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L'evoluzione dei localismi commerciali. Innovatività nel governo e nella gestione del distretto anomalo CIS-Interporto-Vulcano Buono

Obiettivo del mio lavoro è stato quello di analizzare la realtà distrettuale del CIS-Interporto-Vulcano Buono e di confrontarla con i possibili contributi teorici dei distretti industriali sul territorio italiano.
Da una prima descrizione di cosa sia effettivamente un distretto industriale, si passa successivamente all'analisi dell’organizzazione di un distretto per finire a confrontare una struttura distrettuale generale con quella particolare del CIS-Interporto-Vulcano Buono.
Il lavoro inquadra, quindi, nella prima parte le caratteristiche e le dinamiche evolutive dei distretti industria locali soffermandosi sulle logiche distrettuali per le aggregazioni locali e sulle diverse tipologie di reti network.
Nella seconda parte, l’attenzione viene centrata sulle dinamiche relazionali e le composizioni distrettuali, analizzando nello specifico le componenti e gli attori presenti nella creazione di un distretto.
Il lavoro si completa, quindi, ponendo particolare attenzione al sistema distrettuale atipo CIS-Interporto Vulcano Buono, ma non per questo di minore interesse e valenza distributiva, commerciale e logistica.
Da come si evince dai tre capitoli a confronto, questa struttura distrettuale rappresenta un volano di sviluppo dell’economia del Sud Italia e una grande scommessa, quasi un miracolo, che vede le necessità trasformarsi in opportunità.
Intelligenza organizzativa, capacità di sperimentazione e agire pratico, talento creativo e inventiva, abilità artigianali, competenze tecniche e capacità d’innovazione conferiscono dinamicità al Distretto nel suo insieme e rappresentano il suo punto di forza nella competizione internazionale. Caratteristiche queste che pur appartenendo al Distretto preso in esame, non lo identificano come un distretto industriale ma bensì come un sistema distrettuale atipico. Esso costituisce un esempio unico di sinergia tra infrastrutture logistiche, terziario avanzato, servizi e retail ma manca della fase produttiva. Pertanto si necessità di un ampliamento della struttura distrettuale che peraltro fa già parte dei progetti in cantiere.
Analizzando, inoltre, anche le altre realtà, è risultato curioso come vengano chiamati impropriamente distretti anche il Centergross di Bologna e il Baricentro di Bari. Però mentre questi ultimi possono essere definiti semplicemente città degli affari o distretti commerciali, sarebbe più opportuno definire il gruppo CIS-Interporto-Vulcano Buono, in attesa dell’ampliamento strutturale, come una forma organizzativa reticolare di carattere trans-settoriale e trans-territoriale. Questa evoluzione, dal distretto alla rete, non ha un valore soltanto adattivo, ma costituisce un processo di cambiamento che agisce in profondità sui modelli di business delle imprese e sulla competitività dei territori.
In conclusione del mio lavoro posso affermare che, al di là della denominazione inappropriata del distretto, il CIS, l’Interposto e Vulcano Buono rappresentano tre realtà complementari che hanno le dimensioni e le idee per competere a livello internazione.
Questa struttura distrettuale atipica è un vero e proprio motore propulsivo dell’economia che, consentendo vantaggi competitivi grazie alle economia di scala e all’efficienza dei servizi, è in grado di favorire la crescita e lo sviluppo delle imprese presenti al suo interno, migliorandone l’efficienza e la competitività sui mercati internazionali.

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1 Introduzione James Heckman, docente dell’università di Chicago e premio Nobel per l’economia 2000, in un articolo pubblicato su Il Sole 24 ore il 17 gennaio 2003, esprime giudizi positivi sulla flessibilità delle PMI italiane e sulla forza che tali imprese possono assumere consolidandosi in aggregazioni spaziali. Secondo Heckman queste fitta trama di relazioni tra le PMI facilita il sorgere ed il consolidarsi delle connessioni e consonanze fra le componenti del sistema ed induce relazioni risonanti più o meno intense. Essendo un distretto basato su un network relazionale, obiettivo primario è quello di instaurare e mantenere relazioni che siano reciprocamente vantaggiose per i clienti, per i fornitori e per la concorrenza, in un’ottica di flessibilità e di gestione del cambiamento. Elemento indispensabile per dare vita e sostenibilità ad un distretto è la struttura a rete. Il network permette infatti una forma di relazione non competitiva di ordine cooperativo, dando la possibilità di reperire risorse e capacità critiche in modo stabile ed affidabile all’esterno dei confini organizzativi. La scelta di questa forma di gestione alternativa al mercato è pertanto concentrata sulla valutazione dell’efficienza e dell’efficacia, dimensioni che si riscontrano nello svolgimento dell’attività, allocando razionalmente le risorse e esercitando propriamente le funzioni di coordinamento e di relazione. Su tale impostazione di fondo, viene inquadrato lo sviluppo del presente lavoro. Lo studio prende in considerazione le

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Francesca Imparato Contatta »

Composta da 149 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.