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E.R. Medici in prima linea. La società in corsia.

Informazioni tesi

  Autore: Anna Civitillo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Antonio Cavicchia Scalamonti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 152

Nella seconda parte del Novecento abbiamo assistito ad un fenomeno radicalmente nuovo: tanto presso gli utenti della medicina quanto presso i suoi rappresentanti ufficiali, il progetto “salute” ha avuto la tendenza a prendere il posto della vita. La società, in questo senso, ha trasferito ai medici il diritto esclusivo di stabilire che cosa è malattia, chi è o può diventare malato e quali sono le cure. Viviamo, dunque, in una società “terapeutica”: una società profondamente influenzata nella sua immagine del mondo e nei suoi principi pragmatici dal discorso medico.
Il lavoro che è stato svolto in questa tesi si propone di illustrare tale stato di cose, inserendolo in una visione più ampia che coinvolga anche la società nel suo complesso, con le sue caratteristiche e le sue contraddizioni. Ho cercato di mostrare che il linguaggio attraverso il quale si esprimono la salute e la malattia, non è solo un linguaggio del corpo, ma è anche espressione del rapporto dell’individuo con la società.
Nel portare avanti quest’obiettivo, mi è sembrato appropriato indirizzare la mia analisi attraverso il commento di una fortunata serie-tv: E.R.-Medici in Prima Linea. Riflettere sugli aspetti evidenziati a partire dagli argomenti che E.R. affrontava nelle sue storie, mi è parso anche un efficace stratagemma per rendere meno teorico e più immediatamente “visibile” il mio punto di vista. Penso di essere riuscita a dimostrare, alla fine, quanto si possa considerarlo un valido ritratto della società contemporanea, che mi ha permesso, oltretutto, di notare numerose differenze tra il nostro sistema culturale e quello anglosassone-americano.
Sicuramente ad influire su tale caratteristica è la centralità di un reparto ospedaliero in particolare, qual è il Pronto Soccorso. Esso è il reparto in cui la fretta, l’affollamento e l’impersonalità trovano la massima espressione; il luogo in cui si può vedere con maggiore chiarezza il lavoro che viene svolto nell’ospedale, nei suoi aspetti negativi e positivi; ma è anche il reparto in cui si può osservare il maggiore contatto con la comunità esterna.
Nel momento in cui i pazienti varcano la soglia del Pronto Soccorso si trascinano dietro il proprio vissuto, perciò tale spazio non può essere affatto indifferente alla realtà che lo circonda. In questo modo, ogni caso particolare diventa un pretesto per soffermarsi su una verità più generale, per mostrare le miserie umane o per sorridere sulle stranezze della vita. L’ospedale, in questo caso, diventa il punto d’incontro tra medici e pazienti, tra problemi privati e problemi sociali, tra la lotta contro la malattia, la morte, il dolore, e la loro accettazione.

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1Introduzione Nella seconda parte del Novecento abbiamo assistito ad un fenomeno radicalmente nuovo: tanto presso gli utenti della medicina quanto presso i suoi rappresentanti ufficiali, il progetto “salute” ha avuto la tendenza a prendere il posto della vita. La società in questo senso ha trasferito ai medici il diritto esclusivo di stabilire che cosa è malattia, chi è o può diventare malato e quali sono le cure. Ripercorrere le tappe di questo processo consente di cogliere i momenti e la qualità delle scelte attuate dalla medicina. Ovviamente, non si vogliono cancellare i successi della scienza medica, bensì relativizzarli in rapporto al paziente come persona e capire il significato della loro esaltazione come unico fattore determinante. Viviamo, dunque, in una società “terapeutica”: una società profondamente influenzata nella sua immagine del mondo e nei suoi principi pragmatici dal discorso medico. L’enorme potere della medicina di modificare il corpo umano, ossia di aprire nuove possibilità biologiche, ha reso allettante l’idea di medicalizzare il più possibile la vita umana. Per processo di “medicalizzazione” intendiamo l’applicazione delle conoscenze e delle tecnologie mediche a problemi storicamente non considerati di natura medica; essa si avvera quando ogni atto significativo della vita umana diviene un atto medico, un avvenimento, cioè, che deve essere inscritto nei domini della medicina. Le tecniche di fecondazione assistita, la produzione medica della diagnosi di malattie, le modifiche del processo di morte, fino alla stessa richiesta d’eutanasia, sono tutti elementi

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