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La revisione costituzionale dell’ordinamento regionale italiano. L’articolo 5 della Costituzione tra il limite dell’unità della Repubblica e le esigenze dell’autonomia.

Informazioni tesi

  Autore: Marco Avanzi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza, Laurea Magistrale a ciclo unico quinquennale
  Relatore: Maurizio Pedrazza Gorlero
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 223

Il tema del federalismo e della riforma del Titolo V è probabilmente una delle questioni all’ordine del giorno nel dibattito politico italiano dell’ultimo decennio. Tale argomento, tuttavia, porta con sé numerose problematiche correlate ad una possibile riforma in senso federale dello Stato italiano e numerosi dubbi sulle possibili soluzioni di revisione costituzionale adottabili. Indubbiamente, a chiunque voglia interessarsi dell’ordinamento regionale italiano, emergono due profili principali.
Il primo concerne l’evoluzione subita dalla Regione quale ente territoriale autonomo dal 1948 ad oggi. Introdotta dapprima con cautela per il sospetto che sollevava perché foriera di soluzioni “derogatorie” all’unità del Paese, successivamente, a partire dal 2001, vedendosi riconosciuta una più effettiva consistenza autonomista.
Il secondo profilo riguarda tutte le spinte politiche più attuali che reclamano soluzioni federali per l’Italia spesso proponendo modelli e strutture straniere di tipo federale.
Il dubbio che si pone è se effettivamente sia possibile un cambiamento dell’Italia su modello federale ricalcando l’esempio tedesco, belga o addirittura elvetico.
Ciò pone delle domande che necessitano di essere superate per poter concretamente tentare di capire il fenomeno dell’attuale autonomismo.
Prima fra tutte emerge la questione sul ruolo dell’art. 5 Cost., con i suoi concetti di unità, ma allo stesso tempo, di promozione dell’autonomia all’interno del catalogo dei principi fondamentali della nostra Costituzione. Questo articolo rappresenta l’aspetto più dinamico dell’evoluzione dello Stato regionale italiano, ponendo una spinta e un limite alla stessa e richiede almeno qualche tentativo definitorio per capire fino a quale punto possa mutare assetto il sistema istituzionale delle autonomie in Italia.
In aggiunta emerge chiaramente il profilo “conservatore” della giurisprudenza costituzionale, nel limitare il più possibile la condivisione della sovranità dello Stato con i soggetti istituzionali territoriali; pure le accezioni di Stato e sovranità, quindi, richiedono una qualche enucleazione in contenuti concreti.
Al termine lo sguardo non può essere posto che al concetto che, per eccellenza, sta alla base di ogni tentativo di riforma costituzionale dell’ultimo decennio: il federalismo.
Si cercherà, di pervenire, più che a soluzioni o proposte per l’esperienza italiana, alla identificazione della dinamica alla base del sistema istituzionale del Paese, per vedere, sulla base delle definizioni raggiunte, se vi sia una possibilità concreta di evoluzione della Repubblica “delle autonomie”.

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PREFAZIONE Il tema del federalismo e della riforma del Titolo V è probabilmente una delle questioni all’ordine del giorno nel dibattito politico italiano dell’ultimo decennio. Tale argomento, tuttavia, porta con sé numerose problematiche correlate ad una possibile riforma in senso federale dello Stato italiano e numerosi dubbi sulle possibili soluzioni di revisione costituzionale adottabili. Indubbiamente, a chiunque voglia interessarsi dell’ordinamento regionale italiano, emergono due profili principali. Il primo concerne l’evoluzione subita dalla Regione quale ente territoriale autonomo dal 1948 ad oggi. Introdotta dapprima con cautela per il sospetto che sollevava perché foriera di soluzioni “derogatorie” all’unità del Paese, successivamente, a partire dal 2001, vedendosi riconosciuta una più effettiva consistenza autonomista. Il secondo profilo riguarda tutte le spinte politiche più attuali che reclamano soluzioni federali per l’Italia spesso proponendo modelli e strutture straniere di tipo federale. Il dubbio che si pone è se effettivamente sia possibile un cambiamento dell’Italia su modello federale ricalcando l’esempio tedesco, belga o addirittura elvetico. Ciò pone delle domande che necessitano di essere superate per poter concretamente tentare di capire il fenomeno dell’attuale autonomismo. Prima fra tutte emerge la questione sul ruolo dell’art. 5 Cost., con i suoi concetti di unità, ma allo stesso tempo, di promozione dell’autonomia all’interno del catalogo dei principi fondamentali della nostra Costituzione. Questo articolo rappresenta l’aspetto più dinamico dell’evoluzione dello Stato regionale italiano, ponendo una spinta e un limite alla stessa e richiede almeno qualche tentativo definitorio per capire fino a quale punto possa mutare assetto il sistema istituzionale delle autonomie in Italia. In aggiunta emerge chiaramente il profilo “conservatore” della giurisprudenza costituzionale, nel limitare il più possibile la condivisione della sovranità dello Stato con i soggetti istituzionali territoriali; pure le accezioni di Stato e sovranità, quindi, richiedono una qualche enucleazione in contenuti concreti. Al termine lo sguardo non può essere posto che al concetto che, per eccellenza, sta alla base di ogni tentativo di riforma costituzionale dell’ultimo decennio: il federalismo. Si cercherà, di pervenire, più che a soluzioni o proposte per l’esperienza italiana, alla

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