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Una normalità sofferente: i minori deviati. Luci ed ombre sul carcere minorile.

In questa tesi si esamineranno i tentativi di spiegare il concetto di devianza minorile, confrontando fra loro le numerosi teorie sociologiche e valutando in quali modi tali contributi siano ancora oggi utilizzati. Verranno analizzati quelli che possono essere inquadrati come i presupposti di una carriera deviante, spiegando la dimensione unitaria generale e sociale della delinquenza minorile.Seguirà uno sguardo approfondito ai contenuti che compongono lo sfondo dell’intervento e delle risposte istituzionali della giustizia a tali problemi. Infine nell’ultima parte si confronterà il mondo dei minori devianti stranieri che subiscono non solo quelle che possono essere le “giuste” punizioni ad un comportamento sbagliato, ma anche le difficoltà di non appartenere a quello Stato che li punisce e spesso li disprezza. Si tenterà un ragionamento costruttivo che possa far emergere la realtà del loro disagio e bisogni, delle speranze che nutrono, queste piccole persone che spesso si trovano a contatto con le loro prime esperienze delinquenziali e non avendo la capacità di gestirle e superarle, potrebbero diventare un giorno futuri criminali.

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1 INTRODUZIONE La realtà della nostra società contemporanea è sempre più spesso caratterizzata da episodi, talora eccezionali e atipici, di devianza criminale, soprattutto ad opera di minori. Sempre più frequentemente oggi ci si confronta con una “normalità sofferente” : storie di devianza, di malessere, di svantaggi e di dolore, di ragazzi che avvertono smarrimento e solitudine in un mondo spesso inospitale, da cui però è difficile carpirne elementi significativi da poter collegare ai motivi che sono alla base di tali comportamenti aggressivi. Da tutto questo l’opinione pubblica ne è attratta e nelle società industriali avanzate ad aumentare l’interesse per lo studio della devianza è la crescente “paura del crimine”, che provoca sentimenti di insicurezza, amplificata e suggestionata ancor di più dai media, che perseguono obiettivi di crescita dell’audience che nulla hanno a che fare con esigenze di informazione pubblica o di intervento nell’aiuto al minore. Tutte queste storie, che vedono in soggetti considerati da sempre nell’ideologia popolare come “piccoli ed indifesi”, i protagonisti, sono pezzi di vita distrutte che tentano di dare un senso a tali comportamenti, quel senso che i giovanissimi spesso prendono a calci, per reazione all’indifferenza o all’incapacità dell’altro di farsi carico delle sofferenze che sono state loro imposte, in famiglia o nella scuola. Infatti è raro che in tali atti di delinquenza giovanili ci sia la volontà cosciente di fare del male, è proprio l’esempio degli adulti che, nel totale abbandono culturale e nella mancanza di significato, spinge i ragazzi a infrangere le regole della società. Tanti sono gli scritti sul carcere e sui minori, grosse fette della società e delle istituzioni hanno speso parole e intenzioni, ma opere se ne sono avute poche nonostante le dimensioni di una società in cui tali comportamenti disumani sono divenuti la regola e la crescita del popolo carcerario. Se ne parla solo per rendere poco chiara ogni analisi, per nascondere un’ingiustizia che fa parte di una giustizia che tocca tutti, ma che non interviene e per questo spaventa.

Diploma di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Roberta Castriota Contatta »

Composta da 79 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2409 click dal 29/01/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.