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Sulfaniluree e neoplasie maligne: uno studio caso-controllo

La presente tesi, oltre a prendere in esame con dovizia di particolari tutte le terapie ipoglicemizzanti orali in commercio e a illustrare la fisiopatologia del diabete di tipo 2, si pone come scopo quello di raccogliere dati sulla relazione esistente tra ipoglicemizzanti orali e tumori.
Da precedenti studi retrospettivi è emerso che la terapia con sulfaniluree potrebbe essere associata ad un aumento della mortalità cancro-correlata. Tali studi non hanno tuttavia preso in esame le possibili differenze tra sulfaniluree. Uno studio epidemiologico preliminare ha suggerito l’ipotesi che la terapia con glibenclamide potesse essere associata ad una mortalità per tumori più elevata rispetto a quella con gliclazide. Questo risultato troverebbe un razionale fisiopatologico in alcuni dati sperimentali, che suggeriscono differenti effetti delle sulfaniluree sulla carcinogenesi. Lo scopo di questa tesi è, mediante un disegno di tipo "caso-controllo", quello di valutare l’effetto di diversi trattamenti ipoglicemizzanti sull’incidenza di tumori maligni.

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PARTE GENERALE DIABETE E TUMORI Il diabete mellito è stato riconosciuto come il disordine metabolico più comune al mondo. Secondo recenti studi epidemiologici il continente nord-americano ha la prevalenza di diabete più alta con 21,4 milioni di persone, il 7,8% della popolazione adulta (1). La questione di una possibile relazione tra diabete mellito di tipo 2 e cancro è dibattuta. Tali malattie croniche mostrano un’elevata incidenza nella popolazione generale. Nella loro fisiopatologia sono coinvolti sia fattori genetici che ambientali, i quali inducono importanti modificazioni del metabolismo. Il diabete è associato a profonde alterazioni metaboliche, tra le quali iperinsulinemia ed insulino-resistenza, che sono comuni in varie malattie, come l’obesità, l’ipertensione, la dislipidemia e l’iperuricemia. Queste malattie formano la cosiddetta “sindrome metabolica”. L’insulino-resistenza, l’iperestrogenismo e l’associato iperandrogenismo possono giocare un ruolo nella genesi di alcuni tumori maligni, come il carcinoma endometriale, mammario e prostatico. Bassi livelli plasmatici di Insulin-like Growth Factor-1 sono in grado di ridurre il rischio di cancro in pazienti con diabete mellito di tipo 2. Questo obiettivo può essere ottenuto anche con misure preventive, come l’attività fisica, la dieta e farmaci che riducono l’insulino-resistenza, quali metformina e tiazolidinedioni (2). Benchè diabete mellito di tipo 2 e cancro siano due fra le patologie principali nella popolazione adulta, pochi studi sono stati formulati appositamente per mettere a fuoco la relazione tra i due o l’impatto del diabete sugli esiti del cancro. Fin’ora gli studi su diabete mellito e tumori mostrano risultati controversi (3): alcuni di essi hanno evidenziato nei soggetti diabetici incidenze di cancro comparabili o anche inferiori di quelle in soggetti non diabetici; altri hanno concluso che il diabete mellito sia legato ad una maggior incidenza di cancro e/o sia un predittore di mortalità per cancro. L’insulina ed i suoi precursori, pro e prepro-insulina, hanno dimostrato di avere alcune omologie con gli Insulin-like Growth Factors, inoltre hanno delle affinità per recettori di fattori di crescita tumorale. Da qui appare plausibile un’associazione tra diabete mellito, insulina, iperinsulinemia e carcinogenesi. Dall’altro lato il diabete mellito può influenzare diversi livelli ormonali. In

Tesi di Laurea

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Matteo Monami Contatta »

Composta da 114 pagine.

 

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