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Matthias Stomer: un pittore olandese nella Sicilia del seicento

Coniugare un artista olandese come Matthias Stomer con il panorama delle arti visive nella Sicilia del seicento ha permesso di svelare i passaggi, i contatti e le committenze ricevute dalle nobiltà siciliane. La tesi focalizza gli anni in cui l’artista olandese (secondo gli ultimi documenti d’archivio) trascorre in Sicilia fino alla prima metà del seicento, cercando di collocare le opere secondo una scala cronologica basata su documenti e atti notarili, nonché sull’aspetto stilistico che l’artista varia nel corso degli ultimi anni della sua carriera. Una pittura caratterizzata da un forte impasto cromatico, che si fa materica nelle ultime opere (La morte di Catone di Castello Ursino), contraddistinta da una plasticità voluminosa dell’incarnato. iI repertorio iconografico che l’artista porta con sè dalla penisola, principalmente di natura caravaggesca e rielaborata da artisti come Simon Vouet, Dirck van Baburen, Gerrit van Honthorst, in Sicilia si personalizza di nuovi soggetti e di nuovi modi di calibrare la luce, facendo assumere alle forme un aspetto più dignitoso e umile. Proprio su quest’ultimo aspetto la tesi insiste, sui possibili rapporti che l’artista stringe con la pittura del Maestro dell’Annuncio ai Pastori chiamata dal tremendo impasto.

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1 Cap. I. Matthias Stomer in Sicilia: la fortuna critica Il fascino che esercita un artista come Matthias Stomer ha portato diversi teorici e critici a voler riscoprire un maestro che ha dimostrato di compiere diverse innovazioni pittoriche in una realtà periferica come la Sicilia del XVII secolo. Un’attenzione che nasce soprattutto nei primi anni del Novecento quando la storia dell’arte del Seicento in Sicilia era stata poco battuta. Su di lui, come per altri, e su quanto ha prodotto la pittura siciliana nel XVII secolo, grava una semi-oscurità, dalla quale in confuso contorno risaltano le figure di pochi conosciuti artisti, come Scilla, Rodriquez, Barbalonga e altri, così come afferma già ai tempi Hermann Voss. 1 . Fra gli storici chi per primo menziona Matthias Stomer in Sicilia è C. D. Gallo negli Apparati degli Annali della città di Messina, quando descrive la Chiesa di Sant’Alberto, riferendoci che all’interno della chiesa, fatta costruire nel 1650 dal sacerdote don Cesare romano nubile messinese, vi è “il celebre quadro di San Giuseppe di mano di Giovanni il fiamengo, scolare di Matteo Stohom” 2 . Diversi critici hanno interpretato questa dichiarazione del Gallo, come testimonianza di una bottega dello Stomer a Messina, insieme ad altri allievi fra cui Jan Van Houbracken, ma alla luce dei confronti cronologici è molto improbabile 3 . Fra i primi ad affrontare questa questione è Grosso-Cacopardo che respinge l’affermazione del Gallo di Van Houbracken come discepolo dello Stomer e inoltre aggiunge: Io dubito fondatamente, che lo Sthom siasi anche fermato in Messina: m’ingannerò forse: per ora mi contento di cennare in questo luogo una bellissima S. Cecilia esistente nella chiesa dei cappuccini, alquanto patita, ove si legge. FLANDRIAE STOMUS COLORIBUS EXPREXIT 4 . Un primo tentativo di dare una panoramica della situazione artistica in Sicilia dal Seicento al Settecento, ci è offerto da Padre Fedele da San Biagio nel suo trattato Dialoghi Familiari sopra la Pittura pubblicato nel 1788. 1 Voss 1908, p. 987. 2 Gallo 1755, p. V. 3 Fra gli storici che hanno analizzato questa fase siciliana cfr: Nicolson, 1977 p. 233; Schiattarella 1984 p. 179; Negri-Arnoldi 1968, p. 138-144. 4 Grosso-Cacopardo 1821, in nota nº 2, p. 180.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Salvatore Denaro Contatta »

Composta da 121 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.