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Tecniche di determinazione dell'omocisteina

Informazioni tesi

  Autore: Elvira Inglese
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Tecniche di Laboratorio Biomedico
  Relatore: Marcello Ciaccio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 42

Il dosaggio dell’omocisteinemia è oggi largamente impiegato nella determinazione del rischio protrombotico e come marcatore metabolico di deficit vitaminico. Inoltre, sempre più l’interesse scientifico è rivolto al potenziale coinvolgimento dell’omocisteina nelle malattie neurodegenerartive.
Esistono in letteratura numerosi studi che affrontano il tema delle performance analitiche dei diversi metodi oggi a disposizione, ma le variabili che incidono su ciascuno di questi metodi rendono tutt’ora difficile l’individuazione di target analitici nonché di valori di riferimento.
Pertanto, scopo del presente studio è analizzare alcune caratteristiche analitiche di due metodiche, una immunometrica, l’altra HPLC, attualmente in uso presso il laboratorio in cui è stata svolta questa tesi, effettuando il confronto tra le due metodiche in questione.

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1 INTRODUZIONE 1 Omocisteina: chimica e biochimica L’omocisteina è un aminoacido solforato, prodotto in seguito a perdita di un gruppo metilico da parte della metionina, aminoacido essenziale che deve essere introdotto con la dieta. Pertanto, non esiste alcuna tripletta di DNA che codifica per l’omocisteina. La cessione del gruppo metilico avviene a favore di una moltitudine di accettori, tra cui creatina, ormoni steroidei, neurotrasmettitori e basi puriniche. Questa via metabolica, localizzata in massima parte a livello epatico, parte dall’attivazione della metionina ad S- Adenosil-Metionina (SAM), donatore di metili in molte reazioni di transmetilazione. La SAM, donando un gruppo metilico, si converte in S-Adenosil-Omocisteina che infine viene idrolizzata ad omocisteina con liberazione di adenosina (fig. 1). L’omocisteina a sua volta può essere transulfurata irreversibilmente in cistationina (condensando con la serina) e quindi in cisteina; oppure rimetilata, in condizioni di carenza dietetica di metionina. Essa risulta quindi essere il nodo d’intersezione di due vie metaboliche che ne regolano la concentrazione: - Transulfurazione irreversibile, in cui l’omocisteina viene condensata con la serina, comportando la formazione di cistationina con la mediazione della Cistationina- Ε Sintetasi (CBS) che necessita del cofattore Piridossal-Fosfato (PLP o Vitamina B 6 ). La cistationina viene a sua volta idrolizzata a cisteina, reazione mediata dalla ϑ- cistationasi, e gli eccessi vengono eliminati con le urine. Pertanto, la via della transulfurazione catabolizza l’eccesso di omocisteina non richiesta per il trasferimento di metili.

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Parole chiave

alzheimer
fpia
hplc
immunometrica
iperomocisteinemia
omocisteina
patologie cardiovascolari

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