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Forme di un sacrificio: Alcesti in Euripide, Yourcenar, Rilke e Raboni

Informazioni tesi

  Autore: Federica Maltese
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Culture Moderne Comparate
  Relatore: Anna Chiarloni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 126

IL mito di Alcesti viene portato sulla scena per la prima volta da Euripide. Il dramma, già carico di numerose ambigità, diventa ancora più complesso nel '900, grazie alle riletture di diversi autori. Il mio lavoro si occupa delle riletture di Yourcenar, Rilke, Raboni, in una prospettiva comparatistica con un occhio di riguardo anche alla produzione complessiva dei tre autori.

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I. INTRODUZIONE Una giovane donna vestita semplicemente, i capelli biondi sciolti sulle spalle, lo sguardo mesto rivolto verso terra e le mani che raccolgono pudicamente la veste – per proteggersi, per non far sporcare la veste, forse. ¨ lei, Alcesti, colta nella sua solitudine e avvolta in un riserbo che sa di 1 fierezza. Ha già fatto la sua scelta? Sente l’alito freddo della morte che si avvicina? Oppure è appena tornata dal regno dei morti e sta aspettando che passi il tempo rituale per parlare di nuovo ai suoi cari? Queste sono solo alcune delle domande che il dipinto pone allo spettatore, e la scelta di ritrarre Alcesti senza la presenza consueta di Admeto, dei servi in lacrime e dei figli attaccati alla veste, fa risaltare ancora di piø l’isolamento della sua figura, cristallizzata nel perenne confine tra la vita e la morte. Le direttrici lungo le quali scorre la favola – perchØ, prima di essere un mito, la storia di Alcesti è soprattutto una favola- sono infatti proprio queste, la vita e la morte: desiderio dell’una, paura dell’altra e la continua aspirazione umana a superare i limiti imposti dalla fine (basti pensare al mito Orfeo, per restare in terra ellenica). Tuttavia Alcesti si spinge oltre perchØ, lungo queste linee principali, si inserisce un gesto, quell’atto estremo che va contro l’istinto umano e che scandalizza, meraviglia, commuove: la decisione di rinunciare alla propria vita per qualcun altro, di sacrificare se stessa, i propri affetti, la propria giovinezza scegliendo una strada dalla quale – forse – non si può tornare indietro. Il mito di Alcesti non era una novità, nell’Atene del V secolo. Variamente declinato, era presente dalla Grecia all’Armenia, dalla Turchia al Baltico: in area mediterranea in particolare, è frequente il tema della sposa fedele che si 1 Charles Fairfax Murray, (1849-1919), Alcesti, in www.artnet.com. La storia di Alcesti è ritratta in numerosi dipinti, e sicuramente degna di attenzione è anche la ricca produzione di fotografie di scena prese dai diversi allestimenti teatrali su o da Alcesti, ma il dipinto preraffaellita è uno dei pochi a rappresentare l’eroina da sola, senza gli altri personaggi intorno, e soprattutto senza una precisa connotazione temporale. Il solo titolo –Alcesti, appunto – dirada per lo spettatore la nebbia dell’incomprensione sul soggetto, così come, in seguito, sarà solo una citazione piø o meno indiretta dell’autore a collegare il mito greco con le varie rielaborazioni novecentesche. 3

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