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La politica della concorrenza nelle comunicazioni

Nel nostro Paese il settore delle telecomunicazioni è stato gestito e regolato totalmente in mano pubblica sino a tempi più recenti che in altri Stati, continentali e non . Il regime di monopolio legale, originatosi già all’inizio del secolo, infatti, ha risentito profondamente della legittimazione ricevuta dalla Costituzione con l’articolo 43 secondo cui lo Stato può riservare a sé, per fini di utilità generale, determinate attività d’impresa, purché si riferiscano a servizi pubblici essenziali e quindi si prevede la possibilità di riserva qualora un servizio pubblico sia giudicato essenziale.
Il modello giuridico - costituzionale era fondato sulla cosiddetta riserva originaria d’impresa, vale a dire sulla statuizione che riconosceva, in base alla legge, esclusivamente a un soggetto qualificato, cioè allo Stato, non solo la facoltà d’esercizio bensì, ancor più a monte, la titolarità stessa del diritto d’impresa in ordine ad una determinata attività produttiva di beni o di servizi. Pertanto, nessun altro soggetto all’interno dell’ordinamento poteva essere titolare di diritti d’impresa poiché il mercato, per espressa volontà di legge, era da considerarsi riservato all’unico operatore pubblico. Questa riserva è rimasta valida fino all’intervento comunitario.
Da un punto di vista giuridico si può osservare come la disciplina sia stata a lungo influenzata da una concezione fondamentale in base alla quale le telecomunicazioni, al pari di tutti gli altri servizi cosiddetti a rete, avrebbero carattere essenziale, sarebbero cioè volte a garantire il godimento di diritti della persona costituzionalmente garantiti, come pure la soddisfazione di esigenze irrinunciabili della collettività.
L’obiettivo fondamentale, sin dall’origine della Comunità Economica Europea, è stata la creazione di un’unione economica e, ancor prima, di un mercato comune, da intendersi come vero e proprio mercato interno così come previsto dall’articolo 14 del Trattato CEE, un mercato, cioè, in cui sia effettivamente ed efficacemente assicurata la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali . A livello comunitario la materia è regolata dal Titolo VI del Trattato CE, le norme comuni sulla concorrenza che dettano la disciplina antitrust integrata poi da successivi regolamenti.
La Comunità Europea ha imposto che nel settore delle telecomunicazioni, considerata l’influenza che il loro sviluppo avrebbe potuto esercitare, ed esercita, su altri settori economici, fosse attuata la massima concorrenza, poiché l’elaborazione, il trasporto e la distribuzione di informazioni sono una componente sempre più importante di molte attività economiche e sociali, tanto da configurare le telecomunicazioni come una infrastruttura essenziale, vero e proprio sistema nervoso delle società industriali .
Il valore strumentale della concorrenza rispetto agli interessi della Comunità, e il suo collegamento con le istanze sociali, è percepibile nell’articolo 86 del Trattato CE che prevede la possibilità di una disciplina derogatoria in tema di concorrenza per le imprese incaricate della gestione dei servizi d’interesse economico generale o aventi caratteri di monopolio fiscale.
I principi contenuti nel Trattato, relativi alla creazione di mercati in libera competizione, sono penetrati nel settore delle telecomunicazioni.
Gli obiettivi principali delle norme sulla concorrenza in questo settore, oggetto della mia analisi, sono di assicurare le condizioni generali per la libertà di impresa, che consentono agli operatori economici di accedere al mercato e di competere con pari opportunità, inoltre si vogliono tutelare i consumatori, favorendo il contenimento dei prezzi e i miglioramenti della qualità dei prodotti che derivano dal libero gioco della concorrenza. Infine si pone un particolare riguardo alla pubblicità ingannevole, per evitare un danno al consumatore dovuto alla capacità della pubblicità di indurre in errore, ed evitare le distorsioni alla concorrenza che questa indirettamente è in grado di produrre.

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9 CAPITOLO 1 IL QUADRO NORMATIVO COMUNITARIO Il primo intervento legislativo comunitario, che ha dato il via al processo di liberalizzazione nel settore oggetto di studio, è stata la direttiva 90/388/CEE, relativa alla concorrenza nei mercati dei servizi di telecomunicazioni. Questo atto è stato adottato dalla Commissione considerando che il rafforzamento delle telecomunicazioni comunitarie costituiva, in quel periodo, una delle condizioni fondamentali di sviluppo armonioso delle attività economiche e di un mercato competitivo nella Comunità, sia dal punto di vista dei prestatori di servizi sia da quello degli utenti. Questa direttiva ha previsto l’abolizione delle misure che concedevano diritti esclusivi e speciali nella fornitura di tutti i servizi di telecomunicazione escluso il servizio di telefonia vocale. In seguito la direttiva 1999/64/CE, che ha modificato la direttiva 90/288/CEE, ha avviato un nuovo percorso normativo al fine di garantire che le reti di telecomunicazioni e quelle via cavo, appartenenti a un unico proprietario, fossero gestite da persone giuridiche distinte. Infatti, questa norma è stata introdotta per disciplinare, per la prima volta in modo sistematico, il possesso incrociato delle reti via cavo e di telecomunicazione, nel caso in cui vi sia un coinvolgimento diretto dell’operatore ex monopolista. In Italia questo atto è stato recepito con il Decreto Legislativo n°21 del 4 marzo 2002. L’apertura alla concorrenza del mercato delle telecomunicazioni ha avuto un effetto catalizzatore in un campo in precedenza riservato agli oligopoli. Per accompagnare tale evoluzione, le istanze decisionali europee hanno adottato una

Tesi di Master

Autore: Claudia Candian Contatta »

Composta da 43 pagine.

 

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