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I consumi delle famiglie italiane per l'istruzione e per il tempo libero, la cultura e il gioco

Oggetto della seguente tesi è lo studio dei comportamenti delle famiglie italiane nei confronti di due voci di spesa:“istruzione” e “tempo libero, cultura e giochi”.
Obiettivo principale consiste nel descrivere come cambiano i comportamenti di consumo degli italiani, nelle due voci sopraindicate, in un periodo temporale che va dal 2000 al 2008, utilizzando i dati dell’indagine campionaria pubblicata dall’Istat, intitolata: “I consumi delle famiglie italiane”.
E’ stata approfondita l’analisi quantitativa dei dati, con riferimento sia all’andamento dei consumi per l’istruzione e per il tempo libero, la cultura e i giochi nel periodo temporale preso in considerazione; sia a caratteristiche socio-demografiche riguardanti i consumatori, quali numero di componenti, tipologia familiare, condizione professionale e ripartizione geografica.
L’analisi ha riguardato anche uno studio più specifico sui consumi che compongono questi capitoli di spesa: tasse, rette e libri scolastici per l’istruzione; giornali e riviste, libri non scolastici, giochi e giocattoli, lotto e lotterie, computer e macchine da scrivere, animali domestici, piante e fiori, cancelleria, abbonamenti radio-televisione e internet, radio e hi.fi, dischi e cassette, e infine riparazioni di apparecchi elettronici per il tempo libero, la cultura e i giochi.
L’analisi condotta mette in evidenza come i capitoli di spesa di “istruzione” e di “tempo libero, cultura e giochi” siano strettamente correlati alla presenza di figli in famiglia, all’età dei componenti familiari, per lo più ai giovani, e al tipo di lavoro.
L’incidenza per la spesa dei consumi culturali riguarda in misura maggiore le famiglie più numerose.
In relazione all’età, sembrano essere i giovani particolarmente interessati ad investire sull’istruzione, facendo ipotizzare una presa di coscienza della necessità, al giorno d’oggi, di possedere un elevato titolo di studio per entrare nel mondo del lavoro.
Non a caso, sono proprio i lavoratori dipendenti che investono, non solo sulla propria formazione, ma ancor di più su quella dei loro figli, al fine di garantire mobilità sociale.
Nell’insieme, dall’analisi emerge una diminuzione generale negli anni considerati, in particolare nel 2008, sia per “istruzione” sia per “tempo libero, cultura e giochi”.

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4 CAPITOLO 1 1.1 Introduzione Attraverso questo capitolo intendo prima di tutto inquadrare l’ambito teorico nel quale si sviluppa l’analisi dei comportamenti di consumo, esponendo il pensiero di illustri economisti ed esperti in sociologia del consumo. In seguito fornirò informazioni specifiche riguardo la fonte, il metodo e i dati utilizzati all’interno della mia analisi, al fine di permettere una efficace lettura dello studio effettuato. 1.2 La sociologia del consumo «L'agire di consumo costituisce la frazione forse maggiore dell'agire umano di ogni giorno», così, già negli anni ’60, Alberoni poneva al centro dell’attività umana il consumo. (Alberoni,1964). La centralità del consumo sostituisce la centralità della produzione che caratterizzava l'epoca che stiamo lasciando alle spalle. Anche se questa era stata anche definita società dei consumi è nella nuova epoca che il consumo assume un protagonismo del tutto inedito. Un consumo che alla sua dimensione economica affianca in un impetuoso crescendo valenze sociali, semiotiche, antropologiche. “La fisicità delle merci va dissolvendosi nelle marche, in valori intangibili, segnici, di comunicazione. Il consumatore moderno acquisisce un potere, una discrezionalità, una forza contrattuale sconosciuta in passato. Un consumatore che nella società nuova cambia incisivamente pelle. La sua tradizionale passività, subalternità verso chi produce e vende non trova più alcun riscontro.” (Fabris, 2008). Duesemberry propone una teoria del consumo che si basa sulla confutazione della legge psicologica fondamentale keynesiana, la quale vedeva nel livello del reddito la variabile esplicativa principale della spinta al consumo (Duesemberry, 1969). J.M Keynes considera il livello del consumo una funzione del livello del reddito, sostenendo che gli individui aspirano in primo luogo ad un livello di consumi accettabile e risparmiano solo se il loro reddito è più che sufficiente per soddisfare le loro esigenze di consumo (Keynes, 1978). Ne consegue che all’aumentare del reddito ci

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Carola Baratella Contatta »

Composta da 39 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.