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Istituzionalizzazione della violenza di genere. Le responsabilità del Messico nel femminicidio di Ciudad Juàrez.

Dal 1993 ad oggi Ciudad Juàrez ha collezionato oltre 400 corpi di donne assassinate. Corpi che mostrano chiari segni di violenza sessuale, morsi, colpi, coltellate, bruciature e mutilazioni . Corpi che vengono ritrovati negli angoli più oscuri dei quartieri cittadini, ai bordi di strade trafficate o nelle lande desertiche delle zone periferiche. Centinaia di corpi di ragazze, persino bambine, e ancora nessun colpevole. Nessuno perché, nonostante gli arresti, gli omicidi continuano. Ma cosa sta succedendo a Ciudad Juàrez? Per comprendere a fondo il fenomeno criminale in atto a Ciudad Juàrez, ho ritenuto necessario innanzitutto inquadrare la particolare e difficile situazione che la città attraversa. Il primo capitolo è dunque dedicato all’analisi storica, politica e soprattutto economica del Messico in generale e di Juàrez in particolare, concentrando l’attenzione sui “grandi nodi del Messico”: il NAFTA, l’accordo nordamericano di libero scambio; il noto “muro messicano”; le maquiladoras, le fabbriche di assemblaggio americane istallate sul territorio messicano. Segue un’analisi particolareggiata del femminicidio, attraverso una rassegna dei casi più emblematici, delle ipotesi formulate in merito e degli esiti delle prime indagini. Il quadro che ne è emerge ha tinte oscure, che disegnano una impressionante rete di collusione e connivenza tra lo Stato e la criminalità organizzata, di corruzione e di reiterata copertura dei crimini. L’attenzione si è in seguito spostata sulle azioni intraprese dal governo messicano per contrastare il fenomeno omicida. Nonostante siano state adottate alcune importanti misure di carattere legislativo, l’interesse federale si è manifestato troppo tardi e in modo troppo blando, per questo motivo tali iniziative si sono infine rivelate insufficienti e spesso contraddittorie, contribuendo ad avvallare l’accusa che lo stato messicano, con il suo immobilismo, si sia reso complice del femminicidio.

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INTRODUZIONE L’amara scoperta di non conoscere affatto determinate realtà che invece caratterizzano alcuni luoghi del mondo in cui vivo è stata un fattore determinante nella scelta dell’oggetto della tesi di laurea. L’interesse per la materia dei diritti umani e il senso di profonda ingiustizia determinato dalla consapevolezza che quasi sistematicamente questi diritti vengono violati, hanno costituito il punto di partenza; immediatamente seguito dalla decisione di trattare un particolare fenomeno di violenza di genere: il femminicidio in atto a Ciudad Juàrez, una città dello stato messicano di Chihuahua. Sono venuta a conoscenza di questo incredibile fatto criminale assolutamente per caso, sfogliando una rivista femminile durante un ozioso pomeriggio autunnale. Ricordo perfettamente la sensazione di penoso stupore che mi ha assalito, tanto per le crudeltà che venivano raccontate quanto per il motivo per cui erano raccontate. L’articolo, che trattava della strage di centinaia di donne che a partire dal 1993 sono state brutalmente seviziate e uccise a Ciudad Juàrez, non sembrava avere il nobile scopo di denunciare l’orrenda faccenda bensì quello di pubblicizzare l’uscita nelle sale cinematrografiche di un film su tale fenomeno. Spinta da ciò che allora mi parve una cinica mossa pubblicitaria della stampa e da un connaturato interesse per le tematiche di genere, ho deciso di approfondire questo enigmatico caso di femminicidio. A onor del vero, mi sono immersa nella realtà di Ciudad Juàrez con non poche difficoltà. Non è stato piacevole venire a conoscenza dell’esistenza di un mondo intriso di sangue e ingiustizia; non è stato facile leggere storie di violenze estreme, di stupri, di torture, di pratiche rituali che sconfinano nell’occulto. Ma sopra ogni altra cosa, è stato impossibile comprendere come un fenomeno di dimensioni e gravità tali possa essere stato per anni ignorato, coperto in patria e taciuto nel resto del mondo. Pensai quindi che, analizzando a fondo il fenomeno, avrei potuto trovare una risposta alle tante domande che mi ponevo. Perché le donne continuano ad essere uccise? Perché le bambine? Esiste un limite alla crudeltà umana? Perché nessuno riesce ad interrompere la corsa di questa folle macchina omicida? Qual è la verità sui crimini? In effetti, credevo che proprio la ricerca di queste risposte mi avesse spinto a trattare il femminicidio di Juàrez. Alla fine del lavoro, invece, mi sono ritrovata senza risposte ma con un’unica certezza: la mia intenzione, fin dal principio, è stata solo quella di documentare e denunciare il femminicidio di Ciudad Juàrez, una realtà che non può e non deve essere ignorata. Per questa semplice 4

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lingua e Cultura Italiana

Autore: Silvia Muraca Contatta »

Composta da 162 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.