bensì morale. Non c’è ancora destabilizzazione percettiva dei confini tra realtà e immaginazione, ma fluidità dei confini tra Bene e Male. Non a caso l’eroina è un’affascinante diavolessa contemporaneamente seduttrice e sedotta, statutariamente ostile all’uomo eppure capace di amare.

Nel presente lavoro, prima di discutere l’assunto todoroviano e di addentrarsi in questioni di storia e teoria dei generi letterari, si tratteggia naturalmente un profilo biografico-intellettuale di Cazotte, al fine di contestualizzarne l’opera, e si offre un’ampia panoramica della sua produzione minore, riportando larghi estratti esteticamente pregevoli di testi poco conosciuti, soprattutto in Italia. Ricordiamo il lungo poema eroicomico Ollivier, con particolare riferimento all’episodio utopico dell’isola dei Melologhi, la novella psicologico-romanzesca Le lord impromptu e, soprattutto, il ciclo di racconti diabolici di Maugraby, parte di un più ampio insieme di racconti orientali. Maugraby, mago che si è dato a Satana, è terribile e crudele come un personaggio sadiano e le cupe storie di cui è protagonista sono senza dubbio le migliori che Cazotte abbia scritto, se si esclude il Diavolo innamorato. Ma ancora sono interessanti da leggere la Nouvelle Ramèide, dedicata al suo sfortunato amico Jean François Rameau (il ''nipote'' reso celebre da Diderot) che Cazotte mirabilmente ritrae in una toccante lettera dedicatoria, e la Voltèriade, poemetto bonariamente satirico sul celebre ''philosophe'', le cui gesta artistico-intellettuali ci vengono offerte da un’inedita angolazione. Cazotte, per tutta la vita ostile ai Lumi della Ragione, mescola all’avversione che nutre verso Voltaire, quel sentimento di rispetto che si deve ad un nemico di cui si riconosce la statura intellettuale, così che la sua satira non diviene mai bassamente denigratoria. Per Cazotte, Voltaire avrebbe potuto salvare le lettere francesi in un periodo che a lui sembra di decadenza, ma si lascia fuorviare dal desiderio di piacere al pubblico. Sempre in relazione a Voltaire, merita una lettura anche il Septième chant de la Guerre de Genève, continuazione apocrifa della volterriana Guerre civile de Genève. Cazotte era dotato di notevoli capacità imitative e questo fece sì che il suo testo fosse inizialmente creduto veramente opera di Voltaire, nonostante che quest’ultimo sia protagonista di buona parte del canto, che lo ritrae nel suo ritiro di Ferney.

Si passano poi in rassegna duecento anni di critica al Diavolo innamorato, dai primi divertiti commenti dei contemporanei di Cazotte alle interpretazioni (a volte astruse) dei nostri giorni, passando per le letture in chiave mistico-esoterica di matrice romantica.

Infine, un’aggiornata bibliografia.

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4 Capitolo 1 Jacques Cazotte: vita e cronologia delle opere 1 1.1. Tra la Francia e le Antille Jacques Cazotte, ultimo di quattordici figli, nacque a Digione il 7 ottobre 1719 da Bernard-Denis Cazotte e Marie Taupin. Non si hanno notizie documentarie sulla sua infanzia ed egli stesso, nella corrispondenza, non vi fa mai allusione. Suo padre, cancelliere aggiunto degli Etats de Bourgogne, morì quando Jacques non aveva ancora ventidue anni. Quattro anni dopo fu la volta della madre. Gli antenati di Jacques, sia da parte di madre che di padre, erano tutti di origine borgognona ed appartenenti alla borghesia; tra loro troviamo un ricco scabino della fine del XVI secolo, e - probabilmente - un uomo di legge che scrisse versi nella prima metà del XVII secolo, tal Jean Casotte (l’ortografia è incerta) 2 . Il giovane Jacques studiò nel locale collegio dei Godrans, retto dai Gesuiti. Era uno dei più opulenti della Compagnia ed ebbe allievi illustri: tra gli altri, Debrosses, Bossuet, Buffon, Crébillon, Piron e Jean-François Rameau, il celebre nipote del musicista, con cui Cazotte si legò particolarmente e che, in seguito, venne da lui più volte ospitato nei suoi possedimenti di Pierry. Altra amicizia interessante fu quella con Antoine Bret, che divenne critico, scrittore e commentatore. Destinato dalla famiglia ad una carriera negli affari esteri, Cazotte studiò, oltre alle discipline classiche, anche l'inglese, lo spagnolo e l'italiano, il che costituiva per l'epoca una formazione originale. Egli continuò gli studi all'università di Digione, nel 1739 ottenne il diploma di bachelier en droit e, l'anno successivo, conseguì il titolo di 1 Tutte le notizie che seguono sono desunte da tre opere fondamentali per la conoscenza complessiva delle vicende biografiche e letterarie di Cazotte: Jacques Cazotte (1719-1792) di Edward Pease Shaw (Cambridge, Harvard university press, 1942), Matérialisme et spiritualisme. Jacques Cazotte ou le XVIII siècle inconnu di René Trintzius (Paris, Mercure de France, 1944) e L'itinéraire de Jacques Cazotte de la fiction littéraire au mysticisme politique di Georges Décote (Genève, Droz, 1984). Ad esse si rimanda per ogni eventuale approfondimento. Altre occasionali fonti saranno citate in nota. 2 Nell'Epitre dédicatoire delle sue favole, rivolta ai membri dell'Accademia di Digione, Cazotte scrive: “...Jean Cazotte, mon je ne sais pas quel aïeul, fit imprimer à Dijon un recueil de poésies dont l'Histoire des Savants de Bourgogne, de l'abbé Papillon, m'a fait connaître la notice” (passo riportato da R. Trintzius, op. cit., p. 13).

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Parole chiave

illuminati
illuminismo
orientalismo
storia della letteratura
letteratura fantastica
letteratura francese
letteratura del settecento
il diavolo innamorato
jacques cazotte

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