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Metodica isocinetica: studio su un gruppo di pazienti con tenorrafia del tendine d'achille

L'Isocinetica nasce negli Stati Uniti nei primi anni '70 e da allora questa tecnica ha incontrato un interesse sempre maggiore, divenendo oggi strumento d'uso routinario nella Riabilitazione Ortopedica e Sportiva. Le apparecchiature isocinetiche sono strumenti che consentono di effettuare esercizi muscolari a velocità costante lungo l'intero arco di movimento. Dopo una fase di accelerazione, una volta raggiunta una data velocità angolare, l'apparecchio isocinetico rende impossibile il superamento di tale velocità poiché la forza muscolare che consentirebbe di aumentare la velocità della leva, viene assorbita dall'apparecchio e restituita come resistenza. Ne deriva che la resistenza che il paziente deve affrontare è accomodante, quindi costantemente proporzionale alla forza espressa dal paziente stesso. Queste caratteristiche dell'apparecchiatura isocinetica ne fanno uno strumento molto versatile che si presta ad un impiego in valutazione funzionale, in riabilitazione e in allenamento. Da un'analisi della letteratura disponibile, emerge che nel mondo sono stati scritti innumerevoli articoli scientifici sull'impiego dell'isocinetica. Di questi, la stragrande maggioranza riguarda la riabilitazione ortopedica e la valutazione funzionale (5,7,11,13,17). La metodica isocinetica rappresenta ormai una consolidata realtà per il recupero funzionale ottimale degli sportivi e più in generale per i pazienti affetti da patologie traumatiche, in particolare dopo interventi di sutura del tendine d’Achille. In questo lavoro descrivo una serie di valutazioni svolte proprio su un gruppo di pazienti che hanno subito questo tipo di operazione chirurgica. In particolare ho analizzato, oltre ai risultati del test isocinetico, i valori del R.O.M. della caviglia, le schede di valutazione AOFAS, le circonferenze di coscia, polpaccio e caviglia e i dati emersi dal test Optojump sull’efficacia di spinta nei salti.

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4 PREMESSA L'Isocinetica nasce negli Stati Uniti nei primi anni '70 e da allora questa tecnica ha incontrato un interesse sempre maggiore, divenendo oggi strumento d'uso routinario nella Riabilitazione Ortopedica e Sportiva. Le apparecchiature isocinetiche sono strumenti che consentono di effettuare esercizi muscolari a velocità costante lungo l'intero arco di movimento. Dopo una fase di accelerazione, una volta raggiunta una data velocità angolare, l'apparecchio isocinetico rende impossibile il superamento di tale velocità poiché la forza muscolare che consentirebbe di aumentare la velocità della leva, viene assorbita dall'apparecchio e restituita come resistenza. Ne deriva che la resistenza che il paziente deve affrontare è accomodante, quindi costantemente proporzionale alla forza espressa dal paziente stesso. Queste caratteristiche dell'apparecchiatura isocinetica ne fanno uno strumento molto versatile che si presta ad un impiego in valutazione funzionale, in riabilitazione e in allenamento. Da un'analisi della letteratura disponibile, emerge che nel mondo sono stati scritti innumerevoli articoli scientifici sull'impiego dell'isocinetica. Di questi, la stragrande maggioranza riguarda la riabilitazione ortopedica e la valutazione funzionale (5,7,11,13,17). La metodica isocinetica rappresenta ormai una consolidata realtà per il recupero funzionale ottimale degli sportivi e più in generale per i pazienti affetti da patologie traumatiche, in particolare dopo interventi di sutura del tendine d’Achille. In questo lavoro descrivo una serie di valutazioni svolte proprio su un gruppo di pazienti che hanno subito questo tipo di operazione chirurgica. In particolare ho analizzato, oltre ai risultati del test isocinetico, i valori del R.O.M. della caviglia, le schede di valutazione AOFAS, le circonferenze di coscia, polpaccio e caviglia e i dati emersi dal test Optojump sull’efficacia di spinta nei salti.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Motorie

Autore: Michela Tundo Contatta »

Composta da 76 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1414 click dal 22/01/2010.

 

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