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La sicurezza dell'ambiente del lavoro

Informazioni tesi

  Autore: Teresa Napodano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Vincenzo  Luciani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 123

LA SICUREZZA DELL’AMBIENTE DI LAVORO

Questo tesi ha come obiettivo quello di analizzare l’evoluzione della normativa della sicurezza negli ambienti di lavoro.
La tesi si struttura in tre capitoli, il primo capitolo è volto ad analizzare la normativa italiana in materia di sicurezza del lavoro dagli anni Quaranta fino agli anni Settanta; il secondo capitolo esamina la medesima normativa al livello comunitario; infine il terzo capitolo esamina l’attuazione delle direttive comunitarie in ambito italiano nonché gli obblighi dei soggetti in materia di sicurezza del lavoro.
Data l’importanza e la delicatezza che la tutela della sicurezza assume nel nostro ordinamento, e visto anche che la tutela della salute e della sicurezza dell’uomo un diritto inviolabile della persona costituzionalmente garantito, occorre verificare come e su quali basi l’organizzazione della sicurezza sul lavoro venga attuata in azienda ed in che modo, in ambito amministrativo ispettivo, sia effettuata la vigilanza sull’attuazione della disciplina della sicurezza del lavoro.
L’ordinamento giuridico italiano, prima che venissero recepite le direttive comunitarie con il d.lgs. 626/1994, era imperniato su poche norme e principi, contenuti nella Costituzione, nel Codice Civile e soprattutto in alcune leggi tecniche speciali, in particolare i d.p.r. n. 547/1955 e n. 306/1956, ecc., nonché gli altri decreti prevenzionistici emanati negli anni ’50.
La normativa contenuta nel d.lgs. 626/1994, così come modificato ed integrato dal d.lgs. 242 del 1996 ha introdotto importanti novità strutturali e funzionali nella gestione della prevenzione e della sicurezza sul lavoro.
Il legislatore degli anni ’90, recependo le direttive comunitarie, ha voluto presentare un nuovo modello organizzativo di gestione del rischio a carattere programmatico caratterizzandolo sia attraverso l’introduzione di nuovi strumenti e nuove figure attive, sia inserendo nuovi e più elastici principi di tutela rispetto al precedente assetto prevenzionale in materia di sicurezza sul lavoro.
Al datore di lavoro, quindi, non si richiede più solo e principalmente di garantire l’osservanza di una serie di specifiche previsioni di legge, ma gli si impone di fare della sicurezza in azienda uno dei parametri attorno ai quali impostare il proprio processo produttivo, divenendo così la sicurezza, non più un insieme di obblighi e vincoli che vengono calati nell’azienda “dall’esterno”, ma un parametro basilare, coerentemente di programmazione e gestione dell’intero processo produttivo .
Gli elementi di assoluta novità, che hanno determinato maggiormente tale cambiamento rivoluzionario, sono: la valutazione del rischio, la programmazione e proceduralizzazione degli obblighi, la compartecipazione attiva di tutti i soggetti interni all’azienda attraverso la formazione e l’informazione degli stessi, con òa previsione delle nuove figure (Medico competente e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza in materia di sicurezza e prevenzione, il responsabile del Servizio di prevenzione e protezione) esperte introdotte dal legislatore del ’94 e integranti con il sistema azienda, che assumono nuove funzioni e responsabilità in materia di sicurezza sul lavoro.
Nell’elaborazione di questo lavoro, si è postal’attenzione sul d. lgs. 748/94.
Il legislatore con tale decreto, ponendosi come obiettivo primario essenziale il raggiungimento di una “sicurezza diffusa”, prevede il contravventore di norme antinfortunistiche, la possibilità, attraverso un comportamento riparatorio, di attuare, se pur tardivamente, la legislazione in materia di sicurezza sul lavoro, per mezzo di una particolare procedura estintiva, grazie all’istituto della “prescrizione obbligatoria” introdotto di cui agli artt. 20 e succ..
In merito alla disciplina e all’evoluzione delle figure amministrative preposte all’attività di vigilanza sulle normative in materia di sicurezza ed igiene sul lavoro, si può affermare come il sistema ispettivo, sia andato incontro ad una notevole frammentazione, con conseguenti difficoltà applicative, determinando così il rischio di sminuire l’importanza della materia di sicurezza sul lavoro, di non veder accrescere quella generale “cultura della prevenzione” come elemento indispensabile per migliorare l’approccio alla problematica della sicurezza.

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Capitolo primo 4 INTRODUZIONE Sebbene il problema della sicurezza sui luoghi di lavoro sia considerato da sempre di estrema importanza per ogni società evoluta, è importante sottolineare che, anche se nel tempo si è ampliata e strutturata la capacità di approccio ad esso, gli interventi del legislatore peraltro sono dispersivi e poco chiari. Nel presente lavoro si è proceduto ad una analisi dell’evoluzione della disciplina della sicurezza sul lavoro. Data l’importanza e la delicatezza che la tutela della sicurezza assume nel nostro ordinamento, e visto anche che la tutela della salute e della sicurezza dell’uomo un diritto inviolabile della persona costituzionalmente garantito, occorre verificare come e su quali basi l’organizzazione della sicurezza sul lavoro venga attuata in azienda ed in che modo, in ambito amministrativo ispettivo, sia effettuata la vigilanza sull’attuazione della disciplina della sicurezza del lavoro. L’ordinamento giuridico italiano, prima che venissero recepite le direttive comunitarie con il d.lgs. 626/1994, era imperniato su poche norme e principi, contenuti nella Costituzione, nel Codice Civile e soprattutto in alcune leggi tecniche speciali, in particolare i d.p.r. n. 547/1955 e n. 303/1956, ecc., nonché gli altri decreti prevenzionistici emanati negli anni ’50. La normativa contenuta nel d.lgs. 626/1994, così come modificato ed integrato dal d.lgs. 242 del 1996 ha introdotto importanti novità strutturali e funzionali nella gestione della prevenzione e della sicurezza sul lavoro. Il legislatore degli anni ’90, recependo le direttive comunitarie, ha voluto presentare un nuovo modello organizzativo di gestione del rischio a carattere programmatico caratterizzandolo sia attraverso l’introduzione di nuovi strumenti 1 1 (art. 4), D. lgs.626/1994 é obbligo del datore di lavoro: oltre che valutare i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori; e redigere successivamente un documento di programmazione degli interventi e delle misure ritenute opportuni; tenere il registro infortuni che si sono verificati; e indire almeno una volta l’anno, una riunione per la sicurezza ed effettuare il controllo dei risultati.

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