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La ragazza con l'orecchino di perla (2003). L'invenzione della modella nel film di Peter Webber.

Informazioni tesi

  Autore: Irene Toso
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Progettazione e Gestione del Turismo Culturale
  Relatore: Farah Polato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

La tesi di laurea si propone come obiettivo quello di fornire un'analisi del film "La ragazza con l'orecchino di perla" a seguito del successo ricevuto dallo stesso e dal romanzo omonimo a cui è ispirato.
Facente parte dell'ambito cinematografico del biopic (film autobiografici), tuttavia non vuole fornire una verità storica dell'artista di riferimento Johannes Vermeer, ma solo evocarne l'universo e il fascino creato attorno a lui e attorno al quadro "Ragazza con turbante" che ha ispirato la scrittrice stessa.
Ed è proprio il "vuoto" attorno alla ragazza, modella del quadro, che è stata inventata una vera e propria persona con un suo passato e una sua storia. Di questo si occupa l'analisi del film, del suo legame con il romanzo e del legame che nasce tra i personaggi di Griet (la ragazza) e di Vermeer (il pittore).
Ultima parte dedicata invece agli sviluppi in ambito turistico che hanno portato il successo del film e del romanzo. Largo spazio è stata data alla ricerca sul campo vero e proprio di Delft, città nativa di Vermeer.

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2 Capitolo 1. INTRODUZIONE Ispirato all’omonimo romanzo di Tracy Chevalier (2000), divenuto rapidamente un best-seller, il film “La ragazza con l’orecchino di perla” di Peter Webber (2003) ottiene un considerevole successo di pubblico, contribuendo a rilanciare l’attenzione sul pittore Johannes Vermeer tra gli spettatori cinematografici. In considerazione di tale successo, l’agenzia di Milano “Ciak…si parte” specializzata in movie tours, sceglie di nominare un pacchetto viaggio proposto con il nome del film stesso. Il presente lavoro prende in considerazione, nella prima parte l’analisi del film, seguita da un confronto con il romanzo cui si è ispirato. È indubbio infatti che, molto del fascino dell’una e dell’altra opera, si debba alla felice intuizione narrativa che, a partire dal mistero che circonda il dipinto “Ragazza col turbante” – oggi comunemente conosciuto con la dicitura creata dalla stessa scrittrice – dà vita alla figura di Griet, supposta modella del ritratto, e alla relazione che la unisce al pittore. Come è noto, non si hanno documenti storici che attestino la reale esistenza di tale modella. Osservando l’immagine di questa giovane dall’espressione enigmatica, come se nascondesse un qualche segreto, con un turbante bicolore sulla testa e una perla all’orecchio che spicca su sfondo nero, lo spettatore ne resta incantato. Ed è per l'appunto questo incanto, che la scrittrice afferma di aver vissuto in prima persona, che dà ragione al fascino stesso, al romanzo e al film. Non è un caso che il film si chiuda con un effetto fortemente pittorico, prima sull’immagine fissa di Griet in posa che si identifica con il quadro stesso e poi il dipinto reale. Il rapporto tra cinema e pittura, inteso innanzi tutto come rapporto di due forme espressive, prima ancora che come riferimento specificatamente alle opere di Vermeer e alla pittura olandese coeva, è al centro dell’analisi condotta nella prima fase di questo lavoro. Testo di riferimento prioritario è lo studio di Antonio Costa condotto sul cosiddetto ‘effetto-dipinto’ nel cinema. Segue quindi un confronto tra il testo letterario e il testo filmico.

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